di Diego Marangon
Quando
vi darete un´ultima occhiatina allo specchio, prima di uscire di
casa per andare ad assistere a La notte delle dissonanze, provate a immaginarvi
vestiti con una mantella e un cappello a tre punte. Immaginate anche che
la vostra automobile riscaldata si sia trasformata in una gelida carrozza
e di recarvi al numero 846 della Schulergasse di Vienna. Salite al primo
piano ed entrate, senza far troppo rumore, nel bell´appartamento
illuminato dalla luce fioca delle candele. Siete a casa di Mozart, il
12 febbraio 1785, e sta per avere luogo la prima esecuzione del suo Quartetto
in do maggiore K. 465. Sandro Cappelletto e il Quartetto Savinio, nel
concerto-racconto La notte delle dissonanze faranno rivivere quella serata,
con letture tratte dalla sterminata letteratura su questa composizione
e da lettere della famiglia Mozart. Scoprirete così chi fosse il
celebre compositore ospite della casa quella notte, quale altro stava
per arrivare da un lungo viaggio e chi fossero i due augusti figuri seduti
sulle poltrone più comode, accanto al caminetto, intenti a sorseggiare
dell´ottimo vino comperato per l´occasione. «L´idea
– racconta Cappelletto – è nata preparando una lezione su questa
composizione per l´Accademia Europea del Quartetto alla Scuola di
Fiesole, dove ho incontrato i ragazzi del Quartetto Savinio. Con loro
analizzeremo, voce per voce, l´Adagio che apre l´opera: ventidue
battute che, con un uso spregiudicato delle seconde minori, sconvolsero
il pubblico e i critici, i quali attaccarono duramente Mozart in una lunga
querelle in tutta Europa. Dopodiché avrà luogo l´esecuzione
completa del Quartetto K. 465, detto appunto "delle dissonanze".
La musica da camera, come diceva Kant, è "finalità
senza il fine": non ha immagini, spettacolarità, teatralità
alle quali aggrapparsi. Per questi motivi, forse, attraversa un momento
difficile, e i ragazzi che vi si dedicano, per me, sono degli eroi. Il
nostro è un modo per dare nuova linfa a un genere verso il quale
il pubblico è un po´ distratto, senza però usare altri
argomenti che non siano quelli della musica stessa e della felicità
che essa può dare».