di Monica Luccisano
Appassionata, sorridente, melliflua o spigolosa. Sa concedersi virtuosismi o librarsi nell’incanto lirico. Della vita sa raccontare la poesia, la tragedia, l’ironia. La viola: vittima forse di un antico pregiudizio, è considerata una “cenerentola” di fronte al più agile e spavaldo fratello, il violino. Dunque ben venga ogni occasione di riscatto, ogni possibilità di ribaltare le classifiche. Ben venga il concerto che l’Associazione De Sono le dedica, con al centro del programma Märchenbilder, quattro episodi fiabeschi di Schumann intorno ai quali si irradiano pagine di Haendel, Vieuxtemps, Mozart e Rota, dove la viola è corteggiata ora dal violino ora dal pianoforte. Protagonisti i fratelli Altin e Jonida Tafilaj che, dopo gli studi a Durazzo, città natale, e presso l’Istituto Musicale di Aosta, si sono perfezionati grazie al sostegno della De Sono, l’uno con Danilo Rossi e Christoph Schiller, l’altra con Francesco Manara e Dora Schwarzberg. Oggi collaborano con orchestre svizzere e italiane e sono apprezzati in varie città europee. Li accompagna la pianista bulgara Irina Georgieva, la cui simile storia l’ha portata, dopo il diploma a Sofia, a perfezionarsi a Basilea con Rudolf Buchbinder e poi in giro per l’Europa. L’appuntamento del 27 giugno darà poi l’occasione di incontrare una delle più belle “creature” della De Sono, l’orchestra da camera Archi, borsisti ed ex borsisti, alcuni dei quali già affermati in orchestre stabili o in ensemble. Il colore, la trasparenza della compagine, che dal cristallo purissimo diventa un caldo manto aurorale, sembra la risultante di due forze contrapposte: la trasgressione verso l’acuto e la contrazione verso regioni oscure e profonde. Il programma regala tracce della garbata vena umoristica di Mozart e, nei brani di Anton Arenskij e Josep Suk, le sfumature del tardo Romanticismo slavo.