di Alessio Tonietti
Il 2 giugno 1899 è una data importante per i viennesi. In quella sera piovosa muore di polmonite Johann Strauss figlio, il “re del valzer”, e fatalmente finisce un’epoca, fatta di allegre serate danzanti aperte a tutti, di piccole orchestre itineranti che intrattengono e rallegrano i locali di Vienna, a dispetto della fame, delle tensioni sociali e del declino dell’impero degli Asburgo.
Occorre infatti sfatare un luogo comune: il valzer non è un ballo aristocratico. Nasce e si sviluppa, al contrario, come la danza che unisce poveri e ricchi, uomini e donne, dilettanti e professionisti. «Avendo trovato ciò che si voleva, lo si afferrava, lo si stringeva e si volteggiava. Se il minuetto era un gioco per aristocratici, il valzer era la sua versione per capitalisti arrivisti. Nel minuetto tutto era prevedibile, nel valzer poteva accadere di tutto», così racconta Herbert Fantel, uno storico dell’epoca. Queste serate non erano quindi bagnate dallo champagne, come si potrebbe pensare, ma dalla birra. Michael Pamer, uno dei pionieri del genere, fu il primo musicista “sponsorizzato”. Prima di eseguire il suo valzer più celebre, il musicista viennese era solito bere una pinta della sua birra preferita, tutto d’un fiato. Questo rito si ripeteva a ogni eventuale bis e in ogni locale in cui l’orchestra si trasferiva (!).
Della bevanda nazionale faceva un uso molto meno ortodosso un giovane violinista autodidatta, Johann Strauss, meglio noto ai posteri come Johann Strauss padre, che, a quanto si tramanda, era solito versare birra sul suo rozzo strumento per “ingentilirne” il suono. Dopo un’infanzia trascorsa a lavorare nell’osteria del patrigno, il giovane Johann rimane conquistato dai semplici intrattenimenti dei musicisti girovaghi e, appena quindicenne, riesce a entrare nell’orchestra di Joseph Lanner, a cui ruberà ben presto la scena fondando un proprio complesso strumentale. Da una polverosa osteria ha quindi inizio la straordinaria avventura della famiglia Strauss che, partendo da un quintetto d’archi, arriverà ai duemila musicisti del Giubileo della Pace di Boston, avvenuto nel 1872 sotto la guida di un intimidito Johann Strauss junior (il figlio maggiore). Fu proprio quest’ultimo a spingere un passatempo “commerciale” nei territori del concerto “classico”. Bisogna forse render merito alla fragilità del suo carattere e alle sue innumerevoli fobie (era terrorizzato dalla morte, dal buio e dai luoghi chiusi) se oggi il valzer annovera gioielli musicali di assoluto rilievo.
Esaurito dai ritmi da catena di montaggio dell’orchestra paterna, il “re” cede l’incarico di direttore al giovane fratello Josef, per concentrarsi sulla composizione. Nascono in questo periodo i capolavori di cui ogni viennese va ancor oggi orgoglioso. I valzer di Johann Strauss figlio cominciano così ad accogliere e a trasmettere quella malinconia trasognata e dolcemente cullante che ha sempre contraddistinto lo spirito austriaco. L’elemento più comunicativo e musicalmente audace diventa l’introduzione. Il perfetto e apparentemente infinito meccanismo ritmico viene messo in moto da emozionanti quadretti descrittivi. Se l’immortale capolavoro Sul bel Danubio blu prende forma da un refolo di brezza che increspa le acque del fiume, reso meravigliosamente da un leggerissimo tremolo degli archi, il Kaiser Walzer descrive il progressivo adunarsi della folla fino al trionfale arrivo dell’imperatore Francesco Giuseppe. Una citazione a parte merita la geniale Pizzicato-Polka, scritta a quattro mani con il fratello Joseph e affidata interamente agli archi pizzicati.
L’interpretazione proposta dall’Orchestra da Camera di Milano, diretta da Amedeo Monetti, vuole restituire il carattere raccolto e gioviale delle origini, limitando l’organico strumentale ai soli archi. Ci si allontana così dagli abbaglianti lampadari imperiali per ritornare alle lampade a olio dei caffè viennesi, anche se, probabilmente, i musicisti non bagneranno gli strumenti con la birra...
domenica 16 dicembre
Conservatorio
ore 16.30
serie didomenica
Orchestra da Camera
di Milano
Amedeo Monetti direttore
Strauss figlio
Wein, Weib und Gesang, valzer op. 333
Kaiser-Walzer op. 437
G’schichten aus dem Wienerwald, valzer
op. 325
Annen-Polka op. 117
Wiener Blut, valzer
op. 354
Künstlerleben op. 316
Pizzicato-Polka
An der schönen, blauen Donau, valzer op. 314
Cˇajkovskij
dalla Serenata per archi op. 48: Valse, Moderato, Tempo di valse
Dvorˇák
dalla Serenata per archi op. 22: Tempo di valse, Trio, Tempo di valse