giugno-luglio 2006

orchestra sinfonica nazionale RAI


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Il Requiem di Verdi
Teatro di voci per Manzoni

di Nicola Pedone

Gianandra  NosedaCon la sua consueta capacità di sintesi, Massimo Mila divideva i grandi Requiem della storia della musica in ante mortem e post mortem. Tragici i primi, ancora tutti intrisi di pathos umano – se non di furore – davanti all’ineluttabilità della condizione umana; rassegnati e contemplativi gli altri, non di rado vestiti dei colori tenui e acquerellati dell’elegia, come quello, bellissimo, di Fauré. A tutta prima saremmo tentati di ascrivere il Requiem di Verdi alla prima categoria, essendo proprio i lampi corruschi del Dies Irae – momento ricorrente di alto calore espressivo – quelli che più sembrano percuotere l’attenzione dell’ascoltatore, diffondendo quasi la loro “tinta” sull’intera composizione. Ma le cose non sono affatto così semplici. Ce ne accorgiamo fin dall’Introito, con quella affettuosa richiesta di riposo con cui l’umanità-coro si rivolge a un Giudice (che subito dopo ci apparirà vendicativo e terrifico) quasi come a un padre buono o a un fratello maggiore protettivo e complice. E in effetti, la dolcezza non meno che la collera è annoverata dalla tradizione cristiana tra gli attributi divini: lo stesso testo liturgico in questione non invoca forse il Rex tremendae majestatis anche come Pie Jesu e Agnus Dei? Contraddizioni del Cristianesimo? Non sappiamo, né d’altra parte è questa la sede per un dibattito teologico. Ciò che invece qui importa osservare è che nel suo Requiem l’agnostico Verdi sembra volersi fare carico di queste contraddizioni in un senso pienamente umano e costruire per mezzo della musica una meditazione sulla morte. Perché tutto umano è il combattimento di sentimenti e passioni che ci attanaglia davanti al baratro estremo – e che Verdi fa scorrere davanti a noi con un’impressionante forza visionaria: dalla prostrazione alla rivolta, dalla collera all’abbandono. Tutto ciò, naturalmente, con i mezzi e la sapienza di un sommo musicista di teatro. Paradossalmente, a questo Requiem si è spesso rimproverata proprio la sua matrice teatrale, tanto nel trattamento delle voci, quanto Barbara Frittolinell’impianto drammaturgico complessivo. Hanslick, che pure considerava questa un’«opera solida e bella», aggiungeva a consuntivo che «il teatro più che la chiesa ha bisogno di Verdi». Osservazione giustissima, a patto che non la si interpreti in senso riduttivo, poiché a Verdi una destinazione liturgica del Requiem non interessava, avendola anzi esplicitamente esclusa. Teatro, dunque; anche se non di attori e scenografie, ma di voci. E di grande musica, che si inserisce a pieno titolo, come ha scritto Fabrizio Della Seta, «nella linea maestra della drammaturgia verdiana». Del tutto naturale, allora, collegare la dolcezza estenuata del canto del soprano, che si leva nel Libera me dopo l’ultima esplosione del Dies Irae, a quella di Violetta che sente la vita sfuggirle o di Aida chiusa nel sepolcro sotterraneo; e il sentimento di serena rassegnazione che trapela ricondurlo più all’estinguersi di tutto il travaglio mondano che alla consolatoria credenza in una beatitudine eterna.
È noto che Verdi scrisse la Messa da requiem per onorare, a un anno dalla morte, la memoria di Alessandro Manzoni e che ne diresse personalmente la prima nella Chiesa di San Marco a Milano, il 22 maggio 1874. Sappiamo anche che Verdi aveva per Manzoni un’ammirazione che, con il passare degli anni, era diventata autentica venerazione, fino a considerare I promessi sposi «non solo un libro, ma una consolazione per l’umanità». È evidente quanto egli avvertisse l’affinità intima e profonda con il grande scrittore. E tuttavia, sempre più, ascolto dopo ascolto, anche altri sembrano essere i fratelli spirituali di questo Requiem, di cui se non la fede, la potenza visionaria appare fatta della stessa sostanza della Commedia di Dante e del Giudizio di Michelangelo.




appuntamenti

mercoledì 7 giugno ore 21
giovedì 8 giugno ore 20.30

Auditorium Rai
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Coro Filarmonico
«Ruggero Maghini» di Torino
Gianandrea Noseda direttore
Barbara Frittoli soprano
Ursula Ferri mezzosoprano
Roberto Aronica tenore
Ildar Abdrazakov basso
Claudio Chiavazza
maestro del coro

Verdi
Messa da requiem per soli, coro e orchestra