di Monica Luccisano
Ricerca
e passione sono gli imperativi categorici di un ensemble che già
nel nome esprime il suo mondo: Concert sans Orchestre. Analisi, indagine,
scoperta (frequentando le più importanti biblioteche europee) e
la passione rivolta a un ambito speciale: le trascrizioni per piccolo
organico dal grande repertorio sinfonico del Sette-Ottocento. Un preziosismo
filologico? Un luogo per pochi eletti? Tutt´altro: un orizzonte
straordinario per la vastità e il valore estetico e culturale che
esprime. Pianista e fortepianista, musicologo e divulgatore (per Ut Orpheus
ha curato l´opera omnia di Clementi), Costantino Mastroprimiano
ha ideato nel 2002 il Concert sans Orchestre, la cui geometria varia dal
trio al più nutrito gruppo da camera.
Quali sono gli autori o gli aspetti che portate alla ribalta?
«Sono autori che per ironia della sorte, e non solo, erano molto eseguiti
durante la loro esistenza: Cramer, Hummel, Clementi, Dussek, Moschles,
Czerny, solo per fare qualche nome. Di questi compositori ci interessano
soprattutto le loro capacità di trascrittori e ristrumentatori
di pagine di Haydn, Mozart, Beethoven, ma anche le pagine di musica da
camera, che ai nostri giorni sono per lo più dimenticate».
Come si svolge l´indagine e la selezione delle pagine
da eseguire?
«L´indagine parte da documenti storiografici come lettere, recensioni,
annunci editoriali dell´epoca. La selezione poi si basa sulla reale
efficacia della resa timbrica e strumentale. Nel caso delle opere originali,
cerchiamo di non sovrapporre il senso progressivo della storia, ciò
che noi sappiamo dell´evoluzione degli strumenti, della scrittura
o del linguaggio ma che certo non apparteneva a quegli autori».
Quanto è importante il vostro repertorio sul fronte didattico?
«Il risvolto didattico è legato alla funzione che avevano le trascrizioni:
far conoscere il repertorio sinfonico o concertistico. Tuttavia ci sono
casi, come nelle trascrizioni di Clementi/Mozart o Clementi/Haydn, in
cui le innovazioni della scrittura pianistica gettano nuova luce sulla
didattica dell´epoca. Suonare quindi è ricercare, nulla di
diverso da quello che è – o dovrebbe essere – il compito di ogni
strumentista».