gennaio 2007

teatro regio


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La Rusalka di Dvorák
Una fiaba romantica in bilico tra Ottocento e Novecento

di Daniele Spini

Una scena della RusalkaUn musicista di quasi sessant´anni, Antonín Dvorák, e uno scrittore di poco più di trentadue, Jaroslav Kvapil. Tutt´altro che vecchio, Dvorák era ormai un mostro sacro: la maggior gloria della nazione ceca. Non poteva sapere di essere quasi al termine della sua storia creativa. Ma neanche poteva ignorare di aver raggiunto il culmine di quella storia che si identificava in buona misura con il grande Nazionalismo musicale, declinazione particolarissima del Romanticismo espressa dalle culture rimaste altre rispetto allo strumentalismo viennese e tedesco o al melodramma italiano e francese. Per lui, quindi, quel 1900 in cui si svolse il rapido e sereno lavoro a Rusalka forse fu davvero l´ultimo anno dell´Ottocento. Non più uno sbarbatello, Kvapil aveva invece quasi tutta una vita davanti a sé, durante la quale si sarebbe affermato come una figura centrale nella storia del teatro ceco, in quanto regista coraggiosamente moderno, attento a quanto di nuovo provenisse dalla cultura degli altri paesi europei. Per lui il 1901, che il 31 marzo vide il battesimo trionfale di Rusalka al Teatro Nazionale di Praga, fu certo il primo anno del secolo che sarebbe stato suo: il Novecento. Il loro incontro era stato in un certo senso inevitabile.
Una scena dalla Rusalka Dvorák, fresco del successo ottenuto nel 1899 con Il diavolo e Caterina, era in cerca di un libretto, Kvapil di un compositore che musicasse quello che aveva appena scritto: Rusalka. Durante una vacanza in Danimarca si era innamorato della Sirenetta di Hans Christian Andersen e aveva sviluppato quel tema coniugandolo con le suggestioni di due scrittori cechi, Karel Jaromír Erben e Boz?ena Nemcová, dell´Undine di Friedrich de la Motte Fouqué e delle storie, più volte narrate, di Lorelei e della fata Melusina. Un quadro che ben si adattava, con i suoi fiabeschi cromosomi romantici – la ninfa che innamoratasi del bel principe sceglie di farsi donna, attirando se stessa e l´amato in una spirale tragica di morte e annullamento – e il suo più che plausibile ricorso a un contesto nazionale, a quanto poteva desiderare Dvorák.
Wagnerismo moderato – motivi conduttori e forte presenza dell´orchestra – e ispirazione melodica imbevuta di formule etniche inconfondibili, grandi zone liriche, caratterizzazioni comiche, culmini drammatici. Una partitura lussureggiante, che racconta come meglio non si potrebbe una fiaba a fine non lieto. Kvapil forse aveva altro in mente: la sua Rusalka è quasi come una sorellina di Mélisande (nel 1901 Pelléas era già stato quasi tutto composto); e in quest´opera senza veri eroi il contrasto fra realtà e immaginazione è metafora di una sostanziale incomunicabilità, di cui la privazione della parola imposta a Rusalka divenuta donna è culmine simbolico, e l´identificazione fra eros e morte l´unica soluzione possibile. Ma Dvorák era serenamente ancorato a una concezione tipicamente romantica della musica e del teatro e preferì dipingere il suo quadro usando i colori suggestivi di un´orchestrazione efficacissima, lasciando parlare sentimenti e suggestioni, senza specchi, senza filtri, senza alcuna delle diavolerie intellettualistiche di cui il nuovo secolo (armato contro il precedente ancor più di quanto fosse successo nel passaggio fra Settecento e Ottocento) si sarebbe sadicamente e masochisticamente compiaciuto.
Oggi, trascorsi abbondantemente altri cento anni, può esser lecita una lettura su due piani distinti: da una parte Rusalka come capolavoro creato con tranquilla sicurezza da un grande compositore, dall´altra come tentativo di interpretare il Romanticismo e la fiaba, costringendoli a rivelare implicazioni crudeli e negative, da parte di un giovane scrittore in cerca di nuovi orizzonti. Forse proprio a questa duplicità e a questa possibile contraddizione Rusalka deve la sua eterna giovinezza.




appuntamenti

Franco Pulcini nell´ambito degli Incontri con l´Opera presenterà
Rusalka
mercoledì 17 gennaio
Foyer del Toro ore 17
ingresso libero Torna all'articolo