di Gianni Nuti
Maestro Guida, a due anni dal suo insediamento alla presidenza
di Antidogma Musica, come qualificherebbe il suo contributo?
«Anzitutto il mio è un ritorno, essendo stato tra i fondatori dell´Associazione;
sono subentrato a Dora Filippone dopo ventotto anni di reggenza, durante
i quali molto è stato fatto in tutto il mondo, con intelligenza
e rigore. Le scelte e le strategie odierne nascono da un libero confronto
di idee con Enrico Correggia, mio indimenticato maestro e oggi solido
amico, nella direzione della continuità, in particolare rispetto
al filone dei temi letterari sviluppati nella musica a partire dall´età
romantica fino a tutto il Novecento».
Anche il concerto del 17 ottobre segue questo orientamento?
«In modo sottile, un po´ implicito: abbiamo accostato due capolavori
come la Kammersymphonie op. 9, visione retrospettiva che Schoenberg rivolge
verso il mondo wagneriano dopo aver compiuto alcuni decisivi passi rivoluzionari
nell´evoluzione del linguaggio compositivo, e l´Idillio di
Sigfrido, unica opera di Wagner concepita per un organico cameristico,
composta sui temi più luminosi e sereni dell´intera Tetralogia,
legati a una suggestione narrativa: l´amore tra Brunilde e il principe
guerriero».
Quali sono i comuni denominatori tra le due opere?
«Il più esteriore è una certa affinità tra gli organici
– fiati e quintetto d´archi –, quello profondo ha a che fare con
l´espressione condivisa di uno stato di crisi dei linguaggi, che
tende a forzare i confini delle regole del vecchio mondo senza azzardare
salti definitivi nel nuovo. La situazione transizionale è portatrice
di tensioni estreme, di arditezze strumentali impervie, indirizza verso
l´ascoltatore un appello alla mobilitazione piena».
Con
quali difformità?
«Se Wagner impiega lo strumento classico della variazione su tutti i parametri
curvando i temi su obiettivi narrativi e psicologici, Schoenberg manipola
il materiale sonoro rivendicandone l´autonomia da ogni altra forma
d´arte: completa tutto l´orizzonte cromatico usando un espediente
tecnico come un accordo per intervalli di quarta sovrapposti, riprende
la forma-sonata, ma scarnificandola in un aforisma, affila i timbri del
gruppo orchestrale con crudezza. Il paradosso è che la sua opera
non parla dell´uomo meno di quella del suo predecessore».