aprile 2007

teatro regio


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Stephen Pickover
«Un Tristano sinestetico, per "vedere" la musica»

Tristano e IsottaApproda al Regio l´allestimento del Tristano firmato dal regista newyorchese Stephen Pickover, attivo al Met e in molte sale d´oltreoceano nel teatro lirico come in quello di prosa e nel musical. L´abbiamo interpellato sulle aspettative che il pubblico torinese è autorizzato a nutrire.

Quali sono le linee guida di questa produzione? Quale Tristano dobbiamo attenderci?
«L´allestimento non è improvvisato, ma proviene da una storia complessa e dinamica iniziata dalla première, coronata da grande successo, nel 1987 alla Los Angeles Opera, dove io stesso ho ripreso lo spettacolo dieci anni dopo. Una peculiarità che lo caratterizza sono le scene e i costumi di David Hockney: luminosi, arditi, coloratissimi, vogliono realizzare un´esperienza sinestetica, ossia "vedere" la musica con il contributo di un altro apporto determinante, quello delle luci. Qui si potrà sperimentare l´aspetto inedito della produzione, perché a Torino mi avvarrò di un diverso light designer (Andrea Anfossi n.d.r.): sono dunque certo che sarà un Tristano diverso sotto l´aspetto visivo, il che mi consentirà di affrontare l´opera in termini rinnovati. Chiederò agli spettatori di "vedere" e "ascoltare" la musica attraverso l´occhio mentale prismatico del pittore, che può trasportarci in un mondo che non è il nostro. Grazie a un´iconografia fiabesca in qualche modo universale e dunque familiare, saremo liberi di concentrarci sulla musica e sul dramma, sulla tortura del desiderio e sulla liberazione raggiunta attraverso la morte».

Con che spirito un regista mette in scena oggi il Tristano?
«Il valore universale di questo capolavoro, col quale Wagner reputava di aver raggiunto buona parte dei suoi intendimenti rispetto alla teoria del dramma musicale, è tanto significativo e stimolante per un pubblico moderno quanto lo era centocinquant´anni fa. Una fortuna per un regista. Penso che occorra tenere conto, in un allestimento del Tristano, del peso che la filosofia di Schopenhauer e il pensiero buddista hanno in tutto il dramma. Mi pare che la discussione metafisica sul conflitto tra il giorno e la notte, sulla sofferenza umana causata dal desiderio infinito e sulla negazione della volontà che porta alla conoscenza sia un elemento assolutamente imprescindibile».

Chi sono il Tristano e l´Isotta che metterà in scena?
«Sono come elementi obbligati a esistere in uno stato innaturale, costretti allo stato solido quando dovrebbero essere liquidi. Per questo aspirano disperatamente all´amore, a una fusione intellettuale, emotiva e spirituale che finalmente li unisca, permettendo loro di formare un essere solo. Il loro amore è il desiderio intimo di Wagner, il quale scrisse a Liszt che, non avendo mai provato nella sua vita la gioia del vero amore, aveva deciso di erigere al suo sogno più bello un monumento in cui l´amore sarebbe stato appagato compiutamente». (r.m.)