febbraio 2007

teatro regio


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Alla scoperta del Teatro Regio
Un rockettaro racconta l'astronave lirica di Carlo Mollino

di Luca Morino*

Luca MorinoTorino è una città incredibilmente discreta, lo dicono un po´ tutti. Uno straniero distratto potrebbe anche non accorgersi dell´enorme mole di storia e cultura, di storie, di architettura che trapelano dalle sue strade ostinatamente ortogonali: siamo così riservati noi torinesi che abbiamo il secondo teatro più grande d´Europa (dopo l´Opéra di Parigi, s´intende) ma così ben incastonato in un lato di piazza Castello che risulta praticamente invisibile. Provo a planare dall´alto. L´impresa non è difficile, punto alla Mole e mi sposto un po´ verso Sud. Il Teatro Regio, progettato dall´architetto Mollino e inaugurato nel 1973, ha un tetto assolutamente irrispettoso delle regole che caratterizzano la struttura a castrum romano della città. Seguo i contorni e incredibilmente non compare mai un angolo retto ma si inseguono parabole, ellissi, emisfere: è il ponte di comando di un´astronave caduta da un altro spazio e un´altra epoca proprio dove nel 1740 era stato inaugurato il primo grande teatro della città. Purtroppo poco è rimasto dopo il grande incendio del 1936: solo un muro di facciata che alimenta la tradizione sabauda; ma chi metterebbe il cuore in mano al primo che passa? Meglio trattenersi nella penombra. Mollino ha lasciato il timbro su Torino, anzi mille timbri, tutti ben riconoscibili ma ciascuno con un grande carattere: come non pensare all´opposto concettuale del Regio, il luogo della musica non colta, la strepitosa sala danze Le Roi-Lutrario in via Stradella, come non stimare uno che scrisse «l´architettura non è un cadavere con proporzioni a posto, ma opera che canta le sue ragioni di vita!» Oltrepasso una porticina, mi addentro nella pancia del teatro con lo stesso stupore di quando lo visitai per la prima volta con la scuola – sarà stato il 1974 – e arrivo nella grande sala rossa in cui sono in pieno svolgimento le prove del Flauto magico di Mozart. Sulle poltroncine di velluto si sono accomodate in religioso silenzio varie scolaresche. Non fiatano, non reagiscono neanche quando la cantante sbuca dalla sommità di un´enorme giostra posta al centro del palcoscenico e inizia un mirabile Dietro le quintefunambolismo vocale. L´Orchestra esegue asciutta la parte mentre le comparse stanno col naso all´insù, ammirate. Mi guardo anch´io intorno. Il Teatro è immenso. I trentuno palchi pensili e la volta a forma di conchiglia sembrano provenire direttamente dalle scenografie di un telefilm di fantascienza, di quelli mitici realizzati negli anni Settanta. Esco e mi ritrovo nel foyer: a una parete è stata esposta la riproduzione di un grande robot corazzato e senza testa, un incrocio tra Mazinga e un Bionicle, ma non è altro che la pianta del Regio con le uscite di sicurezza e i wc. Diavolo d´un Mollino, un torinese non si abituerà mai a tanta sovversiva creatività! Da una porticina di servizio percorro ancora un corridoio anonimo, tutto neon e tubature, e in breve arrivo sul retro del palcoscenico: decine di tecnici, attrezzisti e attori-cantanti occupano lo spazio senza emettere il minimo rumore mentre altri stanno provando la loro parte. Il direttore interrompe, riprende, agita la bacchetta immagino dallo stesso punto del golfo mistico in cui Arturo Toscanini diresse all´inizio del secolo scorso. I legni scricchiolano, i macchinari lavorano, le luci illuminano, passa una lituana in tuta blu attillata e vistose ali da draghetta. Tutto normale, il flauto è magico. Vista da questa prospettiva la sala è ancora più imponente, tanto che non riesco ad abbracciarla tutta con una sola occhiata e penso all´emozione di cantare per un pubblico di milleseicento anime senza neanche l´utilizzo di un microfono, un po´ come un torero al cospetto di milleseicento tori pronti a caricare... No, è troppo per un cantante "leggero", quando esco mi trovo nella solita Torino dicembrina, fredda e grigia proprio come uno se l´aspetta, canticchiando un´aria inventata, leggero come sotto la doccia.

* fondatore, voce e chitarra dei Mau Mau



Incontri con l'opera

Enzo Restagno nell´ambito degli Incontri con l´Opera presenterà
Śdipus rex
martedì 27 febbraio
Foyer del Toro – ore 17

Ingresso libero
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appuntamenti

Il Regio dietro le quinte
Il Teatro Regio da sempre apre le sue porte a chi desidera gettare l´occhio e mettere il piede negli ambienti del Teatro, alcuni misteriosi altri ipertecnologici, che solitamente sono inaccessibili al pubblico.
Le visite si effettuano tutti i sabati alle ore 15 (esclusi quelli festivi e quelli in cui sono programmate prove generali o recite pomeridiane).
Ingresso euro 5
Ingresso gratuito
per bambini e ragazzi fino a 14 anni se accompagnati da una persona in possesso del biglietto intero.
Per gruppi di oltre 10 persone si consiglia la prenotazione, tel. 011 88 15 209. Torna all'articolo

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