di Luca Morino*
Torino
è una città incredibilmente discreta, lo dicono un po´
tutti. Uno straniero distratto potrebbe anche non accorgersi dell´enorme
mole di storia e cultura, di storie, di architettura che trapelano dalle
sue strade ostinatamente ortogonali: siamo così riservati noi torinesi
che abbiamo il secondo teatro più grande d´Europa (dopo l´Opéra
di Parigi, s´intende) ma così ben incastonato in un lato
di piazza Castello che risulta praticamente invisibile. Provo a planare
dall´alto. L´impresa non è difficile, punto alla Mole
e mi sposto un po´ verso Sud. Il Teatro Regio, progettato dall´architetto
Mollino e inaugurato nel 1973, ha un tetto assolutamente irrispettoso
delle regole che caratterizzano la struttura a castrum romano della città.
Seguo i contorni e incredibilmente non compare mai un angolo retto ma
si inseguono parabole, ellissi, emisfere: è il ponte di comando
di un´astronave caduta da un altro spazio e un´altra epoca
proprio dove nel 1740 era stato inaugurato il primo grande teatro della
città. Purtroppo poco è rimasto dopo il grande incendio
del 1936: solo un muro di facciata che alimenta la tradizione sabauda;
ma chi metterebbe il cuore in mano al primo che passa? Meglio trattenersi
nella penombra. Mollino ha lasciato il timbro su Torino, anzi mille timbri,
tutti ben riconoscibili ma ciascuno con un grande carattere: come non
pensare all´opposto concettuale del Regio, il luogo della musica
non colta, la strepitosa sala danze Le Roi-Lutrario in via Stradella,
come non stimare uno che scrisse «l´architettura non è un
cadavere con proporzioni a posto, ma opera che canta le sue ragioni di
vita!» Oltrepasso una porticina, mi addentro nella pancia del teatro con
lo stesso stupore di quando lo visitai per la prima volta con la scuola
– sarà stato il 1974 – e arrivo nella grande sala rossa in cui
sono in pieno svolgimento le prove del Flauto magico di Mozart. Sulle
poltroncine di velluto si sono accomodate in religioso silenzio varie
scolaresche. Non fiatano, non reagiscono neanche quando la cantante sbuca
dalla sommità di un´enorme giostra posta al centro del palcoscenico
e inizia un mirabile
funambolismo
vocale. L´Orchestra esegue asciutta la parte mentre le comparse
stanno col naso all´insù, ammirate. Mi guardo anch´io
intorno. Il Teatro è immenso. I trentuno palchi pensili e la volta
a forma di conchiglia sembrano provenire direttamente dalle scenografie
di un telefilm di fantascienza, di quelli mitici realizzati negli anni
Settanta. Esco e mi ritrovo nel foyer: a una parete è stata esposta
la riproduzione di un grande robot corazzato e senza testa, un incrocio
tra Mazinga e un Bionicle, ma non è altro che la pianta del Regio
con le uscite di sicurezza e i wc. Diavolo d´un Mollino, un torinese
non si abituerà mai a tanta sovversiva creatività! Da una
porticina di servizio percorro ancora un corridoio anonimo, tutto neon
e tubature, e in breve arrivo sul retro del palcoscenico: decine di tecnici,
attrezzisti e attori-cantanti occupano lo spazio senza emettere il minimo
rumore mentre altri stanno provando la loro parte. Il direttore interrompe,
riprende, agita la bacchetta immagino dallo stesso punto del golfo mistico
in cui Arturo Toscanini diresse all´inizio del secolo scorso. I
legni scricchiolano, i macchinari lavorano, le luci illuminano, passa
una lituana in tuta blu attillata e vistose ali da draghetta. Tutto normale,
il flauto è magico. Vista da questa prospettiva la sala è
ancora più imponente, tanto che non riesco ad abbracciarla tutta
con una sola occhiata e penso all´emozione di cantare per un pubblico
di milleseicento anime senza neanche l´utilizzo di un microfono,
un po´ come un torero al cospetto di milleseicento tori pronti a
caricare... No, è troppo per un cantante "leggero", quando
esco mi trovo nella solita Torino dicembrina, fredda e grigia proprio
come uno se l´aspetta, canticchiando un´aria inventata, leggero
come sotto la doccia.
* fondatore, voce e chitarra dei Mau Mau
Enzo Restagno nell´ambito degli Incontri
con l´Opera presenterà
Śdipus rex
martedì 27 febbraio
Foyer del Toro – ore 17
Ingresso libero