di Gian Luca Favetto
È
solo questione di prospettiva, di messa a fuoco e di coscienza – raccontano.
Coscienza di ciò che lo sguardo vede, di ciò che l´orecchio
sente.
Li vedi lì adesso, li percepisci nella neve – raccontano – chilometri
di neve e grigio sulla testa, il cielo di un colore lumaca lento spento,
un colore lucore riflesso, bave di riflessi di neve nel cielo a specchio,
la stessa macilenta luce che può fare una lampadina da corridoio
accesa di pomeriggio in una piazza, un´eco di luce che non ha futuro
e nemmeno presente, è appena un ronzio, un sottofondo tenue, e
loro due lì, li vedi lì, assorti, morti, risorti, ritorti,
come fossero già alla fine.
Fu un´epica battaglia fra due uomini che valevano interi eserciti,
raccontano, nella neve che infradiciava le armature soffocando i clangori
dello scontro, lance spade scudi saettavano veloci nell´aria. Dal
cozzo scaturivano fulmini. Il sangue colava e rendeva carminio il pantano
di neve e ghiaccio che appesantiva i movimenti degli uomini.
E tutti i revoltamenti e le percussioni – raccontano –, i ruinamenti,
le impetuosità, confregationi, ringorghi, flussi e riflussi, tempeste,
furiosità, conquassamenti, confuscationi, avevano per scopo di
lasciare uno di fronte all´altro, stravolti di fatica e sangue,
odorosi d´ambizione e arte, due uomini soltanto, Amadeo Mozza e
Luigi Tinoco, che il moto del respiro manteneva in piedi per gli ultimi
assalti a mani nude, squarciate dalle ferite. Nel corpo a corpo del grande
Mozza e del giovin Tinoco, che ben meritano il titolo di imperatore e
principe, e si dimostrano in ogni gesto elefanti e giaguari, lontre e
faine, falchi e scorpioni, ruggenti per la gloria della loro stirpe e
del loro possibile amore – raccontano –, si decide la lotta.
Oddio, non è che proprio tutto questo sia accaduto o accadrà.
Non è nemmeno che qualcuno l´abbia pensato, nonostante il
racconto che ne è stato fatto. Forse una scintilla, questa sì
plausibile, soltanto una scintilla è scoccata fra i due uomini
possenti – raccontano –, un corto circuito, un suono, una nota, in quella
sala, forse soltanto una scala... Ma pure, quando sono gli strumenti a
contare, a cantare, non si può mai dire.
Solo ascoltare.
Recentemente nominato direttore principale dell´Orchestra Sinfonica e Coro di Savona, Filippo Maria Bressan, da sempre dedito allo studio della prassi esecutiva della musica antica, è anche attento e appassionato cultore della musica del Novecento, storica a contemporanea, di cui ha registrato diverse prime esecuzioni assolute e concerti dal vivo per la Rai e per le radiotelevisioni austriaca, francese e slovena. Storico fondatore e direttore dell´Athestis Chorus e dell´Academia de li Musici, nonché dal 2000 al 2002 direttore del Coro dell´Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma, Bressan è da sempre considerato uno dei più innovativi direttori italiani. Ha lavorato al fianco di grandi maestri del calibro di Abbado, Maazel, Giulini e, per la raffinatezza delle sue interpretazioni e la sua eclettica attività, ha conseguito vari premi in concorsi nazionali e internazionali.
Luis Tinoco, trentotto anni, è la giovane gloria della composizione portoghese. Grazie a una musica immediatamente accessibile e comunicativa, scritta con una maestria ormai apprezzata in tutto il mondo, si sta facendo largo nelle sale da concerto inglesi e americane (il suo editore è la University of York Music Press), lavora insieme a Terry Jones dei Monty Python, registra dischi in Canada e in Olanda. I suoi due lavori presentati a Torino (in prima esecuzione italiana) faranno scoprire, in Zapping, il suo buffissimo modo di andare a zonzo per il catalogo di Mozart e, in Tracing the memory, come la saudade, lo struggimento portoghese che è alla base del fado, non sia estraneo alla sua immaginazione.