febbraio 2006

teatro regio


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Manon Lescaut e Bohème
Tornano due "storici debutti"

di Susanna Franchi

La bohème«Finalmente ieri sera pareva di essere ritornati ai bei tempi del Teatro Regio, quando il nostro pubblico era chiamato a dare il battesimo ai nuovi lavori. Nell´ampia ed elegante sala circolava come un alito di vita nuova ed erano conversazioni animate e discussioni preventive, tutto quel sussurro e quell´agitazione che accompagna i grandi avvenimenti e che segna le grandi battaglie… Tra gli altri formava l´oggetto dell´attenzione del pubblico il palco numero 11 di seconda fila a destra, dove erano le signore Ricordi, moglie e nuora del celebre editore commendator Giulio… e dove s´era sparsa la voce che vi fosse anche la Patti, vi aggiungevano anche Giuseppe Verdi!». Così, il 2 febbraio 1893, Giuseppe Depanis sulla "Gazzetta piemontese" (poi diventata "La Stampa") raccontava la prima di Manon Lescaut di Giacomo Puccini, andata in scena al Teatro Regio la sera prima con le voci di Cesira Ferrani (Manon) e Giuseppe Cremonini (Des Grieux), sotto la bacchetta di Alessandro Pomè. A Torino, del giovane Puccini (aveva 35 anni) erano già stati eseguiti nel 1884 il Capriccio sinfonico e Le Villi; l´editore Giulio Ricordi per la sua terza opera aveva scelto Torino perché a Milano l´Edgar non era stato accolto bene e perché in quei giorni la Milano operistica fibrillava per altro: il 9 febbraio alla Scala sarebbe andato in scena Falstaff, l´ultima opera dell´ottantenne Giuseppe Verdi. Puccini sentiva molto la responsabilità di quella prima ed era felicissimo che la prima interprete fosse la Ferrani: a lei, nel luglio 1892, aveva scritto: «Dal signor Giulio so che Ella trovasi in campagna e ha abbandonato l´idea di cantare in questo autunno. Sono molto contento che Ella abbia preso quest´ultima determinazione, così si potrà riposare e prepararsi per la battaglia mia tremenda!» La "battaglia" fu vinta con gran successo: otto chiamate alla ribalta e i giornali, dal "Corriere della sera" alla "Gazzetta piemontese" tutti a lodare il compositore: «Il Puccini si è in questa Manon rivelato per quello che è: uno dei più forti se non il più forte, addirittura, degli operisti giovani italiani» (aveva scritto Edoardo Augusto Berta sulla "Gazzetta del Popolo"). A testimoniare il grande successo dell´opera e il legame con Torino la sera del 9 febbraio, dopo la settima recita (ce lo racconta Giorgio Magri nel suo documentatissimo Puccini e Torino edito da Daniela Piazza, che spiega in maniera approfondita il rapporto tra il compositore e Torino, persino la sua visita a Don Bosco nel 1884), Puccini venne invitato dal sindaco Melchiorre Voli a un pranzo di gala all´Hotel Europa et Grand Hotel di piazza Castello (la Pensione Europa che oggi non c´è più). A Manon Lescaut seguì La bohème e Ricordi pensò nuovamente a Torino, vista la positiva accoglienza di Manon, scegliendo scaramanticamente di nuovo il 1 febbraio per la prima. Nel 1896 La bohème andò dunque in scena al Teatro Regio, protagonista nuovamente Cesira Ferrani (a lei il giorno dopo la prima Puccini donò una sua foto con la dedica: «Alla mia vera e splendida Mimì, signorina Cesira Ferrani, riconoscente G. Puccini») ed Evan Gorga come Rodolfo; dirigeva Arturo Toscanini. In sala c´erano Mascagni e Franchetti, la duchessa Isabella di Genova, il conte di Torino; un posto in platea costava 7 lire (più l´ingresso di 5 lire), il loggione 1,50 lire. Il pubblico accolse bene l´opera, ma furono i giornali del giorno dopo a criticarla: «La bohème, come non lascia grande impressione sull´animo degli auditori, non lascerà grande traccia nella storia del nostro teatro lirico, e sarà bene se l´autore, considerandola come l´errore di un momento, proseguirà gagliardamente la strada buona e si persuaderà che questo è stato un breve traviamento dal cammino dell´arte» scrisse Carlo Bersezio sulla "Gazzetta piemontese". Centodieci anni dopo i pubblici di tutti i teatri del mondo gli danno torto applaudendo Bohème tutte le numerosissime volte che va in scena.