di Fiorenzo Alfieri
Giorgio
Balmas se ne è andato all´improvviso e in silenzio. È
toccato proprio a me, lo scorso 15 dicembre, darne l´annuncio a
tanti suoi amici ed estimatori durante la cerimonia di riapertura di Palazzo
Madama. Sento ancora l´«Oohh» di sorpresa e di rammarico del pubblico
che gremiva, guarda caso, la sala del Teatro Regio. D´altra parte
anche il morire nello stesso giorno in cui il Museo Civico di Arte Antica
riapriva i battenti dopo diciotto anni di chiusura non è stata
una coincidenza da poco. Balmas aveva molto animato quel Palazzo con mostre
importanti e suggestive. Sbaglia chi dice che il suo lavoro di assessore
riguardò quasi esclusivamente la musica: con l´architetto
Carlo Viano, l´artefice dalla riapertura di Palazzo Madama insieme
alla direttrice Enrica Pagella, organizzò esposizioni memorabili
alla Gam e persino nella Mole Antonelliana, che con lui iniziò
un lento avvicinamento al suo definitivo utilizzo. E fu Balmas a impostare
il progetto delle biblioteche decentrate in tutto il territorio cittadino,
che oggi sono 14 e stanno per diventare 17. Ma andiamo con ordine. Giorgio
Balmas, come è noto, iniziò a occuparsi di fruizione pubblica
della cultura nel 1946, quando aveva 19 anni, fondando l´Associazione
Studentesca Amici della Musica che prese poi il nome di Unione Musicale.
Ne fu il direttore fino al 1975 (dividendosi con l´insegnamento
dell´italiano nel liceo classico), quando fu eletto consigliere
comunale di Torino e subito dopo nominato dal sindaco Novelli assessore
per la cultura. Ci teneva a quel "per la" che aveva voluto al
posto del più corrente "alla": indicava la volontà
di operare alla predisposizione delle condizioni affinché il maggior
numero di cittadini potessero non tanto fruire passivamente delle offerte
culturali quanto piuttosto vivere la cultura come esperienza creativa
e per questo formativa. L´espressione "alla cultura" veniva
vista invece come indicativa di un´attitudine alla scelta dall´alto
di ciò che sarebbe poi stato "consumato" in basso. (Io
mi definisco, in questo secondo mandato, assessore alla cultura non perché
abbia una visione diversa da quella di Balmas, ma perché ho voluto
lasciare a lui quel particolare distinguo.) A noi due era stato chiesto
dal Pci di entrare in lista: Balmas come indipendente, io come semplice
(recente) iscritto. Per lui c´era la prospettiva dell´assessorato;
io avevo concordato la non elezione. Le cose andarono diversamente per
me e dopo un anno ci trovammo nella stessa Giunta, collocati al terzo
piano del palazzo che oggi ospita la Divisione Servizi Culturali e che
allora conteneva ben tre assessorati: quello per la cultura, quello all´istruzione
(con Gianni Dolino) e il mio alla gioventù, allo sport e al turismo.
(Anche da questo particolare si può evincere quanto le attività
culturali si siano sviluppate in questi trent´anni: gli uffici che
le curano oggi occupano per intero un palazzo che prima ospitava tre assessorati).
Nel primo quinquennio il nostro dipartimento divenne molto importante
e contribuì a caratterizzare l´amministrazione Novelli. Le
elezioni del 1980 la premiarono in modo vistoso e noi tre fummo i più
votati tra gli assessori. Il segreto del successo stava soprattutto nel
metodo di lavoro: ogni venerdì mattina i tre assessori si incontravano,
insieme ai loro funzionari, e progettavano iniziative come Città
ai ragazzi, Estate Ragazzi, I Punti Verdi, Torino Enciclopedia, Progetto
Giovani, Informagiovani, Settembre Musica e così via. A dire il
vero era più Balmas a collaborare con noi che noi a collaborare
con lui: la sua forte passione organizzativa, un poco gelosa di se stessa,
necessitava di molta autonomia e di una forte impronta personale. Noi
lo sapevamo e non insistevamo per entrare più di tanto nel suo
mondo; in compenso ci faceva piacere che lui entrasse nel nostro perché
il suo buon gusto, il suo estro, la sua zampata inconfondibile risultavano
molto utili alla qualità delle iniziative per le scuole e per i
giovani. Quando Gianni Dolino lasciò il dipartimento per passare
ad altro incarico gli incontri del venerdì diradarono: Balmas ne
soffrì meno di me. D´altra parte la maggior parte delle iniziative
erano state avviate e quasi tutte durano tuttora. Poi, all´inizio
del 1985, vi fu un ribaltone politico che ci portò all´opposizione
per parecchi anni. Balmas riprese l´insegnamento e venne chiamato
a diversi incarichi: a organizzare i concerti del Lingotto, a presiedere
la commissione cultura del Comune quando venne rieletto consigliere nel
1997, a sovrintendere il Teatro Regio, più recentemente a dirigere
l´Istituto Musicale di Rivoli. Nei periodi in cui svolgeva un compito
istituzionale avevamo il piacere di incontrarlo nei luoghi della cultura,
specialmente quella musicale; negli altri periodi era più difficile
vederlo. Non è stato lasciato solo come qualcuno ha scritto recentemente.
Gli amici sono sempre rimasti in contatto con lui. Ma Balmas era un uomo-gatto:
le carezze gli piaceva distribuirle e riceverle, ma pretendeva di essere
lui a scegliere il quando e il come.