di Angelo Chiarle
Disengagement: Amos Gitai ha voluto anche lei nel cast del suo ultimo
film. Accanto a una lucida Juliette Binoche, a Jeanne Moreau e ad Asia
Argento. Una pellicola provocatoria, scomoda, come tutte quelle del controverso
regista israeliano. Profetica e utopistica, proprio come l’attività
di Barbara Hendricks, dal 1987 generosa ambasciatrice dell’Alta
Commissione per i Rifugiati delle Nazioni Unite. Titolare dal 1998 d’una
Foundation for Peace and Reconciliation, creata per rendere vieppiù
incisivo il proprio élan irenista.
«Mi piace recitare. L’attività del cantante consiste
nel trasmettere emozioni: recitare è assolutamente il perno di
ogni cosa. Sia che cantiamo un Lied, sia che cantiamo un’opera,
dobbiamo essere anche degli attori. Penso che il mio personale stile di
recitazione sia molto cinematografico».
Una carriera assolutamente fuori dagli schemi ordinari quella del grande
soprano americano. Un talento che sboccia nell’Arkansas razzista
degli anni Cinquanta, nella famiglia di un pastore metodista e d’una
maestra. «Sono stata testimone da bambina del movimento per i diritti
civili. Ho vissuto questi problemi quasi in prima persona. Pur essendo
nata in America, sono stata in qualche modo una rifugiata, perché
non avevo una completa protezione da parte della legge come cittadina
americana. Ho capito che per preservare quei diritti dovevo diventare
una militante attiva e assumermi tutte le mie responsabilità».
La voce è un dono che si sovrappone a questa forte coscienza civica.
Barbara comincia a cantare nella chiesa del padre, a scuola. «Il
direttore del coro delle scuole superiori era un pianista jazz molto conosciuto.
Con lui cantavamo musica di ogni genere, il Messiah di Haendel, il jazz,
gli spiritual, i musical di Broadway, le Cantate di Bach». Ma di
fare della musica una professione neanche a parlarne in casa.
A vent’anni Barbara si laurea in matematica e chimica all’Università
del Nebraska dove avviene la svolta decisiva: l’incontro con il
mezzosoprano canadese Jennie Tourel, che la porta con sé alla Juilliard
School of Music di New York. «Era l’esempio di cui avevo bisogno,
di ciò che un artista può e deve essere: una persona al
servizio dell’arte, del suo talento e della musica».
Il
debutto operistico avviene nel 1974 a San Francisco e Glyndebourne. Da
lì inizia una folgorante carriera per una cantante dal timbro cristallino
che Karajan paragonava alla Callas «per passione e potenzialità
interpretative». «Penso che Karajan – si schermisce
la cantante – volesse dire che avevamo la stessa capacità
di usare la voce in modo espressivo. Per questo mi ha sempre stimato».
Il portfolio operistico di Barbara Hendricks include una ventina dei ruoli
più classici, da Pamina alla Micaela bizetiana, da Gilda a Liù
della memorabile Turandot diretta da Zubin Mehta nel 1998 nella Città
Proibita di Pechino. L’eclettismo del suo repertorio è eccezionale.
Dalla vocalità barocca (Cavalli, Monteverdi, Bach) si estende fino
alla musica contemporanea, dal Dies Irae di Penderecki (1976), all’Abbé
Agathon di Arvo Paert (2004). Con uno spiccatissimo penchant per la liederistica
(memorabile il suo Schubert con Radu Lupu) e significative aperture alla
musica francese, americana, scandinava e ultimamente spagnola. Senza dimenticare
gli squisiti excursus jazzistici che ogni anno Barbara ama concedersi,
dal 1994, anno del debutto al Festival di Montreux.
«Mi diverto quando canto. Mi piace la sensazione che mi dà
cantare. Mi piacciono le emozioni che provoca in me e che condivido con
il pubblico. Per me la musica è sempre sostanzialmente la stessa.
Si tratta soltanto di stili diversi». Divino understatement d’una
donna che ha capito esattamente dove porre i propri significati. Come
artista e come cittadina del mondo. All’insegna sempre d’un
engagement gioioso ed entusiasta.
CONCERTI FUORI SEDE
sabato 15 dicembre Assisi – Basilica Superiore di San Francesco
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
con la partecipazione di solisti ospiti
Pagine sinfoniche e del repertorio tradizionale natalizio
Il concerto sarà mandato in onda il giorno di Natale – dopo la benedizione
del Pontefice – su RaiUno e in Eurovisione