di Angelo Chiarle
Ha
un´anima tutta piemontese e torinese la nuova Vivaldi renaissance
di questi ultimi anni. La Vivaldi Edition si sta rivelando un logo (sonoro)
rappresentativo di una città come Torino, sempre pronta a rilanciare
alla grande quando si tratta di scommettere sulla musica. Grazie anche
alla vitalità progettuale, manageriale e artistica dell´Istituto
per i Beni Musicali in Piemonte, diretto da Alberto Basso, e dell´Academia
Montis Regalis coordinata da Giorgio Tabacco e diretta da Alessandro De
Marchi. Facciamo con loro il punto della situazione.
A che punto siamo con la Vivaldi Edition?
Basso: «I dischi editati sono trentaquattro, per un totale di ventuno
titoli. Il primo volume è uscito nel 2000. La penultima uscita
nell´autunno 2005 è stata il Tito Manlio. Per realizzare
tutta la Vivaldi Edition ci vorranno circa centoventi cd. Abbiamo previsto
una quindicina d´anni di lavoro, al ritmo di quattro o cinque titoli
all´anno… Il progetto l´ho voluto perché la città
di Torino finora non aveva mai lasciato un segno. Studi vivaldiani e centri
di ricerca sono fioriti dappertutto. Quello che mancava era un´edizione
integrale sonora. L´Istituto per i Beni Musicali, grazie alle sovvenzioni
della Regione Piemonte, della Compagnia di San Paolo e della Fondazione
CRT, contribuisce per metà alle spese della Vivaldi Edition. Un´operazione
del genere poteva anche essere rischiosa, ma si sta rivelando un successo
al di sopra di ogni nostra previsione. Finora ha già venduto più
di duecentoquarantamila copie…»
Tabacco: «L´Academia Montis Regalis ha registrato proprio il primo
volume, la Juditha triumphans, un disco pluripremiato. Abbiamo poi inciso
i Mottetti con la Herrmann e la Polverelli, premiati come miglior disco
di musica sacra del 2003 dall´Académie de Disque Lyrique.
Sono seguiti i Concerti per flauto con Barthold Kuijken e l´Orlando
finto pazzo in collaborazione con il Coro del Teatro Regio di Torino.
È fresco di stampa il cd dei Concerti per violino e archi con Enrico
Onofri, con cui sono previste altre registrazioni. Nel 2007 registreremo
il Teuzzone. L´Astrée, invece, ha inciso quattro dischi:
l´integrale dei Concerti da camera, due cd di Cantate profane con
la Polverelli e la Bertagnolli, per finire con le Sonate per 2 violini
e basso continuo».
La Vivaldi Edition costituisce davvero una pietra miliare nella
storia dell´interpretazione vivaldiana?
De Marchi: «L´editrice Naïve punta a offrire uno spettro variegato
delle possibili interpretazioni vivaldiane, collaborando con più
cantanti, orchestre e direttori. Nel modo di eseguire Vivaldi delle nuove
generazioni la coscienza stilistica è più sedimentata. C´è
maggior naturalezza rispetto alle generazioni precedenti. Per noi moltissime
cose sono un dato di fatto: partiamo già con una certa naturalezza
che credo ci accomuni molto di più ai musicisti pop, rock, jazz.
Gli interpreti che ci hanno preceduto, per staccarsi da un cliché
tardo-romantico, dovettero fare un lavoro di pulizia, che però
è stato eccessivo. Per togliere tutto quello che "puzzava"
di Romanticismo, hanno tolto quasi tutto. È stato quindi compito
della mia generazione riportare un pochino di vivacità. Un approccio
più naturale, più espressivo, più vivace, secondo
me, è una parte integrante del lavoro di filologia musicale».
Tabacco: «Vivaldi, rivisto come facciamo noi, diventa un altro autore,
più dinamico, più vario. Si scoprono tutte le sfumature
del suo modo di comporre; saltano fuori molte meraviglie timbriche, un´estrema
varietà di colori e di dinamiche. Gli strumenti originali e una
prassi esecutiva e interpretativa filologica rendono piena giustizia alla
grande tavolozza timbrica vivaldiana. Lo abbiamo toccato con mano lavorando
alla Juditha triumphans. Abbiamo capito che era necessario un salto di
qualità, per restituire la musica di Vivaldi in tutta la sua brillantezza
e le sue sfumature. Però, senza cadere in eccessi esibizionistici.
Vivaldi ci ha sicuramente aiutati molto a crescere come Orchestra».
Quali sorprese vi ha riservato la Vivaldi Edition?
Basso: «Direi soprattutto la parte vocale e le opere. Torino è
l´unica città che conservi i manoscritti delle opere teatrali.
Una volta il mondo della lirica non era preparato. Ora gli interpreti
sono veramente di alto livello. Le arie sono una più bella dell´altra.
A parte il virtuosismo in sé, è proprio la qualità
musicale che è veramente straordinaria. Non c´è drammaturgia:
è il piacere del suono, della bella musica».
De Marchi: «Adesso abbiamo un´immagine sonora molto viva delle opere
di Vivaldi. Il suo talento nel musicare gli affetti è incredibile.
Mi colpisce anche la ricchezza armonica dei recitativi. A livello esecutivo,
per sviscerare alcuni passaggi solistici dei Concerti per violino o alcuni
accompagnamenti strumentali delle arie, bisogna disporre di un bagaglio
tecnico davvero notevole…».