di Oreste Bossini
A
distanza di oltre trent´anni dalla morte e di quindici dalla dissoluzione
dell´Unione Sovietica, sembra ancora lontano il tempo in cui la
figura di Sostakovic sarà considerata in maniera univoca. L´attualità
della sua musica, un tempo dileggiata dagli esponenti dell´avanguardia
per non aver mai cessato di essere tonale, è testimoniata dal crescente
successo presso il pubblico, a cui fa riscontro l´interesse quasi
morboso degli studiosi. Tuttavia non esiste un autore del Novecento, neppure
il "nazista" Carl Orff, che abbia diviso i critici in modo così
accanito, a causa della sua posizione rispetto al regime totalitario in
cui ha operato. Qualunque discorso su Sostakovic si trasforma quasi sempre
in una polemica politica. Le colpe del Comunismo ricadono anche su di
lui o no?
Sostakovic ha senza dubbio rappresentato il simbolo stesso della musica
sovietica. Nessuno ha incarnato meglio, in ogni fase della sua vita, comprese
quelle più difficili, il modello esemplare del compositore di regime.
Ne fu ripagato con un´infinita serie di onorificenze, cariche, premi
e vari benefici di nomenklatura. Per paradosso, tanto più i burocrati
del regime gli lisciavano la schiena con il bastone, quanto più
Stalin in persona gli allungava una carota. Al tempo stesso, l´immagine
di Sostakovic si è nel frattempo rovesciata nel suo opposto, trasformando
il musicista in una sorta di emblema della resistenza silenziosa al dispotismo
sovietico, soprattutto a partire dalla pubblicazione in Occidente, nel
1979, di Testimony: The Memoirs of Sostakovich. Il libro di Solomon Volkov
ha dato la stura a un infinito dibattito sul vero significato di ciascuna
nota delle sue partiture. La questione Sostakovic, circoscritta in un
primo tempo nell´ambito dei russi emigrati in Occidente, è
dilagata dopo la caduta del Muro in tutti i settori della vita musicale,
attecchendo particolarmente bene nelle università americane. Per
citare un esempio della ossessiva ars interpretandi della musica di Sostakovic,
la musicologa Sof´ja Chentova, la sua biografa "ufficiale"
sovietica, ha sostenuto che l´opera incompiuta I giocatori, abbozzata
nel 1942, di cui è rimasto il tronco isolato dell´Atto I,
costituisse una parodia della Conferenza di Monaco del 1938, in cui Hitler,
Mussolini, Daladier e Chamberlain avevano deciso le sorti della Cecoslovacchia.
Come si vede, persino la musicologia ortodossa sovietica ricorreva per
la musica di Sostakovic al doppio livello di lettura.
Forse val la pena di ascoltare un filosofo, Leo Strauss, che in varie
occasioni ha riflettuto sul tema del rapporto tra cultura e totalitarismo.
Strauss, emigrato nel 1938 negli Stati Uniti per sfuggire alla persecuzione
nazista, conosceva bene l´attualità di questo problema. In
un saggio dedicato al rapporto tra linguaggio e dispotismo, Strauss metteva
in evidenza come il rapporto tra "essoterico" (cioè pubblico)
ed "esoterico" (cioè segreto) non riguardasse soltanto
i filosofi antichi, a cominciare da Platone, ma che la distinzione fosse
rimasta viva anche nel pensiero moderno. Il pensiero esoterico, per essere
veramente efficace, aveva spesso assunto le forme di quello essoterico.
Citava il caso di Leibniz, la cui vera opinione sulla dannazione eterna,
per un principio di giusta "prudenza" filosofica, era stata
mascherata dietro l´apparente difesa del dogma religioso della Chiesa.
«Persino all´ingegno più acuto – aveva scritto Lessing di
Leibniz – risulta spesso molto arduo scoprire il suo vero pensiero».
La frase sembra particolarmente appropriata anche nel caso di Sostakovic,
specie considerando la difficoltà di attribuire a fenomeni musicali
non verbali concetti astratti come ironia o stili sfuggenti come quello
della parodia.
In realtà il dibattito acceso attorno all´interpretazione
dei lavori più controversi di Sostakovic, dimostra soprattutto
la complessità della sua figura d´artista e l´urgenza
di rileggere la sua opera con animo meno influenzato da fattori contingenti
e da animosità revisionista. Torino Settembre Musica potrebbe svolgere
una funzione molto utile in questo senso, specie con la presentazione
della nuovissima edizione italiana dell´Epistolario di Sostakovic,
curata da una studiosa d´autorità indiscussa qual è
Elizabeth Wilson.
sabato 9 settembre Conservatorio ore 16
Presentazione del volume Epistolario di Sostakovic a cura di
Elizabeth Wilson edito da Il Saggiatore
ore 17
Xenia Ensemble
Andrea Manco flauto
Michele Marelli clarinetto
Fulvio Albano sassofono
Daniele Gaido tromba Caroline Weichert
pianoforte
Eugenio Allegri letture
ore 21
Boris Petrushansky pianoforte
Cristina Casillo soprano
Svetlana Sidorova mezzosoprano
Maxim Mikhailov basso
Quartetto d´archi di Torino