pagine a cura di Angelo Chiarle
Un pioniere abbarbicato alla tradizione
Oltre trecento lavori in tutti i generi. Più di sessanta partiture
orchestrali, diverse opere per il teatro, musica corale, da camera, occasionale…
Come non ritenere sir Peter Maxwell Davies uno dei più importanti
compositori dei nostri giorni? Classe 1934, enfant prodige votato precocemente
alla composizione, pioniere sempre ricco di idee nuove, equilibra la naturale
propensione al continuo rinnovamento stilistico con un forte senso di
continuità con le proprie origini. Allievo di Petrassi, coltiva
con passione la scrittura sinfonica, da A Mirror of Whitening Light del
1977 alla Antarctic Symphony del 2000. Avanguardista piuttosto audace,
come nei Leopardi Fragments del 1961, non esita a esplorare la follia
in Miss Donnithorne’s Maggot del 1974 e negli Eight Songs for a
Mad King del 1970. La sua missione? Classicizzare il Modernismo, a partire
dalla Missa super l’Homme armé del 1968 fino al De Assumtione
Beatae Mariae Virginis del 2001. (da sabato 9 a giovedì
14 settembre)
Due giorni di bellezze
«Mozart riesce a commuovermi grazie alla sua luminosità e,
insieme, grazie alla sua profondità. Non si tratta affatto solamente
di un divertimento: in quella musica è contenuta tutta la tragicità
dell’esistenza». Papa Ratzinger dixit. Sette concerti illumineranno
una straordinaria due giorni mozartiana. Per riascoltare capolavori straordinari.
Il trittico dei Quintetti per archi K. 406, K. 515, K. 516 della primavera
1787, il Quartetto con pianoforte K. 493, le Sonate K. 332 e K. 450, la
Fantasia K. 475 per pianoforte, con il Quartetto Ysaÿe e Elisabeth
Leonskaja. Le opere per violino e orchestra, dai Strassburger-Konzerte
K. 216 e K. 218 al Concerto “turco” K. 219, con Uto Ughi e
i Filarmonici di Roma e con Salvatore Accardo e l’Orchestra Regionale
Toscana. I Concerti per pianoforte K. 467 e K. 488 con Freddy Kempf e
l’Orchestra Filarmonica di Praga. La grandiosa Linzer K. 425 e la
drammatica Prager-Sinfonie K. 504. L’imponente Krönungs-Messe
K. 317 con la Bach Akademie Stuttgart di Helmut Rilling. Il tutto, magari,
con l’idea di cercare dal «cavaliere Volfango Mozart»,
come suggeriva Eugenio Montale, il segreto per vivere «in una piena
e forse gioiosa accettazione della vita, senza rigorismi e fanatismi».
(sabato 23, domenica 24 settembre)
Parole, musica e incontri insoliti
Nell’anno di Torino Capitale Mondiale del Libro, Torino Settembre
Musica rilancia alla grande sul “piatto” della fantasmagorica
BookStock nostrana inaugurata lo scorso 22 aprile. Perché parole,
musica, libere contaminazioni e incontri insoliti sono da sempre anche
la sua raison d’être. Ecco dunque Ivano Fossati con il suo
nuovo album, L’Arcangelo, undici canzoni per «star tranquilli
e ballare, ma parlare di cose importanti». Poi Un viaggio alla ricerca
della luce, in omaggio a Henrik Ibsen a cent’anni dalla morte, su
musiche di Edvard Grieg. Quindi una serata per rivivere la crisi poetica
del 1901 di Hugo von Hofmannsthal raccontata dalla Lettera di Lord Chandos.
A finire con la raffinata passeggiata Autour de Stéphane Mallarmé
animata dall’Ensemble Nuovo Contrappunto con le note di Debussy,
Ravel, D’Amico, insieme alla voce di Ugo Pagliai. Non senza il dotto
suggello d’una giornata di studio dedicata a Mallarmé e le
sue riverberazioni musicali. (lunedì 4, martedì
5, mercoledì 20, giovedì 21 settembre)
Uno scontro generazionale all’ombra del Sol Levante
La bella vedova trentatreenne Fusako Kuroda divide le sue giornate tra
il lavoro nella sua boutique a Yokohama e le cure verso il figlio tredicenne
Noboru. Durante la visita a una nave da carico Fusako s’innamora
del secondo ufficiale Ryuji Tsukazaki, che le chiede di sposarlo. Dapprima
affascinato dal marinaio, Noboru finisce con l’odiarlo, dopo averlo
spiato amoreggiare con la madre. Condannato a morte per i suoi errori
da Noboru e altri quattro compagni, Ryuji viene attirato in una trappola
mortale. Un’opera dai risvolti foschi questa composta da Henze tra
1986 e 1989, su libretto di Hans-Ulrich Treichel ispirato a un romanzo
di Yukio Mishima. Un mix originale di dodecafonia, tonalità, poli-
e a-tonalità. Intitolata in origine Das verratene Meer (Il mare
tradito), è stata rielaborata nel 2003. Gogo no eiko (Rimorchiare
navi nel pomeriggio) viene eseguita per la prima volta in Italia in forma
di concerto. (martedì 5 settembre)
Tre titani per Bach e Mozart
Matthäus-Passion
BWV 244. Idomeneo, re di Creta K. 366. Requiem K. 626. Venerdì
Santo 11 aprile 1727, Thomaskirche di Lipsia. 29 gennaio 1781, Nuovo Teatro
di Corte di Monaco. Estate 1791, uno sconosciuto in maschera bussa alla
porta di Mozart per un’ultima fatidica commissione. La più
lunga ed elaborata Kirchenmusik mai composta da Bach: un’ineguagliabile
“vivisezione” della «natura del Cristo». Il melodramma
più enciclopedico e musicalmente ricco di Mozart. La drammatica
«elegia di un artista moribondo», il suo congedo dalla vita
in un torso di michelangiolesca sublimità. Tre capolavori affidati
a tre immense compagini. I mitici Münchener Bach-Chor e Orchester
di Karl Richter, affidati a Hansjörg Albrecht dal 2005. Les Arts
Florissants dell’infaticabile esploratore del barocco William Christie.
Il RIAS Kammer Chor e l’Orchestre des Champs-Élysées
di Philippe Herreweghe, maître del pensiero profondo, rigoroso asceta
della direzione. (mercoledì 6, lunedì 11, lunedì
18 settembre)
Chung, Muti e Haitink per Beethoven
Istituzione culturale. Agenzia formativa. Cantiere di eccellenza artistica.
Centro propulsore di innovazione. Business. Storia. Un’orchestra
sinfonica non è certo solo un conglomerato di un centinaio di professionisti
della musica. Presenza straordinariamente fecondante all’interno
di un tessuto sociale, è forse l’emblema quintessenziale
del viaggio come categoria dello spirito. Così è stata la
Filarmonica della Scala fin dal suo debutto il 25 gennaio 1982 sotto la
direzione del suo fondatore Claudio Abbado. Così, dal 27 ottobre
1945, la Philharmonia Orchestra. Così, ormai da centouno stagioni,
la London Symphony Orchestra. Ascoltarle dal vivo è un’esperienza
culturalmente imprescindibile. Specie se si cimentano con l’assoluto
nella forma del sinfonismo beethoveniano. Specie se intervengono bacchette
prestigiose come il misteriosofico coreano Myung-Whun Chung, il carismatico
Riccardo Muti, l’ecumenico Bernard Haitink. (sabato
2, venerdì 8, venerdì 15, sabato 16 settembre)
Towner, Galliano, Dindo
Arditezza. Bellezza e raffinatezza. Potenza e controllo tecnico. Come
meglio sintetizzare i quasi 168 metri eretti a sfidare il cielo da Alessandro
Antonelli tra 1863 e 1889? Ma anche le innumerevoli sfide raccolte dal
polistrumentista Ralph Towner nelle sue peregrinazioni dall’Oregon
a Vienna, da New York a Palermo. Un compositore-improvvisatore alla chitarra,
alla perenne ricerca di sonorità inaudite. Ma anche le intense
delicatezze degli incantesimi sonori evocati dalla fisarmonica di Richard
Galliano, il fisarmonicista più abile e smaliziato attualmente
in circolazione, erede diretto di Astor Piazzolla, capace di infondere
nel tango la raffinatezza di Debussy e di Ravel. Ma anche la forza espressiva
del violoncello di Enrico Dindo, la lucidità tecnica, la mobilità
di fraseggio con cui il solista torinese ha spopolato in tutto il mondo
dopo la vittoria al «Rostropovic?» di Parigi nel 1997. Tre
sfide strumentali fantasmagoriche nella cornice architettonica più
consona. Da non perdere. (lunedì 4, lunedì 11,
lunedì 18 settembre)
Un ironico maratoneta del jazz
«Born
to run» canterebbe di lui Bruce Springsteen. Stefano Bollani, fuoriclasse
del pianoforte jazz italiano e poliedrico artista di fama ormai mondiale.
Ex enfant prodige affermatosi a soli 15 anni. È sempre un’avventura
fascinosa seguire questo trekker del jazz su e giù per i sentieri
dell’improvvisazione. Lungo i quali mai egli dà l’impressione
della fatica, lievitando a un palmo da terra, su una nuvoletta di passione
e di gioco. Solo davanti alla tastiera. Spalleggiato dall’eclettica
fisarmonica di Antonello Salis. Rapito dagli amici del Danish Trio nelle
rarefatte atmosfere dei song scandinavi. Ispirato dalle Visions fugitives
di Prokof’ev a oggettivare il proprio composito universo espressivo
nel nuovo doppio cd I visionari. Trascinando con sé un quintetto
di splendidi strumentisti e la voce della moglie Petra Magoni. Già,
perché «fare cose diverse, con la loro componente di divertimento
ma anche di rischio, è il modo per non annoiarmi, vivere sempre
nuove emozioni ed essere creativo ogni sera». (domenica
10 settembre)
Un pianoforte per il demolitore di barriere
«Voglio buttar giù i muri tra generi, categorie, o culture.
Invece di costruire muri o confini, io cerco sempre di combinare cose
differenti. Per me è una sfida eccitante». Una carriera vissuta
attraversando confini. Sperimentando gli stili musicali più disparati,
dall’elettro-pop al jazz, dalla bossanova al funky, dal modern classical
alla world music. Collaborando con artisti di ogni estrazione, da Bowie,
Byrne, Sylvian, a Iggy Pop, Youssou N’Dour, Caetano Veloso. Mai
sazio dei risultati raggiunti, per quanto eccellenti, come le colonne
sonore dell’Ultimo imperatore e del Piccolo Buddha di Bertolucci.
In mezzo a questo oceanico sincretismo musicale è nel pianoforte
che l’ex tastierista prodigio della mitica Yellow Magic Orchestra
continua a trovare il più intrigante ubi consistam artistico. Da
Thousand Knives del 1978 a Vrioon nel 2003, Chasm nel 2004 fino a Insen
del 2005. (giovedì 7 settembre)
Victoria Abril, Gay Men’s Chorus, Festa Rustica
«Far
maturare una progettualità più piena». Torino Settembre
Musica risponde all’appello del Comitato Organizzatore del Torino
Pride 2006. Tre concerti nel segno di tre diverse progettualità.
Quella del violoncellista e flautista Giorgio Matteoli, fondatore nel
1992 di Festa Rustica, brillante ensemble barocco con strumenti antichi
dall’organico variabile, votato alla riscoperta del repertorio barocco
meno frequentato. Quella dell’attrice spagnola Victoria Abril, che
dopo quindici anni di cinema e un centinaio di pellicole, trova l’estro
di reinventarsi come cantante. Incidendo Putcheros do Brasil, croccante
cd di bossanova, con il superbo sostegno di cinque eccezionali musicisti
cubani. Quella che da quindici anni ha portato il London Gay Men’s
Chorus a sfidare ogni preconcetto, sociale e musicale. Mettendo insieme
quasi centocinquanta voci per cantare un po’ di tutto, dalla classica
al folk, dal jazz al pop. (mercoledì 6, venerdì
8, martedì 12 settembre)
Musica popolare, etnica, colta
La millenaria unità del Viet Nam e la sua straordinaria ricchezza
culturale trovano espressione nel panorama musicale di questo paese, che
ha saputo assimilare e sintetizzare, nel corso del tempo, apporti delle
culture straniere e contributi della molteplicità di etnie sul
suo territorio. A testimonianza complessiva di un repertorio dove consuetudine
popolare e arte dotta costantemente dialogano, per la prima volta a Torino
la rassegna presenta la tradizione musicale vietnamita: la musica popolare
(Ca Trù, eseguita sin dall’Anno Mille nella regione settentrionale
dalle cantatrici, Hát Chèo, canto di intrattenimento, Hát
Châu Vân, insieme a vocazione “artistico-ipnotica”,
Dòn ca tài tu, musica rituale da camera, tipica della regione
del sud), la musica “etnica”, rappresentata dai Cong Chiêng
Tây Nguyên, gong degli altipiani centrali, la musica cosiddetta
“colta” o d’arte, Nhà Nhac, in uso presso l’antica
Corte di Huê, con la sua elaborata codificazione, fonte di identità
e creatività, oggi patrimonio mondiale dell’umanità.
(da lunedì 18 a venerdì 22 settembre)