di Antonio Rostagno
Perché un capolavoro come Il Paradiso e la Peri è finito ai margini del repertorio concertistico, nonostante Schumann lo avesse pensato come «un nuovo genere per la sala da concerto»? Rispondere in poche parole non è semplice, ma si possono avviare alcune riflessioni, partendo dalla biografia e dalla ricezione coeva della musica schumanniana.
Durante la vita del compositore commentatori come Franz Brendel, Kossmaly, Hanslick, Reissmann diffusero l’idea che lo Schumann giovanile, quello del “pianoforte soggettivo”, fosse bizzarro, privo di forma, eccessivamente individuale, «inadatto ai concerti» (Liszt e Clara). Al contrario le sinfonie, gli oratori, e in particolare proprio Il Paradiso e la Peri, furono i lavori che diedero a Schumann la maggior celebrità. Nel Novecento la situazione si capovolge: i grandi lavori corali-orchestrali sono marginalizzati, per privilegiare il “pianoforte soggettivo”.
I motivi di questo avvicendamento possono riassumersi in due ordini di circostanze. Nella seconda metà dell’Ottocento si modifica la concezione del concerto pubblico, da intrattenimento a esercizio di cultura. In conseguenza il repertorio concertistico muta radicalmente. Anche la figura di Schumann, fra Brahms e Mahler, viene modificata: Mahler esegue regolarmente (e ristrumenta) le quattro sinfonie, ma non gli oratori; intanto molti pianisti esplorano l’intero repertorio, anche grazie all’influenza della vedova Schumann.
A questa dinamica interna al campo della “alta cultura” se ne intreccia una seconda, mirata ad obiettivi opposti ma convergente negli esiti. La formazione del mercato del disco e la conseguente commercializzazione ha creato ad arte una ristretta selezione di “grandi musicisti”, “eroi” dei vari generi musicali sui quali far convergere gli interessi dei potenziali acquirenti, non ancora dotati delle esigenze attuali. Ad Haydn sono andati i quartetti, a Beethoven le sinfonie, a Schubert i Lieder; a Schumann è toccato il “pianoforte soggettivo”. Possiamo lamentare ora la massificazione del mercato, il populismo del consumo, persino la reificazione dell’arte per i nostalgici della terminologia materialista; sta di fatto che gli oratori profani di Schumann sono le vittime di questo processo.
Ma poiché nel ventunesimo secolo il mercato della musica sta attraversando un’accelerata evoluzione, ecco che anche il repertorio canonico subisce una nuova scossa. Una nuova esecuzione torinese del Paradiso e la Peri, d’accordo, non significa modificare quel canone, ma è il segno di una tendenza. Al mercato della musica gestito “dall’alto” si va sostituendo un mercato libero, ad accesso più immediato e diretto. In questo quadro l’evento concertistico, lungi dall’essere sminuito, viene addirittura esaltato come unico e irripetibile; ecco perché l’esecuzione dal vivo rappresenta ancor più che nei decenni passati il segno di una tendenza.
Su questa strada, è da auspicare che nell’imminente centenario della nascita di Schumann molta sua musica non ancora nota trovi spazio in sede concertistica, uscendo dalla prigione di una discografia spesso realizzata solo per riempire una carenza di incisioni. La prestigiosa esecuzione dell’Oratorio da Thomas Moore, qui proposta da Lingotto Musica, può considerarsi come un buon avvio.
L’Oratorio racconta il mito orientale di una creatura che aspira a essere accolta nell’Eden; perché le si aprano le porte ella deve portare «il dono più caro al cielo». La Peri si sottopone a una triplice prova, e solo con la redenzione di un reo le si apriranno le sacre porte. Oltre al tema dell’esotismo, che non lascia traccia nella musica, interessa qui il tema della compassione, simboleggiato dalle frequenti lacrime, quella stessa compassione che poco più tardi anche Wagner troverà nelle religioni orientali. Forse per questo motivo il secondo quadro, dove le lacrime della Peri piovendo sull’Egitto arso dalla peste ne purificano l’aria, risulta il più efficace e commovente, grazie a una scrittura strumentale pregnante di significati, al di sotto del Rezitativische Gesänge e di aperture ariose.
luned́ 10 dicembre
Auditorium del Lingotto
ore 20.30
I Concerti del Lingotto
Orchestra of the Age
of Enlightenment
Choir of the Enlightenment
sir Simon Rattle direttore
Sally Matthews soprano
Kate Royal soprano
Bernarda Fink mezzosoprano
Mark Padmore tenore
Timothy Robinson tenore
David Wilson Johnson baritono
Schumann
Das Paradies
und die Peri,
oratorio profano
op. 50