settembre 2006

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Larsen & Friends
I giochi con l´alfabeto della Praga modernista

di Fabrizio Festa

Abeceda si traduce, dal ceco, con "alfabeto". Parola affascinante, il cui potere di seduzione si è esercitato costantemente nell´evoluzione delle culture in ogni parte del globo, ben al di là della funzione strettamente linguistica dell´alfabeto medesimo. L´alfabeto, inteso qui come un insieme definito di grafemi, che rimandano però, sia dal punto di vista iconico sia da quello fonetico, ad altre tabelle semantiche, e quindi permette di tessere relazioni che sono sia simboliche, sia metaforiche, sia analitiche, attrae spontaneamente ogni genere d´artista. Quel che affascina è l´infinita serie di possibilità combinatorie (tanto naturali, quanto artificiali). E l´arte combinatoria è uno degli strumenti operativi (o forse, è lo strumento operativo) di qualsiasi artista. In fondo, l´artista combina i suoi "segni". Al livello più semplice, si limita a combinare i "segni" di pertinenza del linguaggio che predilige: note, lettere, icone, e così via. Un livello gestito da regole grammaticali e sintattiche, a loro volta espresse secondo sistemi di segni, spesso più complessi. L´artista, però, apprezza quanto il collega coltiva nell´orto vicino al suo. Il poeta ascolta il musicista, che osserva ammirato i quadri del pittore, a sua volta divoratore di romanzi. Poi c´è il cinema, che è già l´esito di una sommatoria di linguaggi diversi. E la danza, e l´opera lirica, e persino la fotografia, per non parlare dell´architettura e dell´urbanistica (anche questa per molti versi apparentata all´universo delle arti). Insomma, all´artista il gioco cabalistico di evocare con un segno un simbolo piace. Anzi, se ne compiace spesso e volentieri, oscillando tra l´ironia dell´enigma fino all´esoterismo ermetico delle sinestesie impossibili. Se poi questi artisti vivono a Praga (non a caso, la città del Golem) l´arte di combinare i segni assume una sfumatura magica: il mago è il manipolatore, colui che, grazie alla sua scienza (tutta costruita su segni come apprendiamo dalla mnemotecnica rinascimentale), avvicina e mette in comunicazione ciò che è distante, e lo utilizza ai suoi fini. Questo è ciò che si proponevano probabilmente gli artisti del gruppo Devetsil, collettivo praghese d´ispirazione modernista che agì tra il 1920 e il 1931. Nel 1926 pubblica appunto abeceda, che appare subito come il punto di riferimento dell´avanguardia europea, e soprattutto di quei movimenti che intendono trasformare radicalmente la funzione del linguaggio (partendo appunto dalle sue radici, l´alfabeto), trasformandolo fino ad adeguarlo ai tempi. Di qualsiasi linguaggio, ovviamente. Al poeta Vitezslav Nezval il compito di costruire la struttura del testo, che infatti si compone di una serie di quartine rimate, ordinate secondo la sequenza dell´alfabeto latino. Per ciascuna lettera Karel Teige elabora una sorta di collage fotografico sfruttando le immagini di Karel Paspa, di matrice costruttivistica. Infine, la coreografa e ballerina Milada Mayerova ha il compito di portarlo in scena, costruendo performance fatte di recitazione, danza e teatro, il cui debutto avvenne l´anno stesso della pubblicazione del testo. Adesso l´ensemble Larsen aggiunge il suo alfabeto all´insieme degli alfabeti che gli artisti praghesi elaborarono all´epoca. Dunque, si tratta di una sorta di ricombinazione, di un ri-calcolo linguistico, con una forte connotazione emotiva. D´altronde, il gioco segnico funziona solo e soltanto se ha la capacità di suscitare emozioni (nel rinascimento, si sarebbe detto di eccitare fantasmi). Che poi dal Golem, per restare in ambito praghese, si sia giunti al Robot è solo, e non per caso, un segno dei tempi.





appuntamenti

venerdì 15 settembre Teatro Colosseo ore 23

Larsen & Friends
Abeceda

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