maggio 2007

orchestra sinfonica nazionale della rai


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Daniel Barenboim
«L'impossibile mi attrae più del difficile»

di Angelo Chiarle

Barenboim«L'impossibile mi ha sempre attratto più del difficile, perché l'impossibile desta non solo un'impressione di avventura, ma un'impressione di attività che trovo altamente attraente. Ha il vantaggio aggiunto che il fallimento non solo è tollerato ma anche atteso». Ad impossibilia nemo tenetur, recitava un aforisma giuridico latino, a invocare la più lapalissiana delle excusationes. Non così per Daniel Barenboim, a giudicare dalle parole da lui pronunziate lo scorso 29 gennaio a Bruxelles come primo speaker della nuova serie dei Discorsi sull'Europa. Ergo ad impossibilia lacessimur: questo significativo corollario alla saggezza degli antichi propone dunque di aggiungere il celeberrimo direttore-pianista nativo di Buenos Aires. A ricordarci che, oggi come oggi, l'impossibile è la sfida a cui siamo tutti (pro)vocati. «La mia convinzione è che la musica offra anche un'altra arma, perché tramite essa possiamo imparare su noi stessi, sulla nostra società, sulla politica – in breve, sull´essere umano». La musica non come luogo di dorata ed edulcorata quiescenza, insomma. Ma luogo di fondamentali verità e quindi di ineludibili responsabilità. «La musica è la cornice comune; è un linguaggio astratto di armonia. In musica nulla è indipendente. Richiede un per- fetto equilibrio tra intelletto, emozione e temperamento. Quindi, tramite la musica possiamo immaginare un modello sociale alternativo, dove l'utopia e la praticità uniscono le forze, permettendoci di esprimere noi stessi liberamente e di ascoltare ciascuno le preoccupazioni dell'altro. Questo processo ci offre un importante insight sul modo attraverso il quale il mondo può e deve funzionare, e talvolta in effetti funziona». Un'intera Life in Music – come titola l´'ografia edita nel 1991 e 2002 – è l'autorevolissima validazione che Barenboim offre per il proprio nobilissimo aperçu. Origini russo-ebraiche, talento precocissimo (debutto in concerto a sette anni), maestri e mentori illustrissimi (Igor Markevich, Wilhelm Furtwängler, Nadia Boulanger, Arthur Rubinstein, Leopold Stokowski). Esibizioni in tutto il mondo con tutte le più grandi compagini vuoi come solista vuoi come direttore, decine di incisioni discografiche in ambo le vesti a partire dal 1954. Una carriera fatta di momenti memorabili, come il debutto nel 1981 a Bayreuth con il Tristan und Isolde (primo direttore ebreo); come il recital tenuto alla Birzeit University di Ramallah nel 1999, di fronte a un pubblico palestinese. E di coraggiosissime provocazioni, come la prima esecuzione pubblica (non autorizzata) dell'antisemita Wagner in Israele nel 1992; come la fondazione nel 1999 della West-Easter Divan Orchestra, un audacissimo laboratorio di musica e di pace concepito con Edward Said, vitalissimo intellettuale (e pianista) palestinese, con l'obiettivo di far suonare insieme musicisti palestinesi, israeliani, arabi, libanesi. «Ho avuto la fortuna di prendere coscienza presto che fare musica non è un'affermazione dell'essere ma del divenire», spiega Barenboim, il musicista-filosofo che nell'intervallo dei concerti ama ricaricarsi leggendo l'Ethica more geometrico demonstrata di Baruch Spinoza. «C'è un'incredibile quantità di cose da apprendere per la vita tramite la musica. L'accettazione della libertà e dell'individualità dell'altro è una delle lezioni più importanti della musica. Accettazione significa riconoscere la differenza e la dignità dell'altro: questo è rappresentato dalla polifonia o dal contrappunto». Spunti per profonde riflessioni, come tutti quelli racchiusi nel saggio Paralleli e paradossi del 2004. Sì, perché «l'obbligo essenziale di una persona è riflettere, e agire nel limite dei propri mezzi». L'engagement totale di un interprete sopraffino. Di un intellettuale scomodo, che ha fatto della provocazione artistica l'arma d'un pacifismo militante intelligente.




martedì 1 maggio
ore 20.30 – turno rosso mercoledì 2 maggio
ore 21 – turno blu
Auditorium Rai
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Jay Friedman direttore
Daniel Barenboim pianoforte
Beethoven
Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore per pianoforte e orchestra op. 73 (Imperatore)
Wagner
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