gennaio 2007

unione musicale


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Trevor Pinnock
«La sola autenticità esecutiva possibile è l´onestà personale»

di Gaia Varon

Trevor PinnockCosa ci sarà di nuovo in quest´esecuzione dei Concerti brandeburghesi, a venticinque anni dalla versione incisa con l´English Concert? Evidentemente la domanda gli viene rivolta spesso e con insistenza, perché Trevor Pinnock, con tutto il garbo british che non lo abbandona mai, esordisce nella conversazione con la risposta a quell´interrogativo anche quando non viene posto: «La buona domanda non è questa, la buona domanda è: che cosa mi chiede di fare qui la musica?» E la sintesi lapidaria delle intenzioni interpretative di Pinnock è "Non new, ma true". Esordi da corista ragazzino nella Cattedrale di Canterbury, poi clavicembalista e direttore; fondatore nei primi anni Settanta del rinomato ensemble con strumenti originali The English Concert che ha guidato per un trentennio; ultimamente più impegnato che mai come solista, Trevor Pinnock ha deciso di festeggiare i suoi sessant´anni con una nuova incisione dei Concerti bachiani ed è inevitabile che sia l´occasione per un bilancio, o almeno una riflessione, sulla particolarissima galassia di musicisti che da alcuni decenni vanno in cerca della corretta prassi esecutiva. Che Pinnock snocciola conversando con le mani sempre in moto, con esuberante energia come quando percorrono la tastiera, lasciando trasparire sempre leggerezza, disincanto, ma soprattutto un inesauribile piacere di far musica.
«Per me ragazzo, la molla è scattata ascoltando Gustav Leonhardt (anche se il musicista più amato era Dinu Lipatti), ma forse l´esigenza di cercare un suono nuovo era nello Zeitgeist perché siamo stati davvero tanti, negli anni Settanta, a buttarci in quest´avventura. Con i tanti cambiamenti avvenuti dal pionierismo di allora, la prima riflessione, gioiosa, è che oggi l´abbondanza e la ricchezza di esecuzioni ed esecutori testimoniano la vitalità del repertorio».

E qual è la sua posizione riguardo all´annosa questione di una possibile "autenticità" esecutiva?
«Credo che nessuno ne coltivi più l´illusione. Innanzitutto, siamo interpreti; sul repertorio barocco, il compito dell´interprete è spesso il completamento di un pensiero compositivo annotato sulla pagina solo nelle sue linee fondamentali, ma quel completamento comprende uno spazio di libertà e scelte personali. Il punto non è dunque produrre esattamente gli stessi precisi risultati che produsse, per esempio, Bach nel giorno tal dei tali, risultati che non possiamo comunque conoscere e che sarebbero del resto ascoltati con orecchie con tutt´altre abitudini di ascolto. La sola autenticità possibile è l´onestà personale, la ricerca di una propria verità. Le decisioni possono essere molto diverse, soprattutto diverse nelle diverse epoche, ma l´esigenza e il valore dell´onestà personale nel modo di porsi di fronte alla musica rimane valido in ogni circostanza. Honest è true, che significa vero, ma anche fedele, corretto, autentico insomma, non però nel senso pedissequo che può assumere il termine in ambiti troppo rigorosamente filologici. Oggi ci sono tante scuole, anche molto diverse fra loro nella pratica su strumenti antichi; bene, ma per me spesso sono un po´ troppo convinti di ciò che fanno. Credo che le scelte debbano essere più fluide: usare strumenti antichi in una sala troppo grande può essere fuori luogo».

E allora, bisogna cambiare strumenti o sala?
«Contano più la struttura e l´atmosfera che la carta da parati, vale per i luoghi come per le scelte esecutive. Mi sono immensamente divertito, per esempio, in una serie un po´ pazza di concerti, mezzi barocchi e mezzi moderni con Maxim Vengerov. Era un caso limite, un po´ pazzo appunto, ma da cui abbiamo imparato entrambi. Compromessi però ce ne sono sempre; la cosa più importante è stabilire, fissare le condizioni del lavoro, poi lasciare entro quelle i più ampi margini di libertà, che le cose si dispongano. Io, – dice, e lui che ha parlato un po´ curvo, serissimo, con lo sguardo un po´ sfuggente di chi insegue immagini interiori, ora si apre improvvisamente in un bellissimo sorriso che riempie gli occhi azzurrissimi – amo fare musica e farla con buoni musicisti; tutto il resto può variare».

Concerti brandeburghesi
Due ore di straordinaria invenzione e bellezza

La festa grande per i sessant´anni di Trevor Pinnock è iniziata nell´estate 2006, a qualche mese dal compleanno vero e proprio, quando si è riunito all´Università di Sheffield il neocostituito Brandenburg Ensemble che include musicisti di diversi background, età, nazionalità (due italiani, fra i migliori strumentisti d´oggi: Alberto Grazzi, fagotto, e Gabriele Cassone, tromba) riuniti da Pinnock tra quelli che già conosceva, oppure accolti sulla fiducia, purché avessero tempo e voglia di buttarsi a capofitto in un progetto impegnativo. Dopo la séance estiva con le lunghe prove (segnate anche da un episodio doloroso, la morte di una giovane strumentista del gruppo), i Concerti brandeburghesi sono stati eseguiti nel vero e proprio dì di compleanno, il 16 dicembre 2006, successivamente incisi (per Avie Records) e, con gennaio 2007, inizierà la tournée europea. Il gruppo è a dimensione variabile, pronto ad adattarsi alle diverse sale in cui suonerà questa concisa ma immensa summa d´invenzione bachiana, sei Concerti nati alla fine degli anni Dieci del Settecento, nel periodo di Köthen, forse il più fecondo per la produzione strumentale di Bach, dedicati al musicofilo margravio di Brandeburgo che non li fece eseguire perché, pare, troppo difficili per i suoi musicisti. Certamente l´organico corrisponde a quello allora a disposizione di Bach e la serie allinea, in poco meno di due ore di musica, oltre alla varietà delle forme musicali, un susseguirsi di impasti e colori, ovvero di combinazioni strumentali, di stupefacente invenzione e bellezza. (g.v.)




mercoledì 31 gennaio

Conservatorio ore 21
serie l´altro suono
European Brandenburg Ensemble
Trevor Pinnock
direttore e clavicembalo
Bach
Six Concerts avec plusieurs instruments BWV 1046-1051 Torna all'articolo

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