giugno-luglio 2006

orchestra sinfonica nazionale RAI


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Mozart sacro
Un credente tollerante in un secolo di fanatismi

di Oreste Bossini

Robert KingMozart è cresciuto in un mondo ordinato, conformato e definito dalla vita religiosa. Oggi è difficile immaginare fino a qual punto la vita quotidiana delle persone fosse regolata sul tempo della liturgia. Le date, le ricorrenze, gli avvenimenti, qualunque forma di computo del tempo era sempre riferita al calendario dei santi e al ricorrere dei periodi liturgici. L’epistolario dei Mozart, splendido affresco del mondo settecentesco, è interpuntato dalla festa di questo o quel santo, che rimane infisso come una sorta di bandierina sulla data di un concerto o sullo svolgersi di una fiera, sull’arrivo di un plico postale o su una gita fuori porta. Le stagioni dei Mozart corrispondevano in primo luogo al divenire della liturgia, così che ogni progetto familiare e ogni impegno di lavoro era misurato sull’arrivo della Quaresima, dell’Avvento o della Pentecoste.
Salisburgo costituiva inoltre uno stato ecclesiastico, in cui il Principe era anche l’Arcivescovo della diocesi. Gli affari di stato s’intrecciavano strettamente con le vicende della chiesa, al punto che le funzioni religiose si sovrapponevano alle forme del cerimoniale politico. Dal momento che la maggior parte della popolazione dipendeva, in modo diretto o indiretto, dalla corte arcivescovile, partecipare alla vita della chiesa era una necessità sociale indiscutibile, prima ancora che una professione di fede. Per Leopold Mozart, vice maestro di cappella e incaricato d’insegnare a suonare il violino ai ragazzi della cantoria, le cerimonie religiose costituivano per così dire il luogo di lavoro. Mozart partecipò fin da bambino al mestiere del padre, con mansioni corrispondenti al progressivo sviluppo del suo meraviglioso talento. Ancora bambino, a soli undici anni, ebbe l’onore di ricevere l’incarico dalla corte di comporre una parte di un oratorio spirituale intitolato Il precetto del primo comandamento, su un testo del mercante e poeta dilettante Ignaz Anton von Weiser. Se si considera che le altre due parti dell’oratorio furono musicate dai due compositori più in vista di Salisburgo, Michael Haydn, fratello minore di Joseph, e il primo organista del Duomo, Cajetan Adlgasser, si comprende facilmente quale scalpore avesse suscitato in città il giovane prodigio. Del resto Il precetto non era neppure la prima musica sacra composta da Mozart. Il suo primo lavoro di natura religiosa era nato a Londra, dove a sette anni suonava il cembalo seduto sulle ginocchia del famoso Johann Christian Bach: un mottetto sul testo God is our refuge. Curiosamente, dunque, il primo lavoro sacro di Mozart fu scritto in inglese e in un ambiente molto lontano dalla cattolicissima Salisburgo.
Dall’acerbo (ma tutt’altro che aspro) mottetto del bambino di sette anni all’incompiuto Requiem conclusivo, la musica sacra accompagnò tutta la carriera di Mozart, ma sempre nel segno della pietà e della tolleranza.
Salisburgo non era un luogo tollerante. I severi arcivescovi succedutisi sul trono avevano compiuto più di un atto vergognoso nella loro storia. Appena una trentina d’anni prima che nascesse Mozart, l’Arcivescovo aveva espulso dalla città la popolazione di fede luterana, circa 30.000 persone. Un secolo prima era toccato agli ebrei, con il consueto corredo di persecuzioni e omicidi. Mozart fin da bambino, viaggiando per la Germania, aveva conosciuto città ancora semidistrutte dalle guerre di religione, aveva visto con i suoi occhi quanto fosse ancora problematica la convivenza gomito a gomito di gente che parlava la stessa lingua, ma professava una confessione differente. In questo Leopold fu un padre giusto e ammirevole. Educò i figli alla religione cattolica con molta serietà (nel caso di Nannerl, forse, anche troppa), ma non inculcò un credo bigotto e integralista e cercò sempre di evitare che la devozione sfociasse in fanatismo. Mozart fu un uomo profondamente religioso, ma molto libero di pensiero. Oltre l’educazione equilibrata ricevuta, l’influenza del mondo contemporaneo e del pensiero illuminista fece il resto. Tutta la sua musica sacra è informata da uno spirito di profonda tolleranza, che concepisce l’anima dell’uomo come un denominatore comune e non come un terreno di conquista. Nelle Messe e nelle altre musiche sacre Mozart non cercava di nascondere il dolore e il turbamento dell’uomo di fronte al male, ma voleva indicare come la sfera del divino potesse lenire con un gesto di perdono le contraddizioni del mondo. Per questo non c’è musica sacra di Mozart che non tocchi ancora da vicino il cuore sia del credente, sia dello scettico.




appuntamenti

mercoledì 28 giugno ore 21
giovedì 29 giugno ore 20.30

Auditorium Rai
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Coro Filarmonico «Ruggero Maghini» di Torino
Robert King direttore
Claire Booth, Carolyn Sampson soprani
James Gilchrist tenore
Peter Harvey basso
Claudio Chiavazza maestro del coro

Mozart
Sonata da chiesa
in do maggiore K. 278
Ave verum corpus, mottetto per coro, archi e organo K. 618
Regina Coeli per soli, coro e orchestra K. 108
Messa in do minore per soli, coro e orchestra K. 427