di Francesca Pedroni
Chissà se Lord Byron l’avrebbe immaginato che il suo poema giovanile, The Corsair, scritto nel 1814 avrebbe ispirato uno dei titoli destinati a più rinascite della storia del balletto: Le Corsaire. Uno smagliante tormentone virtuosistico popolato da pirati ardenti e pascià capricciosi, belle schiave e seducenti odalische, tutti insieme appassionatamente in corsa verso l’happy ending, da metà Ottocento in poi. Sì perché, se con Byron la perigliosa storia d’amore tra il pirata Conrad e la schiava Medora finiva con la tragica morte dei due protagonisti, il balletto, come accade non poche volte nella sua storia, finirà per risolvere in gloria con i due amanti che scampano, unici superstiti, al romanticissimo naufragio in mare del veliero dei pirati.
È italiano il primo Corsaro del balletto: lo firma per la Scala Giovanni Galzerani nel 1826, con finale ancora tragico come l’opera di Giuseppe Verdi. Con il titolo si cimentò nel 1837 il francese Albert, ma è con Joseph Mazilier all’Opéra di Parigi che Le Corsaire conquistò il pubblico nel 1856: finale positivo, musica di Adolphe Adam, il compositore di Giselle, le stelle Carolina Rosati e Claudina Cucchi nei ruoli delle due amiche schiave Medora e Gulnara. A portarlo in Russia fu Jules Perrot, che firmò la sua versione nel 1858, preambolo alle revisioni che ne diede Marius Petipa nel 1863, 1868, 1885, 1899, quest’ultima per l’italiana Pierina Legnani, la stella del Lago dei cigni. Nella sua passeggiata attraverso l’Ottocento romantico e post-romantico, Le Corsaire intanto si era equipaggiato di danze e musiche aggiuntive, da Léo Delibes a Cesare Pugni: acquisti tra cui il famoso Grand pas de deux del primo atto su musica di Riccardo Drigo, scintillante cammeo che avrebbe avuto come interpreti futuri Nureyev, Vassil’ev, Baryshnikov. Passo a due a volte ballato in tre, Medora, Conrad e il famoso schiavo Alì, presente in molte versioni quale quella dell’American Ballet Theatre.
Il gioco di incastri, sostituzioni e aggiunte del Corsaro, uno dei rompicapi più divertenti del balletto ottocentesco, ha in questa recentissima versione del Bol’sˇoj, presentata in giugno dal giovane direttore del Balletto moscovita Aleksej Ratmanskij, un nuovo e affascinante capitolo. Basti un elemento: contiene le venticinque danze che Petipa allestì per la sua versione del 1899, un ritorno all’epoca d’oro del balletto russo rivisitato però alla luce della tecnica e dei ballerini di oggi. Le Corsaire 2007 è un “grand ballet” rinato in parte sui quaderni di notazione Stepanov custoditi all’Università di Harvard, ovvero quei preziosi documenti che il maître dei Balletti Imperiali di San Pietroburgo, Nikolaj Sergueyev, si portò con sé lasciando la Russia nel 1918. Quaderni nei quali molte coreografie del grande repertorio russo sono custodite grazie al metodo di notazione Stepanov e sui quali sono rinati con il Kirov Bella addormentata e Bayadère. A Mosca Ratmanskij ha lavorato in tandem con Yurij Burlaka, uno specialista nelle ricostruzioni coreografiche, anche se in questo revival del Corsaro Ratmanskij punta a ricreare un mondo, uno stile, non è un’operazione costretta nelle maglie della pura filologia. Un titolo ballatissimo che dà risalto alla forma attuale della compagnia moscovita.
Tante le cose da riscoprire, iniziando dalla partitura originale di Adam ristudiata grazie a un lavoro condotto all’Opéra di Parigi e alla Biblioteca Nazionale di Francia e poi riproposta e rivista alla luce delle numerose interpolazioni musicali avvenute tra il debutto e il primo Novecento. Un viaggio sontuoso con costumi ricostruiti sui disegni del 1899 custoditi a San Pietroburgo. Tre atti e un epilogo dove gustarsi la brillantezza del Pas d’Esclave, il tocco delicato della scena Finesse d’amour creata da Petipa per sua moglie nel 1863 (atto I, prima scena), lo strepitoso, sempre attesissimo Grand pas de deux tra Medora e Conrad (atto I, seconda scena), il Pas de trois des odalisques, magia in chiaro molto romantica con Ratmanskij, il famoso Giardin animé su musica di Delibes, il Grand Pas d’Éventails (III atto). Effettone finale con il naufragio del veliero e la salvezza dei due amanti, a coronare un balletto avventuroso, di grande tecnica.