Terreni poco battuti e culture di confine. Ecco la novità di
quest´anno: il cartellone della «Stefano Tempia» esplora, affiancando
a percorsi consueti, legati all´attività del coro e al repertorio
sette-ottocentesco, un ciclo di appuntamenti con musiche "altre",
ai margini e oltre l´Europa.
«Il titolo è emblematico: Note dal mondo – spiega Massimo Peiretti,
al suo sesto anno di direzione artistica – esprime la volontà di
recuperare il filo rosso delle diverse culture e tradizioni musicali.
Sono molti i linguaggi espressivi che toccano differenti corde dell´animo,
che vibrano attraverso una gamma vasta di strumenti, dalla voce popolare
al tema religioso, dalla musica danzante, fra polka irlandese e bossa-nova
brasiliana, al jazz della west-coast, fino all´antica musica ebraica».
Facciamo un passo indietro, maestro. Che cosa è cambiato
in questi sei anni?
«Il principale fronte sul quale abbiamo lavorato è l´aspetto
qualitativo. Ormai mettere a fuoco l´eccellenza di una compagine
corale è indispensabile. Una volta creata questa solida base, che
è la storia dell´Accademia, la nostra indagine sul passato,
pur assumendo la giusta cura filologica, non è sovraccarica di
retorica o di rigide strutture. Per questo è non solo possibile,
ma anche logico rivolgere lo sguardo intorno a noi. È coraggioso
e doveroso».
L´Accademia è un polo di aggregazione e di perfezionamento:
alcuni artisti ospiti sono chiamati a tenere masterclass, altri a potenziare
le energie. Quindi l´obiettivo della Stagione è un percorso
musicale libero nel tempo e nello spazio?
«Se posso accostare nella stessa stagione le opere di Mozart alla musica
etnica o il jazz al Romanticismo, e il pubblico risponde positivamente
a questa sollecitazione, sarà possibile anche accostarli nello
stesso concerto, perché no? Le categorie non hanno più senso,
come i confini. Non esiste musica colta o extra-colta, leggera o "seria",
popolare o "nobile": esiste musica bella e su quel criterio
ogni contaminazione è lecita». (m.l.)