Confrontandosi
con gli entusiasmanti esiti produttivi e artistici raggiunti dal Teatro
Regio in questi anni e a fronte della drastica riduzione del Fondo Unico
per lo Spettacolo da parte dello Stato – un decremento che negli
ultimi due anni ha comportato per il Regio un minor introito di 4,4 milioni
di euro –, sembrerebbe inevitabile affacciarsi sulla Stagione d’Opera
2006-2007 con uno sguardo timoroso, magari presentando un cartellone in
tono minore, con pochi titoli, senza grandi novità e con interpreti
di secondo piano. Non sarà assolutamente così. Al contrario
della maggior parte dei teatri italiani, presentiamo infatti una stagione
di alto profilo e sicuramente di respiro europeo, con dieci titoli, quattro
nuove produzioni, artisti di valore assoluto, nuove proposte drammaturgiche
e riprese di allestimenti memorabili. Tutto ciò è possibile
grazie a una gestione sana – che ha saputo conciliare con successo
qualità, oculatezza finanziaria e seguito di pubblico –,
grazie al contributo dei Soci della Fondazione e all’intervento,
sempre più importante, dei governi locali, in particolare della
Città di Torino e della Regione Piemonte. Con quest’ultima
avviamo, a partire dalla prossima Stagione, un progetto per noi molto
stimolante: portare per la prima volta l’opera nei capoluoghi di
provincia piemontesi, producendo spettacoli particolarmente curati nell’aspetto
registico, che possano diffondere ulteriormente l’affascinante patrimonio
del teatro musicale. È un’opportunità unica per il
Teatro – che ha pensato alla creazione di nuovi allestimenti, appositamente
realizzati nei nostri laboratori di scenografia per essere facilmente
adattati ai diversi teatri – quanto per il numeroso pubblico della
Regione che, oltre a recarsi al Regio, avrà il piacere di assistere
ad alcuni titoli del grande repertorio anche nel teatro della propria
città.
Per l’inaugurazione, che vede anche quest’anno la partecipazione
del Gruppo Fondiaria Sai, abbiamo scelto di lasciare un segno forte. Un
segno di affetto nei confronti del pubblico, proponendo una delle opere
più amate; di prestigio e di creatività, affidandone la
regia e l’esecuzione musicale a grandi artisti; un segno di protesta,
scegliendo una messa in scena “nuda” per sottolineare la gravità
economica che colpisce le fondazioni liriche in Italia. Il primo titolo
della Stagione sarà dunque Turandot, con la regia di Luca Ronconi,
che ha accettato la sfida di rappresentare il popolarissimo capolavoro
di Puccini senza allestimenti scenici e costumi, spingendo al massimo
lo sforzo creativo della regia pura. È stato chiamato a dirigere
l’Orchestra del Teatro Regio il maestro cinese Lü Jia, protagonisti
Luana De Vol, José Cura, Carmen Giannattasio e Askar Abdrazakov.
Il nostro sguardo si sposta poi su un compositore che ha frequentato poco
ma con grande originalità il teatro musicale, Shostakovich, di
cui ricorre a ottobre il centenario dalla nascita. Del compositore russo
riportiamo a Torino, dopo quasi trent’anni, un coup d’essai
teatrale straordinario e profetico, tratto dall’omonimo, divertentissimo
racconto di Gogol’: Il naso, nella strabiliante e storica edizione
del Teatro Musicale da Camera di Mosca, erede diretto della grande tradizione
russa di Mejerchol’d e Stanislavski.
Della compagnia russa ospitiamo anche le masse artistiche, poiché
le compagini del Regio saranno al contempo impegnate nel nuovo progetto
realizzato dal Teatro e dalla Regione Piemonte. Il nuovo “circuito
lirico”, che raggiungerà le città di Alessandria,
Novara, Vercelli, Asti, Cuneo e Biella – oltre che Torino –
e che avrà un seguito nell’estate del 2007, viene inaugurato
con Le nozze di Figaro. Il primo capitolo della trilogia italiana di Mozart
sarà presentato in un nuovo allestimento firmato dal regista Valter
Malosti. Giuseppe Grazioli torna a dirigere il Coro e l’Orchestra
del Regio con un gruppo di interpreti molto interessante, dove trovano
posto conferme di alto livello e giovani promesse.
A conclusione di un anno universalmente dedicato al 250° anniversario
dalla nascita di Mozart mettiamo in scena Il flauto magico, con l’intento
di recuperarne l’aspetto originario di spettacolo quasi “improvvisato”.
In quest’ottica Alessandro Baricco ha creato un impianto drammaturgico
originale scrivendo ex novo tutti i dialoghi in prosa, mentre le arie
e i concertati sono stati ovviamente mantenuti nel pieno rispetto della
partitura, la cui interpretazione, nel segno della filologia, è
stata affidata a Fabio Biondi. Lungimirante la scelta, compiuta circa
un paio d’anni fa, del regista: il nuovo allestimento è stato
infatti commissionato al lituano Oskaras Korsunovas, recentemente insignito
del X Premio Europa per le Nuove Realtà Teatrali, il più
alto riconoscimento europeo assegnato al lavoro teatrale.
Nel gennaio 2007 portiamo sul palcoscenico del Regio un’opera inedita
per Torino, in una produzione mai vista in Italia: Rusalka (1901), «favola
lirica» messa in musica da Antonín Dvor?ák, nell’allestimento
iper-tecnologico dell’Opéra National de Paris firmato da
Robert Carsen. Questa toccante e struggente fiaba d’amore tra la
ninfa Rusalka e un giovane principe vedrà il ritorno al Regio del
maestro Gianandrea Noseda, nominato direttore principale del Teatro. Nel
title rôle una conferma d’alto livello con Svetla Vassileva,
applauditissima nelle produzioni olimpiche di Bohème e Manon Lescaut.
La Stagione prosegue con un dittico assai audace: non è infatti
frequente vedere accostati due compositori come Mascagni e Stravinskij,
dei quali proporremo rispettivamente Cavalleria rusticana e Œdipus
rex, con l’intento di rivalutare gli aspetti sperimentali e innovativi
della prima e di recuperare il raffinato titolo stravinskijano (l’ultima
volta al Regio nel 1966) per il quale Jean Cocteau rilesse la tragedia
di Sofocle. L’intervento di due artisti mediterranei come il regista
Roberto Andò e lo scultore e artista figurativo Mimmo Paladino
conferirà ai due nuovi allestimenti un’impronta estetica
unica, sicuramente di grande forza e impatto. Il canadese Jacques Lacombe
dirige un cast ritagliato ad hoc, con la star ungherese Ildiko Komlosi,
John Uhlenhopp, Walter Fraccaro e Lucio Gallo.
Ad aprile sarà la volta di Wagner, con uno dei titoli più
impegnativi e importanti della sua produzione, assente a Torino da trent’anni:
Tristano e Isotta (1865). È anche l’occasione per mettere
in scena un allestimento che ha fatto storia e che è stato di recente
restaurato, quello della Los Angeles Opera, con scene e costumi dell’artista
inglese David Hockney e la regia di Stephen Pickover. Per l’esecuzione
musicale abbiamo chiamato Stefan Anton Reck e interpreti wagneriani di
riferimento quali John Treleaven, Eva Johansson, Kurt Rydl, Albert Dohmen
e Lioba Braun.
Cast strepitoso, da far invidia alle migliori incisioni discografiche,
anche per L’elisir d’amore (1832) di Donizetti: Eva Mei, Juan
Diego Florez (in alternanza con Francesco Meli), Giorgio Caoduro, Nicola
Ulivieri e Gabrielle Mouhlen diretti da Antonello Allemandi. Una gioia
per le orecchie, dunque, ma anche per gli occhi con il coloratissimo allestimento
del Teatro dell’Opera di Roma firmato da Fabio Sparvoli.
Concluderemo la Stagione con il titolo, tratto da Victor Hugo, che diede
al giovane Verdi il successo internazionale, Ernani (1844), nella lettura
di Bruno Campanella, impeccabile interprete del repertorio settecentesco
e primo-ottocentesco. Assente a Torino dal 1976 e dunque mai realizzato
nel nuovo Teatro Regio, lo proponiamo nell’allestimento del Regio
di Parma per il quale Pier’Alli firma regia, scene e costumi; in
scena un invidiabile insieme di interpreti con Marco Armiliato, Daniela
Dessì, Lucio Gallo e Giacomo Prestia.
Portare avanti nuovi progetti, dando slancio alla nostra capacità
produttiva e creativa, e valorizzare le qualità professionali interne
al nostro Teatro, ci è sembrato il modo migliore per reagire ai
tagli. I problemi ai quali dobbiamo far fronte non possono considerarsi
irrilevanti, né tanto meno cancellati, ma siamo certi di poterli
affrontare: pur nel necessario contenimento dei costi, abbiamo attuato
scelte in controtendenza rispetto al panorama nazionale, senza ripiegarci
su noi stessi, senza ridurre né la programmazione né l’occupazione.
Siamo pronti quindi a vivere la prossima Stagione con passione ed entusiasmo.
Marco Tutino direttore artistico
Walter Vergnano sovrintendente