di Laura Brucalassi
Come quello della lunghissima Transiberiana, il percorso di Victoria Borisova-Ollas inizia da Vladivostock, nell'estremo oriente russo, e si dirige inesorabilmente verso Ovest. Dopo una precoce formazione musicale nella sua città natale, si diploma alla Scuola Centrale di Musica e al prestigioso Conservatorio «Cajkovskij» di Mosca, perfezionandosi poi in Svezia e in Inghilterra, nel londinese Royal College of Music. Il suo nome ha iniziato a fare il giro del mondo dal 1998, quando, con il brano orchestrale Wings of the Wind, si è aggiudicata il secondo premio al Masterprize di Londra, uno dei più prestigiosi concorsi internazionali di composizione. Da allora la sua musica viene regolarmente eseguita, incisa e trasmessa dalle maggiori emittenti radiofoniche europee.
Un aspetto fondante della personalità artistica di Victoria Borisova-Ollas è la convinzione che l'arte abbia una finalità profonda, cioè che «non sia solo uno strumento adatto a muovere critiche o per esprimere le emozioni, ma – dichiara – un veicolo per esplorare l'interiorità spirituale».
Tale sensibilità – che la Borisova-Ollas condivide con numerosi artisti russi, non ultima Sofija Gubajdulina – le deriva dal contatto con una personalità-chiave nella sua formazione musicale, Nikolai Korndorf, suo insegnante a Mosca, che esplicitava così la sua concezione della musica: «L'orientamento della musica russa, indipendentemente dagli stili dei compositori, consiste nel rivolgersi tipicamente ad argomenti molto seri: la filosofia, la religione, la morale, la vita spirituale, la relazione tra la persona e il mondo circostante, il problema della bellezza e del suo rapporto con la realtà».
Dedicato proprio alla memoria di Nikolai Korndorf, il brano che verrà eseguito dall'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai – The Kingdom of Silence – racchiude a partire dal titolo uno dei motivi spirituali più frequenti nell'opera della Borisova-Ollas: il ricorso al libro dei Salmi (in questo caso il n. 94) che, filtrati attraverso la sua originale prospettiva e il suo innovativo vocabolario, diventano spazi acustici di grande intensità, capaci di affascinare anche le orecchie più sofisticate.
Dopo la prima esecuzione a Göteborg nel 2003, sotto la direzione di Peter Eötvös, The Kingdom of Silence è stato presentato nel 2006 da Vladimir Ashkenazy sul podio della San Francisco Symphony e a Copenaghen dall'Orchestra della Radio Danese diretta da Andrey Boreyko. Ora, sotto la sua stessa cura, arriva per la prima volta in Italia a Torino.
Nato a San Pietroburgo, Boreyko è considerato tra i direttori russi più interessanti dell'ultima generazione, capace – secondo la critica tedesca – di condurre la compagine orchestrale con ferrea determinazione, di scuotere e insieme di trasmettere calore e naturalezza al discorso musicale. Anche se i suoi interessi spaziano dal Classicismo viennese ai giorni nostri, il punto di forza del suo repertorio è la musica contemporanea dell'Europa orientale, come testimoniano le assidue collaborazioni con Sofija Gubajdulina, Giya Kancheli e Valentin Silvestrov, senza contare prime mondiali importanti, come Le stagioni russe di Leonid Desyatnikov con Gidon Kremer e la Kremerata Baltica, e la recente incisione di Lamentate di Arvo Paert.
Primo direttore delle Orchestre Sinfoniche di Amburgo e di Berna, oltre che primo direttore ospite dell'Orchestra Sinfonica della Radio di Stoccarda, Andrey Boreyko è uno dei direttori che maggiormente hanno preso a cuore la musica della Borisova-Ollas, che ha dedicato a lui e all'Orchestra Sinfonica della Radio di Stoccarda il recente brano orchestrale Before the Mountains Were Born – un grande affresco ispirato al Salmo 90 – come atto di riconoscenza «per il cordiale e sincero entusiasmo con il quale ha diretto la mia musica in numerosi paesi d'Europa e nel mondo».