Approda
al Regio l´allestimento del Tristano firmato dal regista newyorchese
Stephen Pickover, attivo al Met e in molte sale d´oltreoceano nel
teatro lirico come in quello di prosa e nel musical. L´abbiamo interpellato
sulle aspettative che il pubblico torinese è autorizzato a nutrire.
Quali sono le linee guida di questa produzione? Quale Tristano
dobbiamo attenderci?
«L´allestimento non è improvvisato, ma proviene da una storia
complessa e dinamica iniziata dalla première, coronata da grande
successo, nel 1987 alla Los Angeles Opera, dove io stesso ho ripreso lo
spettacolo dieci anni dopo. Una peculiarità che lo caratterizza
sono le scene e i costumi di David Hockney: luminosi, arditi, coloratissimi,
vogliono realizzare un´esperienza sinestetica, ossia "vedere"
la musica con il contributo di un altro apporto determinante, quello delle
luci. Qui si potrà sperimentare l´aspetto inedito della produzione,
perché a Torino mi avvarrò di un diverso light designer
(Andrea Anfossi n.d.r.): sono dunque certo che sarà un Tristano
diverso sotto l´aspetto visivo, il che mi consentirà di affrontare
l´opera in termini rinnovati. Chiederò agli spettatori di
"vedere" e "ascoltare" la musica attraverso l´occhio
mentale prismatico del pittore, che può trasportarci in un mondo
che non è il nostro. Grazie a un´iconografia fiabesca in
qualche modo universale e dunque familiare, saremo liberi di concentrarci
sulla musica e sul dramma, sulla tortura del desiderio e sulla liberazione
raggiunta attraverso la morte».
Con che spirito un regista mette in scena oggi il Tristano?
«Il valore universale di questo capolavoro, col quale Wagner reputava
di aver raggiunto buona parte dei suoi intendimenti rispetto alla teoria
del dramma musicale, è tanto significativo e stimolante per un
pubblico moderno quanto lo era centocinquant´anni fa. Una fortuna
per un regista. Penso che occorra tenere conto, in un allestimento del
Tristano, del peso che la filosofia di Schopenhauer e il pensiero buddista
hanno in tutto il dramma. Mi pare che la discussione metafisica sul conflitto
tra il giorno e la notte, sulla sofferenza umana causata dal desiderio
infinito e sulla negazione della volontà che porta alla conoscenza
sia un elemento assolutamente imprescindibile».
Chi sono il Tristano e l´Isotta che metterà in
scena?
«Sono come elementi obbligati a esistere in uno stato innaturale, costretti
allo stato solido quando dovrebbero essere liquidi. Per questo aspirano
disperatamente all´amore, a una fusione intellettuale, emotiva e
spirituale che finalmente li unisca, permettendo loro di formare un essere
solo. Il loro amore è il desiderio intimo di Wagner, il quale scrisse
a Liszt che, non avendo mai provato nella sua vita la gioia del vero amore,
aveva deciso di erigere al suo sogno più bello un monumento in
cui l´amore sarebbe stato appagato compiutamente». (r.m.)