febbraio 2007

associazione lingotto musica


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Royal Concertgebouw Orchestra

di Angelo Chiarle

Royal Concertgebouw «Orchestra davvero magnifica, piena di vigore giovanile ed entusiasmo». Ogni città è storia. È arte: monumenti. È progresso e innovazione. È gente: tradizioni locali. Sono dinamiche economiche. Sono anche tensioni sociali e problemi umani... In radice, però, ogni città è la materializzazione di un sogno. Di eccezionalità ed eccellenza. Di originalità e irripetibilità. Come ogni sogno, per durare necessita d´un "cuore" pulsante, dinamico. Questo il senso della presenza di un´orchestra sinfonica all´interno di un tessuto cittadino. Questo il punto colto dal giudizio espresso nel 1897 da Richard Strauss sull´allora solamente Concertgebouw Orchestra di Amsterdam. All´epoca l´ormai celeberrima sinfonica olandese non aveva ancora spento la decima candelina. L´11 aprile 1888 era stata inaugurata la Concert-gebouw ("sala da concerti") progettata dall´architetto Adolf Leonard van Gendt (1835-1901). Un edificio ancora famoso per l´acustica splendida. Il 3 novembre 1888 ebbe luogo il primo concerto. Il primo direttore fu il giovane violinista Willem Kes, che nel giro di sette anni elevò considerevolmente il livello dell´Orchestra. Nel 1895 con Willem Mengelberg iniziò un sodalizio artistico destinato a durare mezzo secolo. Mengelberg lavorò con straordinaria intensità per ampliare progressivamente il repertorio dell´Orchestra. Richard Strauss, Mahler, Ravel, Debussy, Stravinskij, Schoenberg e Milhaud furono più volte invitati a dirigere. Bartók, Rachmaninov e Prokof´ev eseguirono le proprie composizioni. Con lungimiranza Mengelberg accettò l´affiancamento di diversi "primi direttori", tra i quali Pierre Monteux (1924-1934), Bruno Walter (1934-1939) e Eugen Jochum (1941-1943), oltre ad alcuni "secondi direttori", come Cornelis Dopper, Evert Cornelis ed Eduard van Beinum. Fu proprio quest´ultimo, nel 1945, a prendere in mano le redini in seguito all´ostracismo artistico che colpì Mengelberg a causa dei suoi imbarazzanti trascorsi nazisti. Fino a quando un infarto non lo stroncò sul podio nell´aprile 1959, van Beinum spalancò sempre più le porte al repertorio francese e soprattutto a Bruckner. Nel 1959 divenne primo direttore Bernard Haitink. Fino al 1988 lavorò a consolidare il repertorio (mirabili le sue interpretazioni di Mahler e Bruckner), aprendo però ad autori contemporanei quali Maderna, Berio, Henze, Nono. Lasciando anche spazio ad altre importanti bacchette, come von Karajan, Solti, Szell, Kleiber, Bernstein, Davis, Kondrashin, Giulini, Masur, Maazel, Mehta, e Harnoncourt, il quale dopo aver introdotto l´Orchestra ai segreti della musica barocca a partire dal 1975, è divenuto direttore ospite onorario nel 2000. Nel 1988 arrivarono tanto lo status di "Orchestra Reale" conferito dalla regina Beatrice quanto la nomina a Conductor Emeritus di Riccardo Chailly. Primo direttore titolare non olandese, il maestro italiano proiettò l´Orchestra verso nuovi orizzonti operistici, consolidando al tempo stesso l´apertura alla musica contemporanea e trascinando sempre più sovente la Concertgebouw in memorabili tournée in giro per il mondo. Nel settembre 2004 sesto direttore principale è diventato il lituano Mariss Jansons, sulla scia dei successi mietuti dirigendo l´Oslo Philharmonic Orchestra dal 1979 al 2000, la Pittsburgh Symphony Orchestra e dal 2003 la Sinfonica della Radio Bavarese a Monaco. Dal 2004 a oggi Jansons ha lavorato ad ampliare vieppiù un repertorio che ora spazia da Haydn e Mozart a Henze e, dal 2006, Sostakovic. Kco, Koninklijk Concertgebouworkest, ovvero l´anima del sogno d´una città intrigante come Amsterdam. Mercé di centoventi straordinari strumentisti. E dei giovani talenti che dal settembre 2003 un´Accademia interna ha incominciato a coltivare con periodi di apprendistato di quattro o cinque mesi, per assicurare all´Orchestra un ricambio sempre ai massimi livelli.




venerdì 16 febbraio

Auditorium del Lingotto ore 20.30
I Concerti del Lingotto
Royal Concertgebouw Orchestra
Mariss Jansons
direttore
Musiche di Schubert, Bruckner Torna all'articolo

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