giugno-luglio 2006

Orchestra sinfonica nazionale RAI


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Mozart tra Salisburgo e Vienna
Le città e la musica per la matita di Wolfgang

di Angelo Chiarle

Christopher Hogwood«Spesso, per ritornare alla mia casa / prendo un’oscura via di città vecchia. / Qui tra la gente che viene che va / dall’osteria alla casa o al lupanare, / dove son merci ed uomini il detrito / di un gran porto di mare, / io ritrovo, passando, l’infinito / nell’umiltà». Trieste per Umberto Saba, Salisburgo fino al 1780 e poi Vienna per Mozart. Un secolo e mezzo circa di distanza, però lo stesso sguardo nel poeta e nel compositore. Capaci entrambi di scrutare l’infinitamente grande nell’infinitamente piccolo. Un senso di claustrofobia si percepisce visitando la Mozart Geburtshaus nella Getreidegasse, al terzo piano della casa di proprietà di Johann Lorenz e Maria Theresia Hagenauer, facoltosi droghieri con un business di portata europea. Ma anche nella Tanzmeisterhaus, dove i Mozart si trasferirono nel 1773. Se solo si pensa a tutti i capolavori che Mozart scrisse in questo appartamento nell’allora Hannibalplatz (ora Makartplatz 8), davvero par di toccare con mano «l’infinito nell’umiltà».
Eppure, che cosa sarebbe stato del genio di Wolfgang senza l’imprinting ricevuto nella cittadina sulle rive dello Salzach? Wolfgang vi trovò un ubi consistam tutto sommato rassicurante, un ambiente di lavoro favorevole, dove fu libero di sperimentare tutto quello che aveva imparato viaggiando in giro per l’Europa. Nonostante le molte incomprensioni con l’arcivescovo Hieronymus Colloredo, autoritario mecenate «modernista» contestato dal popolo, però capace di attirare a Salisburgo eminenti uomini di lettere e di scienze, gli anni dal 1773 al 1780 trascorsi al suo servizio furono oltremodo prolifici.
Alla Sinfonia, per esempio, Mozart ebbe tutto l’agio di dedicare attenzioni speciali, come testimonia il drappello delle sei Sinfonie del 1773 (K. 184, K. 199, K. 166, K. 181-183) seguite dalle tre del 1774 (K. 200-202). Datata 6 aprile, la Sinfonia K. 201 (a mezza orchestra) è un’opera sperimentale, un piccolo caleidoscopio di elementi lirici, burberi, estrosi e tenebrosi. Il segnale d’una transizione in atto dallo stile galante, chiosa Pestelli, verso «estremi ignoti di squisitezza melodica, di sofisticazione tematica e di fascinosa sensualità».
BuninSalisburgo consentì a Mozart anche di coltivare con cura il genere del concerto. Tra 1775 e 1777 scrisse quattro Concerti per violino e quattro per uno, due, tre pianoforti. Il Concerto n. 9 fu composto tra gli ultimi giorni del 1776 e i primi del 1777 per una non meglio identificata mademoiselle Jeunehomme. L’incontro con questa concertista arrivata in tournée nel dicembre 1776 fece scoccare nel giovane Wolfgang una scintilla di luce. Ne scaturì un’«opera monumentale, audace e spregiudicata, un grandioso capolavoro giovanile, inimitabile e insuperato» (Paumgartner).
Solo nel genere del melodramma Salisburgo aveva assai poco da offrire a un genio come Mozart, smanioso di trovare cimenti sempre più elevati. Nell’estate 1780 fu solo grazie alla commissione di un’opera per il carnevale di Monaco da parte dell’intendente teatrale dell’elettore Karl Theodor che Mozart ebbe la possibilità di coronare un sogno fino allora rimasto frustrato, «comporre musica per una grande opera seria». La gestazione dell’Idomeneo re di Creta K. 366 fu oltremodo travagliata. Iniziato a Salisburgo su soggetto proposto dal Colloredo, fu terminato a Monaco, dove Mozart si stabilì dal 6 novembre fino alla prima, che ebbe luogo il 29 gennaio 1781. Giudicata un’«opera nuova e insolita», apprezzata dagli addetti ai lavori, però non riuscì a conquistare appieno il vasto pubblico. Indiscussa comunque la qualità straordinaria della musica. Come l’Ouverture, «una pagina grandiosa e patetica, di taglio molto personale e stringato», nella quale però s’avverte tutto «il dèmone della vicenda drammatica» (Paumgartner).
L’Idomeneo fu cimento decisivo nella maturazione artistica di Mozart. Subito dopo, Mozart fu invitato a raggiungere il Colloredo a Vienna, per festeggiare il neo-imperatore Giuseppe II. Wolfgang arrivò nella capitale austriaca il 16 marzo sullo slancio del trionfo di Monaco. Non gli andò giù d’essere trattato alla stregua d’un qualsiasi servitore. Protestò, fu punito, chiese il licenziamento e l’ottenne, con una solenne pedata nel sedere, l’8 giugno del 1781. Ma ormai non dubitava di potersela cavare come musicista freelance. L’ex enfant prodige, in realtà, forse credeva sarebbe stato affare non troppo complicato, in virtù del suo talento come virtuoso di piano e compositore, sbarcare il lunario. Ben presto, invece, si rese conto che essere accreditato all’interno dei circuiti musicali viennesi era cosa per nulla agevole. L’adesione alla Massoneria, tuttavia, non va letta solo in chiave utilitaristica. Mozart era animato da un fresco entusiasmo, da nobili ideali di amicizia e di reciproca solidarietà, tant’è che compose musica massonica molto prima di entrare a far parte della Loggia Zur Wohlthätigkeit (“alla beneficenza”) l’11 dicembre 1784. Che poi altro non era se non un circolo di intellettuali votati a ideali filosofici illuministici. Aderire alla Massoneria diede a Mozart l’occasione di battere nuovi sentieri spirituali ed espressivi. L’esito più sublime fu la Maurerische Trauermusik K. 477. Il musicologo Philippe Autexier (1954-1998) ha indagato sull’enigma di questa marcia funebre scritta nel luglio 1785 per due fratelli massoni, il duca Georg August von Mecklenburg-Strelitz e il conte Franz Esterhazy von Galantha, morti tre mesi dopo, il 6 e 7 novembre. Wolfgang l’avrebbe scritta per la cerimonia dell’elevazione del Gran Maestro Carl von Koenig il 12 agosto per coro maschile a due voci e orchestra. Per il funerale dei due confratelli il 17 novembre avrebbe poi riciclato l’originale Meistermusik eliminando le parti vocali, parti che Autexier ha provato a ricostruire su versi di Gottlieb Leon.
Il capitolo dei Concerti per pianoforte è la dimostrazione più eclatante del profitto realizzato da Mozart grazie alla migrazione a Vienna. Quindici capolavori strepitosi partoriti tra 1782 e 1786. Vergato con lo stesso inchiostro delle ultime pagine delle Nozze di Figaro, il Concerto K. 488 è una delle pagine più adamantine della letteratura pianistica di ogni tempo. La Sinfonia fu invece praticata con singolare economia (solo sei lavori), ma con un impegno compositivo senza precedenti. Tre soli mesi bastarono per il grandioso trittico delle tre ultime Sinfonie K. 543, K. 550 e K. 551. Datata 25 luglio 1788, la Sinfonia n. 40 in sol minore è «l’espressione più tagliente di quel profondo, fatalistico pessimismo connaturato a Mozart» (Abert) rilanciata su uno sfondo che appare «di classica e inalterata bellezza, per non dire d’infantile e gioconda serenità» (Mila). Una prodigiosa coincidentia oppositorum. Uno di quei miracoli di sintetica lucidità che solo una “città vecchia” consente. «Qui degli umili sento in compagnia / il mio pensiero farsi / più puro dove più turpe è la via». Trieste come Salisburgo. Come Vienna.





appuntamenti

mercoledì 14 giugno ore 21
giovedì 15 giugno ore 20.30

Auditorium Rai
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Coro Filarmonico «Ruggero Maghini» di Torino
Christopher Hogwood direttore
Stanislav Bunin pianoforte
Claudio Chiavazza maestro del coro
Mozart
Meistermusik in do minore per coro maschile e orchestra
Concerto in la maggiore per pianoforte e orchestra K.488
Sinfonia in sol minore K.550

appuntamenti

mercoledì 21 giugno ore 21
giovedì 22 giugno ore 20.30

Auditorium Rai
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Pietari Inkinen direttore
Gianluca Cascioli pianoforte

Mozart
Concerto in mi bemolle maggiore per pianoforte e orchestra K. 271 (Jeunehomme)
Idomeneo re di Creta,
ouverture K.366
Sinfonia in la maggiore K.201

concerti fuori sede

giovedì 1 giugno
Roma – Cortile del Quirinale Coro del Teatro Regio di Torino
Gianandrea Noseda direttore
Claudio Marino Moretti maestro del coro
Concerto per la Festa della Repubblica
sabato 17 giugno
Brescia – piazza Paolo VI ore 21
Pietari Inkinen direttore Vakhtang Kodanashvili, Aleksandr Toradze pianoforte
Musiche di Prokof’ev, Shostakovich
sabato 24 giugno
Brescia – piazza Paolo VI ore 21
Pietari Inkinen direttore Nikolai Luganskij pianoforte Musiche di Chopin, Brahms
mercoledì 28 giugno
Forlì – Duomo ore 21
Pietari Inkinen direttore Aleksandr Rudin violoncello Musiche di Haydn, Mozart
venerdì 7 luglio
Siena Settimana Musicale Senese
Myung-Whun Chung direttore
Musiche di Ravel, Shostakovich
sabato 26 agosto
Salisburgo - Grosses Festspielhaus Festival di Salisburgo
Gerd Albrecht direttore Musiche di Henze
giovedì 31 agosto
Berlino - Philharmonie Musikfest
Gerd Albrecht direttore
Musiche di Henze