ottobre 2006

teatro regio


Torna all'indice dei contenuti

Il naso di Shostakovich
Surreali disavventure di un burocrate vanitoso

di Franco Pulcini

Il nasoOgni opera, al di là della vicenda, ha una sua storia e un suo destino. Il naso di Šostakovic ebbe quello di essere disprezzato, nella sua eversiva forma di grottesco operistico d´avanguardia, da un´Unione Sovietica del 1930 assetata di populismo, marce e cori retorici in lode della Rivoluzione. Dopo una manciata di esecuzioni venne accantonata in patria per quasi mezzo secolo, per ricomparirvi solo nel 1974, passate le purghe staliniane, la guerra, la vittoria sul Nazismo, lo z?danovismo, la destalinizzazione, il pantano brezneviano, a un anno dalla morte del musicista, tardivamente risarcito. La versione che va in scena a Torino è proprio l´edizione dell´Opera da Camera di Mosca che tanto fece ridere l´ormai morente Dmitrij Dmitrevic oltre trent´anni fa, e che a Torino avevamo già visto al Teatro Carignano nel gennaio del 1979. Allora Šostakovic non godeva certo – né presso la maggioranza della critica né di quella del pubblico – della gloriosa fama attuale. Ricordo che Walter Vergnano, attuale sovrintendente del Teatro Regio, che aveva organizzato la rappresentazione per l´Unione Musicale, tra l´incuriosito e il preoccupato per la novità, mi chiese di scrivere due righe promozionali per il programma generale. Non le ho ritrovate, ma dicevano più o meno che sarebbe andata in scena un´opera (e un´esecuzione, conosciuta dai dischi) di tale funambolica follia, da potersi permettere il lusso di rischiare di rifondere il prezzo del biglietto agli scontenti. In effetti fu un trionfo, e la penna pungente di Massimo Mila rilevò che la migliore manifestazione operistica di quell´anno non l´aveva organizzata il Regio, ma una società di concerti. Il naso è tratto da uno dei Racconti di Pietroburgo di Nikolaj Gogol´ (seppure con inserzioni da altri racconti), e narra le surreali disavventure di un burocrate vanitoso della Russia zarista dell´Ottocento che si risveglia una mattina senza naso. Non occorre essere Sigmund Freud per immaginare la drastica rinoplastica come una metafora dell´evirazione. Il testo si fonda sulle angosce personali di quest´uomo, preoccupato per il suo aspetto fisico compromesso da tale tragicomica menomazione. Il naso staccato dal volto si trasforma poi in un personaggio reale, e le cose si complicano...
Il naso è l´esordio operistico di un genio musicale di ventiquattro anni che ha deciso di cimentarsi nel genere dell´opera grottesco-satirica con i mezzi musicali moderni da lui conosciuti. Lo stile del Naso – basato sulla comicità della dissonanza – non guarda solo a Stravinskij, ma soprattutto a Hindemith, e la disinvolta commistione con generi popolareschi e folcloristici, ma anche di dottissimo contrappunto, ne fa un unicum nel panorama mondiale. Anche nell´opera successiva, Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk (con cui si conclude prima dei trent´anni la carriera operistica del Nostro, stroncata sul nascere dalla censura) Šostakovic proseguirà il filone satirico, sebbene con maggiore realismo e una più composta aderenza ai canoni tradizionali russi. Ma nel Naso vibra pure una parte importante della ricerca artistica russa: quella del teatro di regia. Il giovane Dmitrij aveva collaborato con il regista Vsevolod Mejerchol´d e con Vladimir Majakovskij, assorbendone gli umori. Le tecniche di recitazione – il realismo stravolto dei dialoghi – e di montaggio drammaturgico derivano da queste esperienze. La musicalità stridente del libretto accumula fonemi, allitterazioni, catene di consonanti dure e sibilanti. Il caos verbale organizzato, l´effetto di abnorme cicaleccio sono le parti che colpiscono immediatamente in quest´opera che comprende circa sessanta personaggi (nel settimo quadro sono in scena ventisette cantanti). L´orchestra è "da camera" ma suona con tale caleidoscopica varietà da non rimpiangerne una grande. Chissà se ci farà l´effetto indimenticabile di allora?