di Andrea Malvano
Li pensavamo creature estinte, sepolte dalla filologia e dal peso delle edizioni critiche. Ma ci sbagliavamo. I copisti non sono affatto scomparsi. Naturalmente non lavorano più con carta e penna nelle polverose biblioteche di un monastero. Anche loro si sono aggiornati: trascrivono libri e partiture a colpi di mouse e tastiere digitali. Francesco Roberti è il pronipote di Giulio Roberti, il compositore, direttore di coro e didatta, nato a Barge nel 1823 e morto a Torino nel 1891. Da anni studia il suo antenato; dopo aver svolto un attento lavoro di ricerca musicologica, ora ha appena svestito i panni del copista moderno: ha trascritto su supporto informatico la Messa in mi minore di Roberti, sottraendola all´oscurità di una collezione privata. La prima esecuzione avvenne a Londra, nel 1863, presso l´Oratorio di Brompton. All´epoca Roberti aveva quarant´anni: dopo aver iniziato la carriera musicale all´estero, nel 1858, in seguito a un grave insuccesso, aveva deciso di abbandonare la composizione per impiegarsi nelle Ferrovie. Ma la sua inclinazione musicale non poteva essere stroncata da un semplice fiasco; e così, nel 1863, Roberti tornò alla ribalta con la Messa in mi minore, che, dopo essere stata eseguita a Londra, Bristol, Edimburgo e Parigi, nel 1888 approdò a Torino presso l´Asilo Notturno Umberto I. Ovunque fu un grande successo. La "Revue et Gazette Musicale de Paris", addirittura, gridò alla rinascita della grande tradizione sacra italiana. Poi, come spesso accadeva in Italia alle composizioni estranee al mondo del teatro, la Messa cadde nell´oblio. Oggi spetta all´Accademia Corale «Stefano Tempia» il privilegio di riportare alla luce questo lavoro, acclamato dall´Ottocento, ma misteriosamente dimenticato dal secolo successivo.