settembre 2006

antidogma musica


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Guido Maria Guida e Antidogma Musica
Schoenberg e Wagner, tra intelligenza e rigore

di Gianni Nuti

Schoenberg

Maestro Guida, a due anni dal suo insediamento alla presidenza di Antidogma Musica, come qualificherebbe il suo contributo?
«Anzitutto il mio è un ritorno, essendo stato tra i fondatori dell´Associazione; sono subentrato a Dora Filippone dopo ventotto anni di reggenza, durante i quali molto è stato fatto in tutto il mondo, con intelligenza e rigore. Le scelte e le strategie odierne nascono da un libero confronto di idee con Enrico Correggia, mio indimenticato maestro e oggi solido amico, nella direzione della continuità, in particolare rispetto al filone dei temi letterari sviluppati nella musica a partire dall´età romantica fino a tutto il Novecento».

Anche il concerto del 17 ottobre segue questo orientamento?
«In modo sottile, un po´ implicito: abbiamo accostato due capolavori come la Kammersymphonie op. 9, visione retrospettiva che Schoenberg rivolge verso il mondo wagneriano dopo aver compiuto alcuni decisivi passi rivoluzionari nell´evoluzione del linguaggio compositivo, e l´Idillio di Sigfrido, unica opera di Wagner concepita per un organico cameristico, composta sui temi più luminosi e sereni dell´intera Tetralogia, legati a una suggestione narrativa: l´amore tra Brunilde e il principe guerriero».

Quali sono i comuni denominatori tra le due opere?
«Il più esteriore è una certa affinità tra gli organici – fiati e quintetto d´archi –, quello profondo ha a che fare con l´espressione condivisa di uno stato di crisi dei linguaggi, che tende a forzare i confini delle regole del vecchio mondo senza azzardare salti definitivi nel nuovo. La situazione transizionale è portatrice di tensioni estreme, di arditezze strumentali impervie, indirizza verso l´ascoltatore un appello alla mobilitazione piena».

WagnerCon quali difformità?
«Se Wagner impiega lo strumento classico della variazione su tutti i parametri curvando i temi su obiettivi narrativi e psicologici, Schoenberg manipola il materiale sonoro rivendicandone l´autonomia da ogni altra forma d´arte: completa tutto l´orizzonte cromatico usando un espediente tecnico come un accordo per intervalli di quarta sovrapposti, riprende la forma-sonata, ma scarnificandola in un aforisma, affila i timbri del gruppo orchestrale con crudezza. Il paradosso è che la sua opera non parla dell´uomo meno di quella del suo predecessore».