Quante
cose ancora oggi ci raccontano i Concerti per pianoforte e orchestra di
Mozart. Dopo più di duecento anni sono ancora lì: tra i
primi oggetti di culto a essere entrati nel tempio della musica classica
e, ciò nonostante, più vivi che mai. Ci parlano come se
niente fosse e noi intendiamo il loro discorso senza bisogno di troppe
spiegazioni o esercizi di immedesimazione. Questo succede perché
sono dei capolavori, ma soprattutto perché furono pensati per essere
eseguiti in situazioni pubbliche molto simili a quelle a cui noi oggi
siamo ancora abituati, cioè in concerti a pagamento.
Mozart, che non aveva un posto fisso di lavoro, si guadagnava da vivere
così, dando concerti per sottoscrizione: si industriava per trovare
un teatro da affittare, faceva girare tra i ricchi e i nobili di Vienna
l´annuncio del concerto, sperando di raccogliere più sottoscrizioni
(cioè soldi) possibili, scriveva la musica e infine la suonava
in pubblico. Tutta questa preparazione avveniva nei mesi precedenti la
Quaresima, periodo nel quale i teatri d´opera erano chiusi e in
cui lo svago alternativo era quello della musica strumentale. Così,
guardare alle date di composizione è come guardare agli alti e
ai bassi della sua carriera: l´anno migliore fu il 1784 con sei
concerti, poi tre per anno nei due anni successivi, finché, dal
1787 alla morte nel 1791, si contano solo due lavori. Segno che nei gusti
volubili del pubblico di Vienna le sue quotazioni erano decisamente crollate
e con esse anche le sue finanze, tanto che negli ultimi anni Mozart fu
costretto a vivere in condizioni economiche misere, accumulando debiti.
Quali tracce di questa storia possiamo trovare nella musica? La grande
conquista di Mozart era stata quella di portare nel concerto solistico
quella complessità di intrecci polifonici e quel dinamismo che
erano fuori luogo nei saloni dell´aristocrazia, in cui la musica
doveva essere un diletto sensuale e poco impegnativo, ma che diventavano
invece un ingrediente fondamentale nella sfera pubblica, dove l´ascolto
richiedeva una musica spettacolare e articolata. Quello che entusiasmava
il pubblico di allora era la vitalità con cui Mozart si appropriava
delle forme tradizionali, riuscendo a trasformarle a suo piacimento. Quel
senso di libertà, di agio supremo con cui questo giovane talento
si muoveva tra tonalità, contrappunti, riprese ed esposizioni era
qualcosa di benefico e sferzante. Così Mozart, guadagnando confidenza,
iniziò a scrivere Allegri sempre più monumentali e drammatici,
Adagi introversi e sviluppi intricati, togliendosi la soddisfazione di
ampliare i limiti della propria arte senza però allontanarsi troppo
dalle aspettative del suo pubblico. Questo equilibrio tra libertà
individuale e ordine (che si incrinò come si è visto anche
per Mozart) è per noi ascoltatori di oggi una delle prime fonti
di piacere.
Un altro mezzo con cui Mozart si accattivò il pubblico fu quello
di infondere nella musica esibizionistica del concerto lirismo e sentimento,
ricreati in un modo così spontaneo (ovviamente frutto di mestiere
e calcolo sopraffini) da dare agli ascoltatori l´impressione di
avere sul palco il riflesso della propria interiorità. Questa magia,
che per la musica strumentale era una novità, gli valse soprattutto
l´ammirazione dei posteri e inaugurò l´idea romantica
della musica, quell´idea su cui si basa il sistema di produzione,
esecuzione e fruizione della musica che noi chiamiamo classica. Ecco spiegato,
se mai ce ne fosse bisogno, perché Mozart (almeno quello dei Concerti)
ci suona tanto familiare e vicino. (a.b.)
Bisogna aver coraggio, dice Donn´Elvira nel Don Giovanni, ed è lo stesso consiglio che si potrebbe dare a chi volesse oggigiorno fare il pianista classico. Senza questa dote, nel mondo musicale di oggi, non si va molto lontano. Alexander Lonquich ha avuto il coraggio di confrontarsi con i cambiamenti della vita musicale e delle abitudini di ascolto del pubblico ed è riuscito a mantenere la rotta, senza fare troppi compromessi e senza snaturare l´istituzione del concerto pubblico né la sua vocazione di pianista votato a una musica che abbia uno spessore storico. Negli anni passati ha accostato pagine note a pagine meno note della stessa epoca, per cercare di ridare al pubblico quel senso di stupore che i dischi e le troppe esecuzioni hanno tolto ai capolavori del repertorio. Una missione, quella di fare in modo che la musica classica suoni ancora viva alle nostre orecchie, che Lonquich ha portato avanti anche nel suo ultimo progetto: l´esecuzione integrale dei Concerti di Mozart, in cui nella doppia veste di direttore e solista ha cercato di unire le scoperte della filologia con l´espressione diretta che questi lavori richiedono. (a.b.)
NEL MESE DI FEBBRAIO SONO PREVISTI PRESSO LA SALA GRANDE DEL CONSERVATORIO G. VERDI DUE SEMINARI RISERVATI AGLI ALLIEVI DEL CONSERVATORIO E AI BORSISTI DEL MASTER DEI TALENTI MUSICALI DELLA FONDAZIONE CRT:
5 febbraio
Alexander Lonquich seminario di pianoforte
21, 22 e 23 febbraio
Trio Altenberg seminario di musica da camera
Informazioni: tel. 011 88 84 70
Mozart. pianoforte e orchestra
Conservatorio
Orchestra da camera di Mantova
Alexander Lonquich direttore e pianoforte
domenica 4 febbraio ore 16.30 (quarto concerto)
serie didomenica
Concerto K. 482
Concerto K. 488
martedì 6 febbraio ore 21
(quinto concerto)
serie dispari
Concerto K. 491
Concerto K. 503
mercoledì 7 febbraio ore 21
(sesto concerto)
serie pari
Concerto K. 537 (Krönungskonzert)
Concerto K. 595