di Michele Torassa e Walter Vergnano
I
contratti, l’amministrazione, i documenti, i volantini e i programmi
dell’Unione Musicale Studentesca nel 1946 giacevano ben riposti
sotto un letto singolo in corso Lecce, a Torino, al numero 42, terzo piano
senza ascensore, di nascosto dai genitori, contrari ai fermenti culturali
di Giorgio, studente del liceo Cavour, II C, che diceva: «Ad alcune
cose fondamentali pensiamo nel condurre l’attività dell’Associazione:
dare allo studente musica ben eseguita, renderne facile la comprensione
illustrandola con semplicità, annullare quelle barriere incomprensibili
che purtroppo esistono tra musica e studente».
Addirittura banale nella splendida linearità.
E quelle carte rimasero lì fino al 1961, per quindici anni, accatastandone
sempre di nuove, per essere infine traslocate in piazza Castello 29.
Gli incontri in casa di genitori che offrivano i loro salotti ai ragazzi
per l’ascolto e il commento di dischi di Mozart e Bach erano finiti,
gli studenti affollavano le sale da concerto perché erano concerti
di (citiamo la sola stagione del 1964) Vladimir Ashkenazy, Joerg Demus,
Ivan Moravec, Yehudi Menuhin, Mstislav Rostropovicˇ, Arthur Rubinstein,
Arturo Benedetti Michelangeli, Paul Badura-Skoda, Nikita Magaloff, Géza
Anda, Andor Foldes, I Musici, Leonid Kogan, Friedrich Gulda, Robert Casadesus,
David Oistrakh, e l’integrale delle Sinfonie di Beethoven. Una stagione!
Il seme era stato sparso. Maurizio Pollini faticava a farsi largo sul
palcoscenico per arrivare a raggiungere il pianoforte, tanti erano i ragazzi
seduti per terra fin sotto il suo sgabello per ascoltare Schoenberg e
Stockhausen e per bis La lugubre gondola di Liszt…
Poi venne il tempo della politica e mai Balmas fu più attuale,
se pensiamo ai tempi dell’anti-politica di oggi. Assessore “per”
la cultura, aggredì gli spazi, ché quelli dei teatri erano
diventati stretti e angusti. La Nona sinfonia di Beethoven in piazza San
Carlo: eravamo in cinquantamila, dove Giuliano Ferrara si azzuffava con
Luciano Berio, ma dove l’Inno alla gioia faceva trattenere il respiro
a una folla intera. Torino era culturalmente “viva”, più
che mai. Vennero aperti i parchi allo spettacolo, ai concerti; la gente,
tanti giovani, usciva per assistere alla Gatta Cenerentola di De Simone
o per ascoltare un quartetto di Smetana.
Si respirava musica e cultura. Ma ancora non bastava, riempire l’estate
non bastava, in fondo settembre era lì, non troppo distante. In
un’unica soluzione di continuità ecco Settembre Musica per
tornare in spazi coperti, ché a settembre può piovere. Chiese,
palazzi, teatri aperti alla cultura in un mese dove la musica esce dalle
finestre ed esplode dai cortili.
Niccolini importò il progetto a Roma e fu trionfo. Oggi le “notti
bianche” in ogni grande città italiana non sono altro che
i frutti nati da quell’ondata di passione, come polline a primavera,
profusa a piene mani dallo studente della II C del liceo Cavour.
Il 5 dicembre un grande amico di Giorgio Balmas, Maurizio Pollini, ricorderà
“il professore” dedicandogli un concerto, a un anno dalla
sua uscita definitiva da quella casa di corso Lecce numero 42, a Torino,
terzo piano senza ascensore.
Unione Musicale
mercoledì 5 dicembre
Auditorium del Lingotto
ore 21
Maurizio Pollini pianoforte
Chopin
Preludio
in do diesis minore
op. 45
Ballata n. 2
in fa maggiore op. 38
Improvviso
in fa diesis maggiore
op. 36
4 Mazurche op. 33
Scherzo
in do diesis minore
op. 39
Debussy
6 Preludi (I Libro)
6 Studi (II Libro)
Concerto straordinario per ricordare
Giorgio Balmas