di Claudio Canal
Il
Novecento è il secolo che si è misurato con lo sterminio
e il genocidio. È anche il secolo che straripa di musica, in cui
tutte le lingue sonore hanno travolto gli argini e si sono riversate tra
gente che non credeva alle proprie orecchie. Un´offerta musicale
senza precedenti. Come se il Novecento non conoscesse la pausa e gli venisse
bene solo il crescendo di note e suoni.
Di questo secolo, Novecento semiminimo abborda alcune tracce musicali
collocate ai bordi, ma non per questo meno risonanti. Più che correnti
e scuole incontra individui musicanti, spesso appartati, ma con voce propria,
alle volte flebile e inaudita. Potrebbe essere l´inizio di un viaggio
zigzagante attraverso contrade musicali poco esplorate. Prendi Federico
Ghisi, dotto indagatore di musica medievale e rinascimentale, che percorre
sentieri di montagna per ascoltare canti di una fede di minoranza, i Valdesi,
e poi li espone in un´altra lingua musicale.
Chiediamoci:
che c´entra Giovanni Ermete Gaeta, in arte E.A.Mario, canzonettista
napoletano, con il nation-building dell´Italia e con l´ordine
patriarcale? Se la facoltà di figurare nuovi mondi musicali possa
operare anche negli estremi della persecuzione, ce lo può raccontare
la Sonata per piano di Gideon Klein, composta poco prima di precipitare
ad Auschwitz. Il suo maestro, Alois Hába, si dedicava nel frattempo
a spezzettare il tono in microtoni, credendosi un fisico atomico.
«Per fare un prato ci vuole del trifoglio / e un´ape, un trifoglio
e un´ape / e sogni ad occhi aperti. / E se le api sono scarse, /
bastano i sogni» canta Emily Dickinson, «Aquella eterna fuente está
escondida…» canta Juan de la Cruz. Si possono, parole così, tradurre
in musica? Rudolf Escher e Federico Mompou da sponde diverse dell´Europa
ci hanno provato. Innamorati entrambi della cadenza, di una musica cioè
che in ogni momento tende a perdersi. Forme di musica e di ballo sono
la
chacarera,
il bailecito, il carnavalito, il gato, la zamba, la vidalita. E poi la
Sonata heroica, le Variaciones olímpicas, la Ritmica funebre...
Il suono argentino non si esaurisce nel tango. Atahualpa Yupanqui non
è (più) un re inca, è un musicista di parole e di
vibrazioni.
A Londra una donna di ventitre anni sale sul podio della BBC e dirige
la propria musica. È il Festival di Musica Contemporanea del 1938.
Con lei ci sono Béla Bartók, Benjamin Britten, Paul Hindemith,
Olivier Messiaen, Ernst Krenek, Anton Webern. Muore due anni dopo. Si
chiamava Vítezslava Kaprálová. Un secolo che ha fatto
della memoria la sua prodezza se l´è dimenticata.
Un
pianoforte si aggira per il continente. Chiede di essere suonato. Ci provano
tamburi parlanti e mbira sonanti, fino a che mani giuste lo sfiorano.
Diventa il pianismo africano, forma transculturale di musica nuova. Frammento
di risonanza in un´Africa dove il suono coincide spesso con la vita.
Novecento semiminimo si propone di percorrere questi temi con molte variazioni
e con adeguate legature. Ogni incontro offrirà ascolti commentati,
musica dal vivo e testi recitati, immagini pertinenti e spazi di confronto
e improvvisazione.
16 gennaio
ITALIANI STRANA GENTE
Federico Ghisi, E.A.Mario, Marco Gandini
Musica intima e musica di successo: minoranze, mito nazionale e ordine
patriarcale
30 gennaio
ORRORE E SPLENDORE A PRAGA
Alois Hába, Gideon Klein, Petr Eben
Esplorazioni di nuove sonorità e logiche di sterminio
13 febbraio
SUONO ARGENTINO
Atahualpa Yupanqui, Constantino Gaito, Roberto Garcia Morillo
Oltre il tango
27 febbraio
SUONI D'AMORE E D'ETERNITA'
Federico Mompou, Rudolf Escher
Poesia che si fa canto
6 marzo
DUE DONNE DA PRAGA, DUE VITE ASIMMETRICHE
Vítezslava Kaprálová, e Iva Bittová
20
marzo
PIANISMO AFRICANO
Akin Euba, Gyimah Labi…
Un´Africa totalmente inedita
Biblioteca Musicale «Andrea Della Corte» corso Francia, 192 – Torino
ore 17 Ingresso libero fino a esaurimento dei posti in sala
Informazioni: tel. 011 74 38 27
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