di Raffaele Mellace
Il
3 febbraio la stagione dei Concerti 2007 del Teatro Regio ospita Mario
Brunello nella duplice veste di direttore e violoncello solista in un
programma Mozart-Rota. Abbiamo discusso col musicista veneto, vincitore
del Concorso «C?ajkovskij» esattamente vent´anni fa e da allora
figura di spicco nel panorama concertistico italiano, i motivi d´interesse
del programma da lui proposto. Un programma che mette in campo due diverse
"maturità" del sinfonismo mozartiano (l´Ouverture
dal Lucio Silla, ultima opera degli anni di pellegrinaggio dell´adolescente,
e la Sinfonia in sol minore K. 550, penultimo lavoro del Salisburghese
nel genere), incastonandovi la perla del Concerto n. 2 di Rota.
Maestro, pur dopo un anno "tutto Mozart" l´impaginazione
del programma desta una certa curiosità. Due Mozart molto diversi
e un autore del Novecento. Che intento si prefigge con queste tre pagine?
«Il programma nasce naturalmente come omaggio all´anno mozartiano,
ma si fonda su un piccolo trucco: sfruttare Mozart per presentare Rota.
Le due composizioni che incorniciano il Concerto per violoncello servono
a dimostrare come in un´opera complessa come quella di Rota, opera
matura ma dallo spirito tanto giovanile e birichino, si sposino felicemente
due caratteri provenienti da epoche tanto distanti. Sono sicuro si tratti
di un programma molto efficace, che potrà affascinare il pubblico».
In effetti Mozart c´entra eccome, col Concerto di Rota.
A partire dall´iniziale citazione dal Concerto n. 3 in sol maggiore
per violino con cui la pagina di Rota esordisce. Al di là della
contestualizzazione mozartiana, mi sembra che questa pagina le stia molto
a cuore…
«Sì, sto cercando di portare questo Concerto un po´ ovunque,
in Italia e all´estero. È un´occasione per riscoprire
un compositore che è ingiustamente riduttivo etichettare come autore
di colonne sonore: un fior fiore di compositore, dotato d´una grandissima
inventiva, di tecnica, fantasia, colori straordinari. È una splendida
sorpresa questa scoperta di un Rota profondo, importante. Se non si vuole
perdere del tutto il riferimento al cinema, si potranno notare i repentini
cambiamenti d´umore di cui tutto il concerto è pervaso. Nessuno
dei tre tempi infatti è intonato a un unico colore. Eppure non
vi è nessuna frammentazione: al contrario è evidente una
grande unità musicale e compositiva, che convive con questi scarti
continui d´atmosfera, "inquadrature" sempre diverse, se
vogliamo attenerci al linguaggio cinematografico. Per quanto riguarda
il solista, il concerto è scritto molto bene e dimostra una profonda
conoscenza degli archi, in grado di dare risalto a tutte le anime del
violoncello».
Non è possibile contare su alcun effetto sorpresa, invece,
a proposito della Sinfonia in sol minore di Mozart. L´ascoltatore
è fin troppo abituato all´abuso del suo tema d´attacco,
dalle suonerie dei cellulari ad altri impieghi che ne snaturano il tono
tragico. Come ci si confronta con una "parola" già ripetuta
mille volte, con accento spesso improprio?
«Mozart è un po´ come Bach: è possibile trovarvi sempre
accenti – autentici, intendo – rinnovati, si scoprono volti sempre nuovi
nelle medesime note. La mia visione della Sinfonia n. 40 è più
"rock" che "lenta", se posso esprimermi in questi
termini. L´elemento "rock" c´è, eccome: è
evidentissimo. Si pensi all´energia ritmica strepitosa che pervade
la partitura. Sarebbe bello poter suonare insieme all´orchestra
dopo aver concertato la composizione, e percepire così la musica
direttamente col proprio strumento».