di Oreste Bossini
Mozart
è cresciuto in un mondo ordinato, conformato e definito dalla vita
religiosa. Oggi è difficile immaginare fino a qual punto la vita
quotidiana delle persone fosse regolata sul tempo della liturgia. Le date,
le ricorrenze, gli avvenimenti, qualunque forma di computo del tempo era
sempre riferita al calendario dei santi e al ricorrere dei periodi liturgici.
L’epistolario dei Mozart, splendido affresco del mondo settecentesco,
è interpuntato dalla festa di questo o quel santo, che rimane infisso
come una sorta di bandierina sulla data di un concerto o sullo svolgersi
di una fiera, sull’arrivo di un plico postale o su una gita fuori
porta. Le stagioni dei Mozart corrispondevano in primo luogo al divenire
della liturgia, così che ogni progetto familiare e ogni impegno
di lavoro era misurato sull’arrivo della Quaresima, dell’Avvento
o della Pentecoste.
Salisburgo costituiva inoltre uno stato ecclesiastico, in cui il Principe
era anche l’Arcivescovo della diocesi. Gli affari di stato s’intrecciavano
strettamente con le vicende della chiesa, al punto che le funzioni religiose
si sovrapponevano alle forme del cerimoniale politico. Dal momento che
la maggior parte della popolazione dipendeva, in modo diretto o indiretto,
dalla corte arcivescovile, partecipare alla vita della chiesa era una
necessità sociale indiscutibile, prima ancora che una professione
di fede. Per Leopold Mozart, vice maestro di cappella e incaricato d’insegnare
a suonare il violino ai ragazzi della cantoria, le cerimonie religiose
costituivano per così dire il luogo di lavoro. Mozart partecipò
fin da bambino al mestiere del padre, con mansioni corrispondenti al progressivo
sviluppo del suo meraviglioso talento. Ancora bambino, a soli undici anni,
ebbe l’onore di ricevere l’incarico dalla corte di comporre
una parte di un oratorio spirituale intitolato Il precetto del primo comandamento,
su un testo del mercante e poeta dilettante Ignaz Anton von Weiser. Se
si considera che le altre due parti dell’oratorio furono musicate
dai due compositori più in vista di Salisburgo, Michael Haydn,
fratello minore di Joseph, e il primo organista del Duomo, Cajetan Adlgasser,
si comprende facilmente quale scalpore avesse suscitato in città
il giovane prodigio. Del resto Il precetto non era neppure la prima musica
sacra composta da Mozart. Il suo primo lavoro di natura religiosa era
nato a Londra, dove a sette anni suonava il cembalo seduto sulle ginocchia
del famoso Johann Christian Bach: un mottetto sul testo God is our refuge.
Curiosamente, dunque, il primo lavoro sacro di Mozart fu scritto in inglese
e in un ambiente molto lontano dalla cattolicissima Salisburgo.
Dall’acerbo (ma tutt’altro che aspro) mottetto del bambino
di sette anni all’incompiuto Requiem conclusivo, la musica sacra
accompagnò tutta la carriera di Mozart, ma sempre nel segno della
pietà e della tolleranza.
Salisburgo non era un luogo tollerante. I severi arcivescovi succedutisi
sul trono avevano compiuto più di un atto vergognoso nella loro
storia. Appena una trentina d’anni prima che nascesse Mozart, l’Arcivescovo
aveva espulso dalla città la popolazione di fede luterana, circa
30.000 persone. Un secolo prima era toccato agli ebrei, con il consueto
corredo di persecuzioni e omicidi. Mozart fin da bambino, viaggiando per
la Germania, aveva conosciuto città ancora semidistrutte dalle
guerre di religione, aveva visto con i suoi occhi quanto fosse ancora
problematica la convivenza gomito a gomito di gente che parlava la stessa
lingua, ma professava una confessione differente. In questo Leopold fu
un padre giusto e ammirevole. Educò i figli alla religione cattolica
con molta serietà (nel caso di Nannerl, forse, anche troppa), ma
non inculcò un credo bigotto e integralista e cercò sempre
di evitare che la devozione sfociasse in fanatismo. Mozart fu un uomo
profondamente religioso, ma molto libero di pensiero. Oltre l’educazione
equilibrata ricevuta, l’influenza del mondo contemporaneo e del
pensiero illuminista fece il resto. Tutta la sua musica sacra è
informata da uno spirito di profonda tolleranza, che concepisce l’anima
dell’uomo come un denominatore comune e non come un terreno di conquista.
Nelle Messe e nelle altre musiche sacre Mozart non cercava di nascondere
il dolore e il turbamento dell’uomo di fronte al male, ma voleva
indicare come la sfera del divino potesse lenire con un gesto di perdono
le contraddizioni del mondo. Per questo non c’è musica sacra
di Mozart che non tocchi ancora da vicino il cuore sia del credente, sia
dello scettico.