di Nicola Pedone
Si
autodefinisce una "professional touring chamber orchestra" la
Mahler Chamber Orchestra fondata nel 1997 da Claudio Abbado con elementi
seniores della Gustav Mahler Jugendorchester. Una cinquantina di musicisti
provenienti da diciassette paesi; residenze a Ferrara, Aix-en-Provence,
Toblach, Lucerna, Salisburgo e Landshut; un repertorio che va dal Barocco
alla musica contemporanea; una settantina di concerti ogni anno, dalla
musica da camera all´opera; diverse incisioni discografiche (tra
quelle recenti, lo stupendo Flauto magico diretto da Abbado che ha vinto
il "Gramophone 2006"). Ma soprattutto il suono, quel suono sempre
duttile e terso, quella chiarezza nei rapporti tra i settori dell´Orchestra
che ha ben presente chi conosce la Mahler e che rappresenta al meglio
il marchio Abbado. E poi i programmi, mai banali o scontati. Come questo
per Lingotto Musica, sotto la guida di Daniel Harding, che dal settembre
2003 è il direttore musicale dell´Orchestra dopo esserne
stato il direttore ospite principale dal 1998 al 2003. Con Harding e la
Mco si presenta sul podio Stefan Dohr, primo corno dei Berliner Philharmoniker,
per una serata che lo vede protagonista in due dei tre brani in programma:
il Concerto per corno e orchestra K. 447 di Mozart (terzo dei quattro
bellissimi concerti mozartiani per corno, meno eseguiti di quanto meriterebbero)
e lo Hamburgisches Konzert di Ligeti, di ancor più raro ascolto.
Dai tempi di Mozart, è ovvio, anche il corno ha conosciuto una
trasformazione tecnologica che ha modificato sensibilmente il modo di
suonarlo. Per essere un po´ tecnici: il corno moderno, con i suoi
cilindri e pistoni, è in grado di coprire agevolmente il totale
cromatico dell´estensione, laddove il corno naturale, costituito
da un "semplice" tubo ritorto, produce una serie discontinua
di suoni, detti armonici, a partire dai quali il cornista è chiamato
con particolari abilità a ottenere i suoni mancanti. In tempi recenti,
la riscoperta della prassi esecutiva e degli strumenti antichi ha riportato
in auge il corno naturale e così si sono affacciati sulla scena
concertisti in grado di riproporre la musica del Settecento con strumenti
d´epoca o loro copie.
Maestro Dohr, che strumento userà per Mozart?
«Per favore, riservi il "maestro" a quando sarò direttore
d´orchestra! Scherzi a parte, in Mozart userò il corno moderno
e questo per due ragioni. La prima è che sento di non avere nel
corno naturale la stessa preparazione che ho nel corno moderno e questo
renderebbe difficile esprimermi pienamente. La seconda è che dovendo
suonare con un´orchestra di strumenti moderni – e per di più
in un auditorium da duemila posti – temo che il corno naturale non sviluppi
una sonorità sufficiente. Avrò comunque bisogno del corno
naturale per due movimenti dello Hamburgisches Konzert di Ligeti, precisamente
il secondo (Signale) e il terzo (Aria)».
Curioso: Mozart con lo strumento moderno e il nostro contemporaneo
Ligeti – almeno in parte – con quello naturale!
«Sì, e non è tutto: bisogna sapere che Ligeti prevede tra
i fiati dell´orchestra ben quattro corni naturali. Da un lato questo
crea una sorta di rimando al passato, dall´altro però l´autore
non vuole che le imperfezioni dei suoni armonici naturali siano corrette;
nello stesso tempo chiede al solista di suonare il corno moderno sullo
sfondo dei suoni naturali dei corni in orchestra e questo determina un
impasto molto interessante e una intonazione del tutto inusuale. Insomma,
una vera sfida per il solista».
Una preferenza per il Terzo concerto di Mozart?
«No, l´ho scelto per ragioni di equilibrio, perché mentre
il Konzert di Ligeti esplora prevalentemente il registro acuto, spesso
molto acuto, dello strumento, il Terzo di Mozart si muove nella tessitura
centrale».
Dal 2003, primo anno della rassegna, il logo di Sintonie è diventato familiare ai piemontesi, che hanno imparato a conoscere e apprezzare la carica comunicativa della Mahler Chamber Orchestra e del suo direttore, Daniel Harding, giovane promessa ormai ampiamente confermata sotto i riflettori della Scala come della Royal Opera House. Allo stesso modo, queste nuove leve della musica mondiale hanno trovato in Torino un punto di riferimento per una diversa modalità di proporre grande musica e, perché no, collegarla al teatro, al cinema e alle arti figurative. Intanto, per il nostro pubblico e per i fedelissimi di Sintonie, ecco questo unico appuntamento musicale, per la cui realizzazione Lingotto Musica ringrazia ancora una volta la Regione Piemonte e la Città di Torino che hanno promosso e sostenuto il progetto, e il Teatro Regio che ha collaborato a realizzarlo.