L´inguaribile
melanconia delle melodie di Tchajkovskij, un imperdibile côté wagneriano
nell´elaborazione di motivi ansiosi di cromatismi e, per non farsi
mancar nulla, perfino l´allure del canto italiano: nella Rusalka
Antonín Dvorák dispiega una vocalità sintesi di stili
diversi e liquefatti nelle atmosfere fiabesche dell´opera. E se
c´è un´interprete che nelle passate stagioni il pubblico
torinese ha avuto modo di apprezzare per la capacità di spaziare
tra diverse tipologie di canto, questa è Svetla Vassileva che intreccia
con eleganza qualità vocali da prima donna a un´avvenente
presenza scenica. I panni di Rusalka le dovrebbero essere particolarmente
congeniali per i momenti languidamente patetici o di grande intensità
lirica. Nella celebre preghiera che la ninfa triste intona alla luna nel
primo atto, grazie a un timbro di grande espressività e purezza,
il soprano bulgaro troverà spazio per esibire una linea di canto
melanconica e intensissima, così come, nei duetti con lo Spirito
dell´acqua e con la strega Jezibaba, avrà modo di sfoderare
il suo talento drammatico.
Se
i primi anni della carriera del tenore Miroslav Dvorsky sono trascorsi
all´ombra del fratello Peter, recentemente la sua personalità
sta emergendo a tutto tondo: in Italia, per esempio, si è imposto
all´attenzione del pubblico un paio di anni fa interpretando a Bologna
la parte di Manrico nel Trovatore. Proprio nel repertorio italiano Dvorsky
ha trovato il suo territorio di elezione interpretando i maggiori ruoli
del teatro di Verdi e Puccini, portando la sua voce di tenore lirico verso
parti sempre più da lirico spinto. Un´affermazione dovuta
a un bel timbro luminoso, col quale saprà affrontare con sicurezza
il Principe infondendogli la musicalità e il ritmo della lingua
ceca, per una parte che conosce da molti anni e che da giovanissimo lo
ha portato la prima volta in Italia nel 1994 all´Opera di Roma,
meritando le lodi della critica. Larissa Diadkova è una delle straordinarie
voci uscite da quell´impagabile fucina di talenti che è il
Teatro Mariinskij di Pietroburgo, un mezzosoprano che ha trovato la sua
affermazione internazionale nel periodo dell´ascesa in Occidente
della fama di Valerij Gergiev. Diadkova, tuttavia, si è imposta
in tutti i prestigiosi centri musicali del mondo per aver ricoperto sia
i grandi ruoli del teatro musicale russo, ma anche di quello italiano:
basterà ricordarla come interprete di Azucena, ruolo che ha portato
con successo anche nel nostro paese.
La sua voce scura, pastosa, brunita, al servizio di una personalità
musicale di prim´ordine, le consente di dare una luce particolare
alla strega Jezibaba, ruolo non esteso ma centrale nel procedere del dramma.
Nel repertorio del bavarese Franz Hawlata sono presenti tutti i ruoli
di basso del teatro tedesco: una contraddizione solo apparente è
ritrovarlo alle prese con un´opera ceca. Infatti interpreterà
lo Spirito dell´acqua, che fin dall´apertura del sipario sembra
debitore al teatro di Wagner: la scena di uno spirito che gioca in un
lago con le ninfe appare lo specchio in negativo dell´inizio di
Das Rheingold. Ma ciò che richiama alla mente Alberich è
soprattutto la linea vocale dello Spirito dell´acqua cui Hawlata,
grazie a una voce che brilla più per la raffinatezza che per l´imponenza,
potrà dare un tocco particolarmente espressivo.
In un cast decisamente internazionale fa piacere notare nei panni della
Principessa straniera la presenza nostrana di Patrizia Orciani, un soprano
presente ormai da quattro lustri sui palcoscenici con un repertorio eclettico
che dal ruolo di Cleopatra nel Giulio Cesare di Haendel giunge a quello
di Miss Jessel in The turn of the Screw di Britten.
Come Hawlata anche in questo caso la scelta dell´interprete sembra
legata alla tipologia vocale della Principessa, una parte ombreggiata
dal canto italiano naturalista increspato dai presagi del Verismo. (l.d.f.)