dicembre 2007

unione musicale


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Pollini e il pianoforte
La strenua ricerca di una perfezione ideale

di Oreste Bossini

PolliniUn concerto di Maurizio Pollini costituisce sempre un avvenimento speciale. Il rapporto tra artista e pubblico, nel caso di Pollini, si configura come un incontro di natura eccezionale, come se dall’una e dall’altra parte si fosse arrivati all’appuntamento con la sensazione di vivere l’istante musicale in tutta la sua immanente forza e bellezza. La tensione che pervade la sala, palpabile, scaturisce da un’attesa differente, da una feconda confluenza di emozioni concentrate nel suono del pianoforte. Ogni volta si combatte un match silenzioso tra il musicista e gli ascoltatori, senza risparmio di energie.
Pollini è sempre rimasto immune dalla tentazione di mostrarsi indulgente con la massa inerte del pubblico, il quale reagisce all’impulso intellettuale del pianista con una lena non proprio abituale e segue fin dove gli è possibile i percorsi di un artista tanto esigente con gli altri quanto severo con se stesso. L’uomo, che conosciamo misurato fino al punto di apparire freddo e come trattenuto da un impaccio signorile nell’esibirsi, suona visibilmente tormentato dalla ricerca di una perfezione ideale, ma è sostenuto in realtà da un filo d’acciaio interiore che consiste nella forza del pensiero. La coerenza nel seguire un cammino arduo da intraprendere, sebbene entusiasmante, fa parte di un certo stile della borghesia illuministica lombarda, ancora vivo, che Pollini ha assorbito dalla famiglia e dallo zio, il grande artista Fausto Melotti. Da questo mondo Pollini ha imparato a coltivare un rigore nelle cose poco appariscente, ma nutrito da un profondo rispetto di sé e del proprio lavoro.
La natura delle interpretazioni di Pollini ha origini molteplici. Il pianoforte forma senz’altro il centro del suo mondo, sin da quando vinse il prestigioso Concorso «Chopin» a Varsavia a soli diciotto anni, sbalordendo la giuria e il pubblico con una tecnica e un’eleganza naturale, fuori da ogni retorica accademica. Ma forse risultò ancor più sorprendente il fatto che Pollini fosse, malgrado la giovane età, un giudice così maturo di se stesso da decidere d’interrompere la carriera concertistica appena intrapresa per raggiungere, attraverso uno studio ulteriore, quella perfezione d’interprete che ancora sentiva di dovere al pubblico e agli autori. Tra questi, Chopin ha finito inevitabilmente per rappresentare un mondo privilegiato, al quale Pollini è ritornato sempre nel corso della sua lunga carriera, animata da molteplici interessi musicali e culturali. La caratteristica principale dello Chopin di Pollini sembra consistere in una sorta di missione da compiere in mezzo a un popolo oscurato da pregiudizi e cattive abitudini: dimostrare che nel pianoforte di Chopin è racchiuso soprattutto un pensiero musicale, che ha forgiato un linguaggio unico e in gran parte irripetibile. L’affascinante grandezza delle sue interpretazioni di queste pagine, fin quasi consumate del repertorio, sorge dal dialogo vivo e costante con l’autore, interrogato come se il suo tempo fosse ancora nostro. Questa vicinanza risulta autentica, perché si rispecchia nel suo atteggiamento verso gli autori d’oggi. Pollini indaga infatti la cultura contemporanea con la medesima passione e urgenza con le quali avvicina quella del passato, nel tentativo di cogliere anche nel nostro tempo gli aspetti vivi, distinguendoli dalle forme caduche della moda. Questa libertà di spirito e la freschezza di pensiero gli consentono, per così dire, di suonare Debussy come fosse Sciarrino e viceversa. Un simile incrocio di prospettive non è facile e richiede un’assoluta onestà intellettuale, pena il precipitare in un confuso e insulso relativismo culturale privo di valori.
Una frase di Piet Mondrian riassume il senso di quest’urgenza di interrogare il presente: «Proprio questa disarmonia (secondo la concezione tradizionale) sarà combattuta e attaccata dovunque nell’arte nuova, finché non si capirà la nuova armonia». Pollini ci guida in questo viaggio avventuroso verso un’arte nuova, sia che suoni un capolavoro del repertorio o una pagina d’oggi. Il suo pianoforte riflette il mondo che ci circonda e impone a ciascuno di misurare le emozioni con le trasformazioni delle idee e dei linguaggi. In ciò consiste, nel mondo attuale come in quello del passato, la vitale modernità della musica.




Unione Musicale
mercoledì 5 dicembre
Auditorium del Lingotto
ore 21
Maurizio Pollini pianoforte
Chopin
Preludio
in do diesis minore
op. 45
Ballata n. 2
in fa maggiore op. 38
Improvviso
in fa diesis maggiore
op. 36
4 Mazurche op. 33
Scherzo
in do diesis minore
op. 39
Debussy
6 Preludi (I Libro)
6 Studi (II Libro)
Concerto straordinario per ricordare
Giorgio Balmas