settembre 2006

unionemusicale


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Krystian Zimerman, il magico evocatore di fantasmi

Krystia ZimermanIl recital pianistico, tra le diverse opportunità che ci offre il ricco repertorio della musica da camera, certamente si distingue per alcune caratteristiche, di cui oggi forse non abbiamo più una percezione diretta e immediata. Prima di entrare nel merito è bene dire che proprio l´eccellenza dei pianisti (e nel novero dei migliori in cima sta senza dubbio alcuno proprio Zimerman) ha finito per porre in ombra tali peculiarità, portando il pubblico più smaliziato di oggi a concentrarsi sugli aspetti interpretativi, piuttosto che su altri, al momento dell´ascolto. Eppure, il recital pianistico possiede una dote forse unica nel pur variegato universo musicale: è insieme il frutto di una rivoluzione estetica e politica, che chiamiamo non a caso industriale, e al tempo stesso esprime – sotterraneamente, tra le pieghe del suono, all´ombra di quei tendaggi che certa iconografia ottocentesca voleva cascassero fino a lambire, languidi, ma avvolgenti, il virtuoso di turno – il rinnovarsi di una continuità, quella con il Rinascimento magico, apparentemente così distante dai nostri giorni.
Entra Zimerman, pochi passi decisi, il portamento sicuro e vagamente nobile di chi sa che essere un artista comporta anche alcune precise responsabilità. Un rispettoso inchino, ed ecco il gesto del sedersi e aggiustare il seggiolino, che improvvisamente ci riporta alla dimensione concreta della performance, quella stessa che, a brevissimo, non appena le dita toccheranno la tastiera, Zimerman cercherà (riuscendoci, non abbiamo dubbi su questo) di farci dimenticare.
In fondo, quella che lui controlla con tanta abilità è una macchina. Il pianoforte è meccanico: martelli, leve, tiranti, tasti. Eppure vibra di un´intensità che rende evanescente la brutalità del meccanismo. Le dita del pianista, quelle eccezionali di Zimerman, obbediscono a impulsi elettrici che obbligano muscoli e articolazioni a compiere gesti tutto sommato elementari. I cui esiti, però, sono straordinari, nel senso letterale del termine. «D´altronde, per ottenere un effetto, è sempre necessario che nel recitante vi sia concentrazione di spirito e rappresentazione della forma che egli desidera veder realizzarsi in atto nella materia grazie all´emissione dei suoni».
Così al-Kindi, il grande filosofo arabo, pur parlando di magia (della magia manipolatoria e scientifica del Medioevo, nel suo fondamentale De Radiis) traccia un ritratto, che meglio non potrebbe attagliarsi al musicista. Zimerman è per l´appunto questo "recitante concentrato", la cui coerenza artistica si dipana nel gesto pianistico, trasformandosi in fascino che incanta. Non possiamo dire di sapere quali "fantasmi" (per usare un termine caro proprio al Rinascimento, e che da Ficino a Bruno è giunto fino a oggi tornando ad apparire persino nella fisica quantistica) vorrebbe veder evocati e poi imprimere nelle anime nostre durante i suoi concerti. Possiamo affermare, in ogni caso e per esperienza diretta, che l´apparente modestia del suo agire, la concentrazione massima che riduce al minimo il movimento, finisce per produrre un´eccezionale energia sonora, efficacissima nel suo dispiegare la magia (ed ecco ancora una volta il legame con la vitalissima, ma nascosta, ma occulta, filosofia rinascimentale).
Molto più efficace, quella del pianista, di altre forme di drammatizzazione: quella del funambolo sospirante, o dell´ispirato con vocalizzo al seguito, o di quei martellatori che ci ricordano appunto (negandosi così l´accesso al regno dello spirito) che il pianoforte è uno strumento a percussione. Zimerman, invece, evoca e ci fa vedere la musica, ne esalta la suggestione in termini che sono paradossalmente analitici e sintetici. Perché fissa nel suo tempo questo o quel autore, eppure li propone alla nostra quotidianità senza sforzo. Come si addice a un mago, per il quale lo spazio e il tempo sono categorie del mondo elementare, che lui, il mago, ha imparato a superare proprio evocando le rappresentazioni che a noi, pubblico, vorrebbe mostrare. In fondo, la forza e la vitalità dell´arte dei suoni stanno tutte nell´essere la musica un´arte che ha solo il presente, e può guardare, a dispetto di qualsiasi filologia, solo al futuro. Dietro le spalle resta un´eco via via sempre più flebile, che tende all´aura quando il pianista ha finito, si alza, e concluso il suo recital, terminato l´ultimo bis, lascia che siano proprio i "fantasmi" da lui evocati – sensazioni, immagini, a volte persino ricordi – a sovrapporsi alla realtà, che ora e per sempre sarà per ciascuno di noi più ricca grazie a quel mago, che ha saputo eccitare la nostra fantasia. (f.fe.)





appuntamenti

mercoledì 27 settembre Auditorium del Lingotto
ore 21
Krystian Zimerman pianoforte

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