febbraio 2006

sintonie


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Sintonie 2006
Harding per le Olimpiadi e in estate il ritorno di Abbado

di Franco Pulcini

Sintonie

Sono passati quasi tre anni da quando Daniel Harding arrivò a Torino con la Mahler Chamber Orchestra per l´appuntamento di Sintonie, giunto quest´anno alla quarta edizione, tutta esclusivamente musicale a causa della necessità di un coordinamento interdisciplinare particolare dettato dalle necessità delle Olimpiadi. Allora era il bravo inglesino che aveva sostituito Claudio Abbado a Milano nel Don Giovanni di Mozart con la regia di Peter Brook. Oggi è l´idolatrato "primo direttore ospite" della London Symphony Orchestra, il rispettato biondino in felpa bicolour che ha inaugurato – come se niente fosse! – la Stagione del Teatro alla Scala con l´Idomeneo di Mozart, dando nel contempo inizio anche alla nuova era Lissner, ovvero il cosiddetto "dopo-Muti". L´acclamatissima esecuzione dell´opera ha addirittura innescato un dibattito sul modo stesso di interpretare Mozart. C´è un gran parlare dell´abolizione del vibrato in favore di una maggiore tensione drammatica del suono degli archi. Sull´interpretazione di Mozart ci saranno quest´anno a Milano uno o due congressi internazionali: e ad Harding fischieranno fatalmente le orecchie. Già bravissimo allora, oggi è sicuramente maturato, ed è consigliabile affrettarsi ad ascoltarlo prima che inizi ad essere complicato averlo o comunque procurarsi un biglietto, come fatalmente avviene con le stelle della musica.
La Pastorale di Beethoven l´aveva diretta già nel 2003 al Lingotto, con interpretazione aerea e impalpabile. Chissà come ce la cucinerà oggi, a parte la mutata acustica dell´Auditorium Rai? Ma l´incontro interessante è soprattutto con la Quinta e la Nona, novità per Sintonie, due colossi consegnati alla memoria collettiva da ponderose letture ottocentesche, che nella "controlettura" hardinghiana potrebbero anche tradursi nella deliziosa convivenza di nervosismo e leggerezza. Il grande abbraccio illuministico della Nona sarà destinato a ideali più intimistici? O magari a suggestioni da stadio, data la nota passione per il calcio del più giovane direttore che abbia mai inaugurato la Stagione della Scala? Comunque sia, la vitalità del repertorio è legata alle differenti prospettive degli interpreti, che via via plasmano le opere a misura del proprio tempo: naturalmente con il rischio che i giovani interpreti deludano gli ascoltatori di vecchia data, i quali non ritrovano nelle loro letture aggiornate l´immagine dell´opera come si era mostrata alle loro orecchie negli anni della loro gioventù. Ma amare la musica è anche andare oltre l´imprinting, anche se in molti casi è dura.
La lunga frequentazione di Harding con orchestre nordiche lo ha portato a interessarsi al repertorio sinfonico di quei paesi, oltre che a indossare t-shirt a Sant´Ambrogio (per lo sbigottimento dei giornalisti di costume milanesi), finite persino nella pubblicità di BancaIntesa. A Torino presenta ben due Sinfonie di Sibelius, autore grandissimo, il più "paesaggista" fra i sinfonisti, un tempo abbastanza eseguito e oggi vergognosamente trascurato. Sibelius, oggi riproposto da un´orchestra nata nel nome di Mahler, aveva una concezione della sinfonia molto diversa da quella di Mahler, e glielo disse quando s´incontrarono nel 1907. Mahler perseguiva una sinfonia espansa, che tendesse a contenere il mondo intero; Sibelius voleva la concentrazione della forma, il rigore, lo sfruttamento di pochi elementi tematici.
Si narra che da giovane Sibelius andasse a passeggiare in mezzo alla natura portando con sé il violino. In completa solitudine suonava all´aperto, come se la musica dovesse sgorgare dal suo essere, simile a un´emanazione della terra, quasi scritta sotto la dettatura di Tàpio, il dio delle silenziose foreste di Finlandia. Questo è quanto a volte risuona nelle sue grandi pagine di "sinfonista introverso", poetico, ma tanto austero, pur considerandosi come musicista «un allievo delle gru che emigrano in volo». Pare che di tutte queste suggestioni documentaristiche presenti nella sua musica si fosse totalmente sbarazzato quando lavorò alla Terza, prima delle due pagine di Sibelius in programma, in cui non vi sono tentazioni folcloristiche scandinave e tutto pare svolgersi nel segno di un rigore classicistico.
Si ascolterà poi la tarda e luminosa Settima sinfonia, che si chiamava in origine "Fantasia sinfonica", pagina che, questa sì, scorre dall´inizio alla fine come un maestoso fiume nordico fra fruscii ed echi lontani della natura. Dopo la Settima, eseguita nel 1925, Sibelius, malato e tremante, si chiuse in un trentennale silenzio, intuendo che erano mutati i tempi per contemplare con la musica la natura, osservandola con quel suo pungente velo nordico di tristezza. Passate le nevi e i ghiacci di Sibelius e delle Olimpiadi piemontesi, a riscaldare e rasserenare gli abbonati di Sintonie penserà l´estate prossima il sospirato ritorno di Claudio Abbado – dopo l´allievo, il maestro! – che con la sua "ultima nata", l´Orchestra Mozart, proporrà ai pochi fortunati un programma dedicato al Mozart che potremmo dire "di mezzo", fra gli ultimi anni di Salisburgo e i primi di Vienna.
Un programma che è quasi un inno alla gioia della musica e dell´amicizia, e in particolare dell´amicizia fra musicisti. Cuore del programma, infatti, due dei Concerti per corno che Mozart dedicò all´amico Ignaz Leitgeb, suonatore salisburghese (che aveva anche una piccola attività di pizzicagnolo), oggetto di affettuose burle da parte di Mozart, che gli dedicò quattro meravigliosi Concerti, a volte con dediche irriverenti in cui gli dava dell´asino e paragonava le sue interpretazioni al corno al belato di una pecora. Il senso della natura e la sublime invenzione melodica dei Concerti per corno s´accompagnano alla gentilezza del Concerto per violino K. 219. E c´è ancora la Serenata notturna in re maggiore K. 239, per due piccole orchestre, per finire con la Sinfonia K. 385, omaggio alla famiglia salisburghese degli Haffner, pagina con echi del Ratto dal serraglio, l´opera del definitivo abbandono della città natale per Vienna, dove decise di fare il libero artista, non senza malinconiche incertezze e una punta di nostalgia per gli amici lontani.