di Anna Parvopassu
Costa
Rica 1983, Italia 2004. Tra queste coordinate sta un segmento importante
della vita di Martino José Scovacricchi, nato in America centrale
da padre italiano e madre costaricana e diplomatosi in sassofono classico
al Conservatorio di Torino. Perfezionatosi alla Royal Academy di Londra,
è borsista dell´Associazione per la Musica De Sono, per cui
si esibirà in concerto al Conservatorio il 23 ottobre.
Che peso ha avuto nella sua vita la doppia appartenenza culturale?
«Mi ha sempre influenzato profondamente. Sono stato a contatto con realtà
diverse che ho cercato di confrontare e interiorizzare. Artisticamente
mi sono formato più in Italia che in Costa Rica. Ma la musica latina
è parte integrante di me, sempre di più col passare degli
anni».
A Torino suonerà il suo Melancolia Feliz, eseguito per
la prima volta nel 2005 a Cambridge, durante il Festival Composition in
Africa and the Diaspora. Che cosa rappresenta per lei?
«È la mia prima composizione e credo rifletta bene la mia duplice
identità, il contrasto e l´equilibrio tra peculiarità
diverse, tra felicità e malinconia. Rappresenta quella condizione
d´animo transitoria in cui ci si ritrova spesso, dove i pensieri
fluiscono senza sosta, fuori dal tempo, e alla fine ci si accorge che
il sentimento di nostalgia provato non è che l´inizio di
un momento felice».
Allo studio del sassofono ha di recente affiancato quello del
violoncello. Sul palco del Conservatorio si esibirà con entrambi.
Qual è il filo rosso?
«Sono strumenti che raramente si vedono insieme, ma che in realtà
danno vita a interessanti commistioni sonore. Mi piacciono in modo differente.
La tristezza del suono del violoncello m´incanta ogni volta, penetra
all´interno del corpo quasi come se parlasse. Il sassofono è
agile e provocante, ma allo stesso tempo molto dolce. Sarà un concerto
insolito e stimolante. Qualcosa di nuovo, che intreccia Bach alla musica
contemporanea».