febbraio 2007

orchestra sinfonica nazionale della rai


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Jeffrey Tate
«L´Ottava di Bruckner, un´apoteosi di energia pulsante»

di Gianni Nuti

BrucknerMaestro Tate, l´Ottava di Bruckner impegna un´intera serata: secondo lei qual è il segreto per rinnovare l´interesse e il gradimento del pubblico – ormai abituato ad audizioni brevi – lungo tutto il concerto?
«Questo lavoro è così grande ed esteticamente tanto complesso da risultare impossibile alleggerirlo trasformandolo in una sequela di spot musicali giustapposti. Sarebbe irrispettoso rendere appetibile per banalizzazione ciò che è ispirato da pensieri altissimi e ha eguali solo nell´Incompiuta di Schubert o nella Nona di Mahler. L´obiettivo piuttosto è quello di far vivere al pubblico un´esperienza così intensa, insieme organica e multiforme, da farlo uscire dalla sala diverso rispetto a come era entrato. Si tratta di celebrare una sorta di officio liturgico, senza misticismo, ma con la comprensione e la solennità tipici di un´esperienza totalizzante ai limiti della trascendenza».

Quali sono le specificità della scrittura di Bruckner rispetto al suo amato Wagner e ai grandi sinfonisti di fine Ottocento che lei intende valorizzare e portare in evidenza?
«Al contrario di Wagner, Bruckner non mette in scena un dramma sotto le illusorie spoglie di una sinfonia: la trama che racconta è frutto di una rilettura molto personale della forma classica, con esposizione, sviluppo e ripresa, e dell´adozione di una tecnica mai convenzionale, capace di montare grandi architetture su piccoli modelli ritmici o spunti tematici minimali che crescono e si estinguono secondo un processo intellettuale severo, partecipato. L´audacia con la quale si serve del materiale armonico tocca i limiti estremi della tonalità, ma non li oltrepassa verso il cromatismo come fa Wagner; concatena le masse accordali in modo ben più raffinato di Brahms, centellinando nel tempo forze tensive emozionanti. Infine, è maestro di contrappunto e questo mi esorta a rendere intelligibile il messaggio ultimo dell´opera attraverso la pulitura meticolosa di ogni tassello del mosaico sonoro, così perfetto da chiedere anche all´interprete la massima padronanza possibile della materia».

Molti sono i lavori come in questo caso soggetti da parte del compositore a più revisioni: perché?
«Dall´analisi delle prime versioni non ci si spiega la ragione musicale di questi ripensamenti: le composizioni di Bruckner sono ponderate con tale puntualità da pensare che per il compositore fosse tutto chiaro fin da subito, dunque le ragioni allignano tra faccende di vita più che d´arte. Secondo me Bruckner ha commesso una serie di peccati di modestia: dando retta a voci – della critica come del pubblico – che avrebbe dovuto ignorare, ha nutrito il suo complesso di inferiorità da provinciale di fronte al giudizio della grande Vienna. Per quanto lunghi e difficili, gli originali sono molto più interessanti delle revisioni e solo l´umiltà dell´uomo che prova un candido senso di meraviglia di fronte alla sua stessa musica rende vulnerabile l´opera agli occhi del mondo».

Energia e meditazione in quali rapporti proporzionali albergano nella Sinfonia di Bruckner?
«Di certo l´energia in circolazione è considerevole e assume fattezze sfaccettate: l´ultimo movimento, per esempio, è una vera apoteosi di energia pulsante, ma i momenti meditativi sorprendono per efficacia e originalità: stanno attorno alle "grandi corone", a quegli improvvisi silenzi che seguono picchi di intensità espressiva. Lì dal vuoto denso, da una porta aperta su un mondo più misterioso della musica stessa, esce il pensiero, ed è misticamente teso verso l´ulteriorità; quando il suono ricompare, esso rappresenta per contro un imprescindibile moto di esortazione al pensare sul senso delle cose concrete. Gli Scherzi in Bruckner sono intrisi di forza mascolina dalla tinta chiara, di un vitalismo terragno: il compositore non ha mai dimenticato il vigore delle danze e dei Ländler familiari tra la gente contadina in mezzo alla quale è cresciuto. Ma anche nei momenti di quiete si avverte sempre lo scorrere vitale del tempo: non c´è spazio per sonnecchiare».



appuntamenti

giovedì 22 febbraio ore 20.30
turno rosso
venerdì 23 febbraio ore 21
turno blu
Auditorium Rai Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Jeffrey Tate
direttore
Bruckner
Sinfonia n. 8 in do minore Torna all'articolo