dicembre 2007

orchestra sinfonica nazionale della rai


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West Side Story
Il miracolo della violenza trasfigurata in bellezza

West   Side Story «Questa mattina su Broadway dev’essere ancora in caduta il fallout radioattivo di West Side Story». Così Walter Kerr dalle colonne del “New York Herald Tribune” all’indomani del debutto del musical al Winter Garden Theater di Broadway il 26 settembre 1957. E in effetti la ricaduta durò molto a lungo: 732 repliche tutte sold-out fino al giugno 1959. Poi una tournée di un anno, seguita da altre 253 esecuzioni…
«La gente mi chiede sempre come mi sentivo – spiegherà Chita Rivera, l’Anita di quel folgorante debutto –, non capivamo cosa stesse succedendo. C’era un’energia davvero meravigliosa. Ogni singola persona del team creativo aveva questo genere di potere molto speciale». «Sapevamo tutti che cosa non volevamo – chiarisce Arthur Laurents, ideatore del soggetto –: non una poesia formale né un piatto reportage, né brani d’una commedia musicale con numeri a livelli sfalsati, né balletti incernierati dentro né pezzi di danza privi di carattere. Volevamo aspirare a un’illusione di realtà liricamente e teatralmente tagliente». «Tutti ci dicevano che era un progetto impossibile: fare un musical che racconta una storia tragica nei termini di una commedia musicale, usando solo le tecniche della commedia musicale, senza mai cadere nella trappola “operistica”», ricordava Leonard Bernstein, autore di una partitura superba, capace di riprendere la difficile eredità lasciata da Gershwin, e di dischiudere la via a un «nuovo audace genere ibrido di teatro musicale» prettamente americano.
Il miracolo si avverò grazie a una «concatenazione unica di persone», come la battezzò Stephen Sondheim, autore dei testi. Ma soprattutto grazie all’intesa tra Bernstein e il coreografo Jerome Robbins. «La quantità di carburante con cui ci rifornivamo a vicenda – ricorderà Robbins alla morte di Bernstein – l’intesa, il continuo flusso di idee tra di noi era un’eccitazione continua».
La strada per arrivare a un exploit tanto strepitoso, tuttavia, non fu breve. Tutto ebbe inizio nel 1949. A Robbins venne l’idea di un’attualizzazione del Romeo e Giulietta shakespeariano. East Side Story aveva pensato di intitolare un ipotetico musical ambientato nel quartiere residenziale di New York, sullo sfondo del conflitto tra la comunità ebraica e quella italiana durante le festività pasquali. Bernstein e Laurents accettarono con entusiasmo. Scritta qualche scena, si resero però conto di aver imboccato una strada senza speranze. E mollarono tutto. Cinque anni dopo la notizia del brutale assassinio di due teen-agers nel parco di Hell’s Kitchen, nella malfamata zona industriale della West Side, durante una rissa tra bande fece scoccare la scintilla decisiva.
Per Bernstein, però, non fu semplice trovare la concentrazione. Da una parte pesava sulla sua autostima di compositore la controversa accoglienza del suo Candide. Dall’altra si stavano schiudendo per lui le porte come direttore principale della New York Philharmonic, a fronte del declino di Dimitris Mitropoulos e della tragica morte di Guido Cantelli. Pur nell’eccitante turbinio di concerti, incisioni, apparizioni televisive, Bernstein si tuffò nell’impresa con ardore faustiano. «Trascorro tutte le mie notti al lavoro – scriveva alla moglie nell’agosto del 1957 –. Lavoro letteralmente ogni secondo, perché sto facendo quattro lavori per questo show: comporre, scrivere le parole, orchestrare e provare. È un massacro, ma sono eccitato. Potrebbe essere qualcosa di straordinario». E così fu, per nostra fortuna. Perché West Side Story non è solo uno scrigno di perle musicali incantevoli (Maria, I feel pretty, Somewhere), ma anche un’icona penetrante della nostra tormentata modernità. «Non avverto nulla di esagerato e falsificato – ebbe a scrivere Martha Gellhorn a Bernstein –. Noi accettiamo che l’arte renda bello e raffini il materiale grezzo della vita. La musica e la danza lo fanno, ma la natura resta lì, con vigore; e certamente questa tragedia musicale è un ammonimento». (a.c.)




giovedì 20 dicembre
Auditorium Rai
Arturo Toscanini
ore 21
concerto straordinario
fuori abbonamento
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Lawrence Foster
direttore
Barbara Hendricks soprano
DA VIENNA
A BROADWAY

Musiche di Lehár, Liszt, Johann Strauss, Bernstein, Gershwi