di Igiaba Scego
Mi
ero portata uno zaino. C´erano dentro un costume, un pigiama, uno
spazzolino, un po´ di trucchi e poi dei baci che volevo usare quando
sarei stata sola con lui. Alla stazione invece lo vidi in compagnia di
un´altra donna. Una ragazza bianca porfido che sembrava uscita da
qualche film di Dario Argento. «Miranda viene con noi» annunciò.
Io non dissi nemmeno una parola. Scossi il capo, credo. Guardai la sua
pelle color latte. Guardai la mia color cioccolato. Eravamo diverse. Uguali
solo in lui. Continuavo a non parlare. Era gelosia? Paura? Dolore? Anche
la donna bianca porfido non parlava. Era di Madrid, ma strana per essere
una spagnola. Mancava di gioia, di esuberanza. Anch´io ero strana
come italiana. Ero nera, ricciuta, alta, culona. Abbondante per essere
italiana. Andammo al mare. In tre, sempre in tre. Lui si tuffò
in acqua. Sparì per un po´. Rimanemmo sole… io e la spagnola…
e le mie paure. Camminammo in silenzio. Guardai le tombe per non pensare
a quello strano ménage. A Mahdia i tunisini avevano lasciato il
posto più bello ai morti. Li avevano seppelliti tra mare e cielo.
Ogni volta che si visitava una tomba si doveva poi lasciare un sassolino.
Io e la spagnola avevamo una scorta di sassolini, ma non li volevamo sprecare.
«Mira», gridò a un tratto, «Mira ¡Que raro!». Stava indicando frenetica
una tomba "ripiena" di sassolini. Tutti in quella città
avevano voluto salutare quella persona. Scostammo un po´ di sassi
per leggere il nome. Era scritto in corsivo arabo. C´era una Mim,
poi sembrava una Uaw… e mu… e mu… e poi zzz… "Mozart" leggemmo
infine. Era la tomba di Mozart. Era morto tre giorni prima del nostro
arrivo. La gente del villaggio gli aveva voluto bene. «¿Cómo puede
ser?». Anche a me giravano in testa le storie su Salieri, la fossa comune,
il Requiem non finito, il genio sacrificato. Improvvisai un´aria
stonata dal suo Don Giovanni. Lei mi seguì fischiettando. Eravamo
felici. Vicine, ma non più distanti. Poi tirammo fuori dai nostri
rispettivi zaini un po´ di quei baci che lui non aveva voluto. Li
lasciammo sulla tomba di quel Mozart africano, insieme a tutti i nostri
sassolini. Tornammo a Tunisi in pullman, senza di lui. Chiacchierammo
lungo il tragitto… io e la spagnola. Finalmente un po´ di dialogo.