di Ottavio Dantone
Dopo
le esperienze nell’opera buffa in ambito napoletano, Giovanni Paisiello
si affaccia alla ribalta del teatro torinese nel 1771 con l’Annibale
in Torino. L’opera gli fu commissionata dalla Società dei
Cavalieri e alla messa in scena al Teatro Regio, che ebbe quindici repliche,
presero parte i Mozart, padre e figlio, in quei giorni a Milano in occasione
di Mitridate, re di Ponto. Il lavoro piacque a tal punto a Leopold che
il musicista ebbe a definirla «un’opera meravigliosa».
Nella produzione giovanile del compositore napoletano Annibale in Torino
costituisce un esempio dello stile dell’opera seria di quel periodo
e nella sua musica si ravvisa l’influsso della tradizione napoletana
e in particolare di autori come Pergolesi e Leo.
Lo storico passaggio del condottiero cartaginese Annibale dalle Alpi nel
218 a.C. non è altro che uno spunto per la narrazione, tant’è
vero che i nomi dei personaggi nel libretto di Jacopo Durandi sono di
pura fantasia.
Il librettista esalta il coraggio e la lealtà del popolo dei Taurini:
Annibale assedia la città e il suo re Artace, e la sua ammirazione
per l’avversario emerge nel corso di un duello, quando Annibale
perde la spada e Artace gliela restituisce per poter proseguire il combattimento.
La vicenda bellica si mescola con l’intreccio amoroso; il tipico
contrasto degli affetti prende corpo nelle arie ove il compositore dimostra
quell’inventiva e quella capacità melodica proprie della
scuola napoletana. Tutti i personaggi alterna-
no arie guerresche e amorose, e ad arie patetiche si contrappongono acrobatici
virtuosismi vocali.
Sebbene non ricercata, la scrittura orchestrale del giovane Paisiello
si presenta ricca di articolazioni e dinamiche in commento e a contrasto
con la parte vocale. Occorre ricordare che l’Ouverture dell’Annibale
in Torino è tratta dall’opera buffa Le trame per amore: per
questo motivo ho scelto di riscrivere
in stile classico la sinfonia d’apertura.
La realizzazione in forma di concerto ha poi determinato la scelta di
effettuare alcuni tagli alla partitura, come ad esempio i balli e alcune
arie, allo scopo di riequilibrare il rilievo dei singoli personaggi.
Anche se all’epoca l’opera contava su un corposo apparato
scenografico, risulta di grande valore questa realizzazione in forma di
concerto: attraverso il giusto gesto musicale siamo in grado di cogliere
dietro la semplicità dell’orchestrazione vere perle di espressione,
e lo stile comunicativo di Paisiello giunge al cuore dello spettatore.
Siamo di fronte a un’opera capace di emozionare il pubblico dell’epoca,
e, per quello moderno, all’opportunità di rivivere un universo
vocale del quale non si avrebbe altrimenti traccia.
La rappresentazione di Annibale in Torino è il coronamento di
un progetto nato nel 1998 e realizzato grazie al costante sostegno della
Fondazione Crt.
L’Accademia Filarmonica-Società del Whist ha affidato alla
De Sono la catalogazione e l’archiviazione elettronica della raccolta
del fondo più prezioso della sua biblioteca, la serie manoscritta
delle opere rappresentate al Teatro Regio tra il 1740 e il 1799. Questo
materiale, riprodotto a colori e ad alta definizione, per garantire
assoluta fedeltà agli originali, e catalogato da tre musicologi,
è ora consultabile presso l’Associazione e copia delle
partiture viene spedita agli studiosi che ne fanno richiesta.
Annibale in Torino è risultata tra tutte l’opera più
interessante e degna di una ripresa moderna.
All’opera di Paisiello la De Sono ha dedicato anche un saggio,
appena pubblicato presso Edt, Annibale in Torino. Una storia
spettacolare di Alberto Rizzuti.
Il libro racconta la genesi dell’opera e le circostanze della
sua rappresentazione, fornisce la trascrizione integrale del libretto
e – nel cd allegato – l’edizione moderna della partitura
(ISBN 88-6040-173-1, euro 18)
Annibale Torino e "Annibale in Torino" giornata di studi 22 febbraio 2007
L’Università di Torino,
Facoltà di Lettere e Filosofia, organizza una giornata di studi
che ha per obiettivo la messa a fuoco del contesto storico-culturale
in cui prese vita l’opera
di Paisiello.
Vi prendono parte studiosi torinesi tra cui Mercedes Viale
Ferrero, Giorgio Pestelli e Alberto Rizzuti.