L´Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai presenta la sua tredicesima
stagione lasciandosi finalmente alle spalle la lunga fase di provvisorietà
in cui era entrata pochissimo tempo dopo la sua formazione. Dal gennaio
2006 programmiamo, proviamo e suoniamo i nostri concerti nell´Auditorium
di piazza Rossaro: sede storica dei concerti Rai a Torino, anche logisticamente
collegata alla maggior parte delle altre istituzioni musicali e di spettacolo
della città, familiare al pubblico che lo frequentava in carne
e ossa da più di mezzo secolo come agli innumerevoli spettatori
della televisione. Un recupero di normalità che oltre a saziare
un´esigenza avvertita anche duramente dai musicisti dell´orchestra
ci apre nuove possibilità per quanto riguarda il servizio che sentiamo
di dover svolgere nei confronti del pubblico. Un recupero di regolarità
che ci aiuta a guardare al futuro con ambizioni ancora maggiori.
E al futuro guardiamo anche con questa serie di ventotto concerti sinfonici.
Anzitutto per lo spazio dedicato alla musica contemporanea. Le tre edizioni
di Rai NuovaMusica che abbiamo alle spalle hanno consolidato il ruolo
dell´Osn Rai come punto di riferimento insostituibile nel panorama
italiano. La crescita costante degli ascoltatori e l´incoraggiamento
straordinario datoci dal Premio «Abbiati» si sono rispecchiati nell´invito
al Festival di Salisburgo 2006 per la prima assoluta della nuova versione
di Gogo No Eiko di Hans Werner Henze, e nelle collaborazioni sempre più
frequenti alle rassegne più importanti in questo campo, dalla Biennale
di Venezia a Milano Musica, a quel Torino Settembre Musica che costituisce
il nostro interlocutore più importante e solidale in città.
Anche in questo cartellone figurano dunque prime assolute e prime italiane,
con la presenza in prima persona come direttori, interpreti di musiche
proprie e altrui, di due fra i massimi compositori di oggi, Krzysztof
Penderecki e Peter Eötvös: esponenti di generazioni e orientamenti artistici
diversi, a testimoniare l´imparzialità attenta con la quale
ci rivolgiamo alla cultura attuale.
Bilancia questo impegno la ricognizione instancabile del grande repertorio:
da Bach, saldatura formidabile fra l´età barocca e quel sinfonismo
moderno che ha il suo capostipite nel nostro caro e sempre presente Haydn,
a Mozart, Beethoven, Schumann, Brahms, Bruckner, Mahler e Strauss. Gli
amici inseparabili di un´orchestra sinfonica innervano anche quest´anno
la nostra programmazione, insieme con autori meno consueti o meno inseriti
nella tradizione storica europea: i ritorni periodici dei massimi capolavori,
affidati ogni volta a interpreti anagraficamente e culturalmente diversi
e affiancati alla proposta di cose nuove o in qualche misura anomale ci
consentiranno, nel confronto tra letture differenti, un ulteriore arricchimento
culturale. Tra gli interpreti, molti i nomi familiari al nostro pubblico:
in testa a tutti Rafael Frühbeck de Burgos, che corona il suo secondo
triennio come direttore principale con uno dei capolavori operistici della
sua cultura d´origine, La vida breve di Manuel de Falla; Jeffrey
Tate, il nostro direttore onorario, che continua a proporci programmi
fra i più stimolanti e ricchi di fascino. Molti i nomi nuovi, da
quelli di favolosa celebrità, come Daniel Barenboim, che siamo
orgogliosi di poter ospitare come pianista, ai tanti giovani che per una
scelta precisa coinvolgiamo in numero sempre maggiore nella nostra attività,
e che in molti casi salgono sul nostro podio o collaborano con noi come
solisti per la prima volta. Certezza e proposte, coerenza e verità:
estremi solo apparentemente opposti, in realtà complementari, tra
i quali oscilla il lavoro artistico di un´orchestra che chiede,
e ha diritto, di essere riconosciuta come una delle componenti più
dinamiche e attive della cultura musicale del nostro paese.