Il
Quartetto Emerson completa l´esecuzione integrale dei quindici Quartetti
di Sostakovic per l´Unione Musicale con gli ultimi tre lavori scritti
per questo organico. È l´occasione per ascoltare composizioni
profondamente significative nella produzione del compositore sovietico,
eseguite da un complesso che di queste opere è diventato un interprete
di riferimento. Nonostante le dichiarazioni dello stesso Sostakovic, secondo
le quali egli intendeva scriverne ventiquattro (uno per ogni tonalità),
gli ultimi tre dei quindici quartetti appaiono come un chiaro punto di
arrivo del suo cammino sia poetico sia umano. Come in altre sue composizioni,
le dolorose vicende umane vissute da Sostakovic lasciarono tracce evidenti
anche sulle pagine di questi lavori. Scritte negli ultimi quattro anni
della sua vita, segnati da profonde sofferenze fisiche, sono legate indissolubilmente
al Quartetto Beethoven, primo interprete di quasi tutti i Quartetti di
Sostakovic. I primi due Quartetti, rispettivamente del 1970 e del 1973,
sono dedicati a due strumentisti dell´ensemble, il violista Borisovskij
e il violoncellista Sirinskij, che vengono evocati nelle due partiture
dagli "a solo" dei rispettivi strumenti. Il Quindicesimo, del
1974, fu composto in ospedale e venne poi eseguito in prima assoluta dal
Quartetto Taneyev, dopo la scomparsa dello stesso Sirinskij. Si discute
spesso se i Quartetti aderiscano maggiormente alla sfera più intima
dell´animo del compositore sovietico rispetto alle opere sinfoniche,
e se egli abbia deviato nel linguaggio cameristico (e nei Quartetti in
particolare) parte del percorso di ricerca espressiva e formale intrapreso
con le prime quattro Sinfonie, e interrotto dopo le critiche di formalismo
da parte del regime sovietico. Ascoltando gli ultimi tre Quartetti si
ha la sensazione che Sostakovic, ormai giunto alla fine di una vita segnata
da profonde tragedie, lasci affiorare con sempre minor reticenza, attraverso
un linguaggio in cui fa largo uso del cromatismo e sperimenta la dodecafonia,
i sentimenti di allucinata desolazione e umana solitudine da molto tempo
impliciti nel suo mondo poetico. (d.m.)