Chi
è portato ad associare il timbro del violino alla letteratura romantica
o barocca verrà piacevolmente sorpreso dall´incontro con
Frank Peter Zimmermann. Premiato dall´Accademia Musicale Chigiana
nel 1990, il violinista tedesco, appena sportosi oltre il traguardo dei
quarant´anni, è tra i campioni più appassionati e
militanti del vasto e variegato repertorio per il suo strumento, messo
a punto nel secolo lasciato alle spalle e in quello in corso. Il violino
come voce della contemporaneità costituisce infatti il cardine
del più recente percorso di ricerca dell´artista che, imbracciato
lo strumento a cinque anni, dai dieci si confronta con l´orchestra.
Nelle ultime stagioni, in cui è stato possibile ascoltarlo in concerto
e in cd con le compagini più importanti, diretto da nomi del calibro
di Rattle, Haitink, Sawallisch, Blomstedt, e in frequente sodalizio con
Christoph von Dohnányi e Jukka-Pekka Saraste, il violinista si
è dedicato a entrambi i corni del Novecento: quello più
vicino, rappresentato splendidamente dall´incisione del Concerto
di Ligeti con Reinbert de Leeuw e l´Ensemble ASKO, dalla prima mondiale
nel febbraio 2003 del Concerto "en sourdine" di Matthias Pintscher
con i Berliner diretti da Peter Eötvös, e dalla continua commissione di
opere di compositori contemporanei (è atteso un lavoro di Brad
Dean); ma anche il Novecento storico, in cui spiccano la recente registrazione
del Concerto di Busoni con John Storgards e l´Orchestra Sinfonica
Nazionale della Rai, e l´ambizioso progetto di esecuzione di sei
concerti degli anni Trenta (Stravinskij, Berg, Hindemith, Britten e i
Secondi di Prokof´ev e Bartók), realizzato quest´anno
a Berlino, in appena tre mesi, con la Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin
diretta da Marek Janowski. Geloso, sin dagli esordi, della propria autonomia
nell´ideazione di programmi originali, Zimmermann, che suona uno
Stradivari del 1711 già di Fritz Kreisler, si è ormai imposto
con spiccata personalità nel panorama internazionale. (r.m.)