«Semplicemente
ero predestinato a fare il pianista». Non c´è altra spiegazione.
Nikolai Lugansky lo dichiara con la massima naturalezza. D´altra
parte, come si fa a pensare che non sia predestinato alla carriera pianistica
un bambino che alla sua prima lezione di musica esegue a memoria una Sonata
di Beethoven imparata a orecchio? A sei anni, Lugansky non sapeva nemmeno
come fosse fatto un pentagramma, ma suonava già opere che si portano
all´esame finale di Conservatorio. Nato a Mosca nel 1972, deve molto
alla sua straordinaria insegnante, Tatiana Nikolaeva, la pianista, tanto
per dirne una, che ha ispirato a S?ostakovic? la composizione dei 24 Preludi
e fughe per pianoforte. È stata lei a coltivare per nove anni il
talento di Lugansky nelle aule del Conservatorio di Mosca. La sua ultima
emozionante intervista del 1993 indica proprio in quel giovane interprete
il futuro del grande pianismo russo. Nello stesso anno Lugansky veniva
coinvolto in un grave incidente, che gli impediva di suonare per diversi
mesi. Un disastro per un pianista che stava per iscriversi al Concorso
«C?ajkovskij». Magari un altro avrebbe mollato tutto, trovando una perfetta
scusa per mandare a monte i suoi sogni impossibili. Ma Lugansky non era
il tipo. Al Concorso decise di andarci lo stesso e – guarda un po´–
vinse il primo premio assoluto. Era l´inizio di una carriera fulminante.
Nel giro di pochi anni tutte le più grandi sale del mondo avrebbero
conosciuto quei lineamenti da ragazzino per bene, che nascondono una straordinaria
maturità artistica. Lugansky entra con calma, si avvicina al pianoforte
con una modestia disarmante, e poi tira fuori un temperamento vulcanico,
aggredisce l´ascoltatore con la sua arte. Cosa ci volete fare: noi
ci emozioniamo, per lui è la cosa più normale del mondo.
(a.m.)