di Diego Marangon
Quando si abbassano le luci e i suoni cominciano a levarsi, in quella strana casa senza finestre che è la sala da concerto, varchi spazio-temporali possono dischiudersi come interminabili vetrate.
Il concerto dell’orchestra da camera Archi, diretta da Antonello Manacorda, apre gli scuri su due prospettive molto diverse di un paesaggio – la musica del primo Novecento europeo – multiforme e irresistibilmente affascinante.
La prima di queste astratte fenditure si affaccia sull’Unione Sovietica del 1933.
Originariamente concepito come un concerto per tromba, il Concerto per pianoforte, tromba e orchestra op. 35 precede di poco Lady Macbeth, l’opera lirica che darà a Sˇostakovicˇ la grande notorietà internazionale (e guai ancora più grandi con il regime di Stalin). All’ottone rimane un ruolo concertante, di contrappunto agli umori del pianoforte, come una spalla clownesca dall’animo ora cinico e burlone, ora accorato e condiscendente. Ideato in quattro movimenti, il brano ha tutte le caratteristiche della poetica di Dmitrij Sˇostakovicˇ: brillantezza di scrittura, sense of humour, gusto per il grottesco e malinconia alternata a rari ma intensi momenti di passione; un irriverente mosaico di citazioni di Beethoven, Haydn, Mahler, Milhaud e dello stesso Sˇostakovicˇ, composto, come un quadro dada, con ritagli di vaudeville e brandelli di music hall, jazz e honky-tonk.
La seconda finestra si apre invece su una gelida notte nella foresta, dove un uomo e una donna stanno camminando fianco a fianco. La donna porta in sé un segreto ed esita a rivelarlo all’uomo, che ama profondamente. Notte trasfigurata di Arnold Schoenberg deve il suo titolo a una poesia di Richard Dehmel. Questi, dopo il primo ascolto del lavoro, scrisse all’autore: «Avevo in mente di seguire la traccia del mio testo nella sua composizione; ma ho subito dimenticato di farlo, totalmente soggiogato dalla musica». Sebbene in un angolo della nostra vetrata immaginaria sia possibile scorgere le figure di Wagner e Richard Strauss, la cornice dell’infisso viene già corrosa da un linguaggio musicale fatto di relazioni tonali forzate, di timbriche esanimi e sonorità rarefatte. Lo scandalo tra il pubblico della prima esecuzione di Verklärte Nacht, nel 1902, fu tale da scatenare, come scrisse Schoenberg, «tumulti e pugilati».
Questo è il decimo concerto dell’orchestra da camera Archi. Nata tre anni fa dal grembo della De Sono, essa vive e cresce come Accademia di formazione musicale, sostenuta dalla Compagnia di San Paolo: le prime parti, provenienti dalle migliori orchestre europee, guidano e istruiscono i giovani orchestrali in stages mensili, nel doppio intento di valorizzare i nuovi talenti e di aiutarli a inserirsi professionalmente.
Antonello Manacorda, torinese, classe 1970, borsista storico della De Sono, è uno dei protagonisti del progetto. Dopo aver fondato la Mahler Chamber Orchestra, di cui è stato primo violino e vice presidente, si dedica ora con grande successo all’attività di direttore d’orchestra, sia presso la Neues Kammerorchester Bamberg sia, per la musica da camera, all’Académie Européenne de Musique del Festival di Aix-en-Provence. Assistente di Claudio Abbado alla Gustav Mahler Jugend Orchester, è attualmente direttore musicale dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano.
Al pianoforte siede la torinese Saskia Giorgini, poco più che ventenne e già attiva nei circuiti internazionali con l’ensemble Arpeggione e la CBC Radio Orchestra di Vancouver. L’anno scorso ha aperto il Festival Schumann dell’Unione Musicale. Alla tromba c’è invece Ivano Buat. Dopo gli studi, culminati con il perfezionamento con il grande Pierre Thibaud, ha collaborato con le migliori orchestre in Italia e in Svizzera, esibendosi anche come solista in tutta Europa. Attualmente è prima parte dell’Orchestra del Teatro Regio di Torino.