«La mia Troldhaugen, la mia Norvegia e, più indietro, il resto del mondo formano dei cerchi concentrici. Come artista, io sto seduto al centro dei tre cerchi e, per fortuna, il mio pianoforte si trova accanto a me». Divina semplicità di Edvard Grieg, il più grande compositore norvegese, che si spegneva il 4 settembre 1907. L’Orchestra Filarmonica di Torino ha voluto organizzare un concerto per celebrare il centenario della scomparsa, proponendo sostanzialmente l’intera opera per archi e un’appendice originale, commissionata per l’occasione. Ne parliamo con il konzertmeister Sergio Lamberto e con il giovane compositore coinvolto, Alberto Bosco.
Maestro Lamberto, che cosa vale la pena di riscoprire in Edvard Grieg?
«Nella sua musica c’è una straordinaria spontaneità; non era convinto di essere un grandissimo compositore e anche per questo scriveva opere piuttosto brevi. La sua musica è molto ispirata al folklore della sua terra: è estremamente caratteristica. C’è in lui, inoltre, una ricerca armonica che lo rende facilmente distinguibile. È un musicista assolutamente riconoscibile: sa trattare l’armonia benissimo, crea delle bellissime melodie, la sua musica è molto accattivante, affascinante e descrittiva. C’è molta umanità nella sua musica, molta semplicità».
Quali soddisfazioni, quali scoperte attendono un interprete che si confronta con Grieg?
«La musica di Grieg consente di andare alla ricerca di timbri, di colori, di accenti, di effetti sonori, soprattutto se, suonando senza direttore, un’orchestra impara ad ascoltarsi. È una musica ricca di raffinatezze».
Questa comunicatività è, a suo modo, un suggerimento ai compositori delle nuove leve?
«Secondo me sì. Gli autori contemporanei stanno comprendendo che la musica deve in qualche modo riuscire a raggiungere abbastanza in fretta l’ascoltatore, suscitare emozioni. Quella di Alberto Bosco è una partitura magnifica: musica piacevolissima, di immediato impatto, ma non per questo non d’avanguardia. È musica modernissima, ma estremamente piacevole».
Alberto Bosco, che cosa caratterizza questo ripensamento di Solveig?
«È un pezzo breve, semplice. È una sorta di bonus track del concerto, una ciliegina sulla torta. L’ho scritto ripensando al pezzo di Grieg, quasi improvvisando. È una specie di ricordo, nel corso del quale i temi di Grieg vengono trasformati dalla memoria».
Quindi non si tratta d’un pezzo cerebrale…
«La melodia di Grieg è riconoscibilissima, ma non è mai come nell’originale. È come una specie di parafrasi. Non è certo uno sfoggio di tecnica compositiva. L’ho scritto pensando al pubblico, all’Orchestra Filarmonica di Torino. Credo molto nella musica con una gerarchia ben chiara, modale o tonale. Nel caso di questo pezzo, occorreva stare al gioco, tenendo conto del linguaggio tonale di partenza, creando l’originalità partendo da quello, non da chissà quali esperimenti».
Per la musica contemporanea sono finiti i tempi dello sperimentalismo “duro e puro”?
«La libertà è grande: ci sono molti modi di fare musica e molti modi di scrivere musica. La possibilità dello sperimentalismo è sempre necessaria: se un artista dice qualcosa di suo è sempre originale ed è sempre sperimentale, in un certo senso. Tutto sta nello scegliere il linguaggio appropriato e nel saperlo dominare. C’è poi sempre un contesto, un committente, una storia, un bagaglio di simboli, di memorie e di codici cui fare riferimento. Non credo ci siano strade obbligate da seguire; mi piace molto scrivere pensando agli interpreti: se suonano con piacere, lo trasmettono anche al pubblico». (a.c.)
Per rendere più elettrizzante il Concerto di San Silvestro l’Orchestra Filarmonica di Torino festeggerà l’arrivo del 2008 con le musiche di Giuliano Taviani e Paolo Buonvino - due grandi nomi della colonna sonora –, Bruno Moretti – protagonista nazionale della musica per balletto –, Silvia Colasanti – l’astro nascente tra i compositori italiani dell’ultima generazione – e Bryan Johanson, un serio docente universitario americano che si è divertito a giocare con noi. Nei titoli dei loro brani da un minuto troveremo un richiamo alla golosità che andrà a mescolarsi con le piroette delle tradizionali musiche della famiglia Strauss.
Figlio d’arte, Giuliano Taviani ha composto musica per documentari, cortometraggi, spettacoli teatrali e serie televisive. Sono sue, tra le altre, le colonne sonore dei film Saimir, Il giorno più bello, La masseria delle allodole, L’estate di mio fratello.
Paolo Buonvino ha lavorato come assistente musicale di Franco Battiato e ha composto le colonne sonore di molti film, tra i quali L’ultimo bacio, Ricordati di me, Piazza delle cinque lune, Manuale d’amore, N (Io e Napoleone), Il mio miglior nemico, Romanzo criminale, Apnea, Cemento armato, I viceré.
Bruno Moretti ha studiato con Nino Rota ed è stato suo assistente. Ha scritto molta musica per il teatro, il cinema e la televisione, ma è ormai noto in tutto il mondo grazie alle musiche commissionategli dallo Stuttgart Ballett e dal New York City Ballet.
Silvia Colasanti, diplomata in pianoforte e in composizione al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, si è perfezionata con Vacchi, Rihm, Dusapin e Corghi. È la golden girl della nuova musica italiana.
Lo statunitense Bryan Johanson si dedica alla musica a tutto tondo: chitarrista, compositore, docente universitario, ha all’attivo numerose composizioni commissionate, eseguite e registrate dalle più prestigiose formazioni americane.
domenica 9 dicembre
Conservatorio – ore 17
prova generale
martedì 11 dicembre
Conservatorio – ore 21
Orchestra Filarmonica
di Torino
Sergio Lamberto maestro concertatore
GRIEG, L’OPERA
PER ORCHESTRA D’ARCHI
Grieg
Due melodie op. 53
dai Pezzi lirici op. 68: Presso la culla
Due arie norvegesi op. 63
Bosco
Ripensando a Solveig
Grieg
Due melodie elegiache op. 34
Dai tempi di Holberg,
suite in stile antico op. 40