gennaio 2007

orchestra filarmonica di torino


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Mozart, violini che dialogano

di Igiaba Scego

ConcertoneMi ero portata uno zaino. C´erano dentro un costume, un pigiama, uno spazzolino, un po´ di trucchi e poi dei baci che volevo usare quando sarei stata sola con lui. Alla stazione invece lo vidi in compagnia di un´altra donna. Una ragazza bianca porfido che sembrava uscita da qualche film di Dario Argento. «Miranda viene con noi» annunciò. Io non dissi nemmeno una parola. Scossi il capo, credo. Guardai la sua pelle color latte. Guardai la mia color cioccolato. Eravamo diverse. Uguali solo in lui. Continuavo a non parlare. Era gelosia? Paura? Dolore? Anche la donna bianca porfido non parlava. Era di Madrid, ma strana per essere una spagnola. Mancava di gioia, di esuberanza. Anch´io ero strana come italiana. Ero nera, ricciuta, alta, culona. Abbondante per essere italiana. Andammo al mare. In tre, sempre in tre. Lui si tuffò in acqua. Sparì per un po´. Rimanemmo sole… io e la spagnola… e le mie paure. Camminammo in silenzio. Guardai le tombe per non pensare a quello strano ménage. A Mahdia i tunisini avevano lasciato il posto più bello ai morti. Li avevano seppelliti tra mare e cielo. Ogni volta che si visitava una tomba si doveva poi lasciare un sassolino. Io e la spagnola avevamo una scorta di sassolini, ma non li volevamo sprecare. «Mira», gridò a un tratto, «Mira ¡Que raro!». Stava indicando frenetica una tomba "ripiena" di sassolini. Tutti in quella città avevano voluto salutare quella persona. Scostammo un po´ di sassi per leggere il nome. Era scritto in corsivo arabo. C´era una Mim, poi sembrava una Uaw… e mu… e mu… e poi zzz… "Mozart" leggemmo infine. Era la tomba di Mozart. Era morto tre giorni prima del nostro arrivo. La gente del villaggio gli aveva voluto bene. «¿Cómo puede ser?». Anche a me giravano in testa le storie su Salieri, la fossa comune, il Requiem non finito, il genio sacrificato. Improvvisai un´aria stonata dal suo Don Giovanni. Lei mi seguì fischiettando. Eravamo felici. Vicine, ma non più distanti. Poi tirammo fuori dai nostri rispettivi zaini un po´ di quei baci che lui non aveva voluto. Li lasciammo sulla tomba di quel Mozart africano, insieme a tutti i nostri sassolini. Tornammo a Tunisi in pullman, senza di lui. Chiacchierammo lungo il tragitto… io e la spagnola. Finalmente un po´ di dialogo.




domenica 21 gennaio

Conservatorio ore 17
Orchestra Sinfonica di Sanremo
Piero Bellugi direttore
Gabriele Pieranunzi, Salvatore Greco violini
concertone
Musiche di Mozart, Mendelssohn Torna all'articolo


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