novembre 2007

orchestra sinfonica nazionale della rai


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Boris Belkin
Un prodigioso violinista russo per il Concerto di Brahms

BelkinokEstro, poesia, pathos, nobiltà: il violinismo russo racchiude queste e cento altre definizioni. Ogni artista proveniente da quella scuola lo sa, avvertendo tutto il peso di un itinerario storico che pare un imbattibile certificato di garanzia, ma nello stesso tempo nasconde un’inevitabile sfida. Boris Belkin è uno di quei violinisti che la sfida l’ha saputa raccogliere e affrontare, con coraggio e disciplina innanzitutto.
Russo, per nascita e formazione, di quella terra prolifica di “giganti del virtuosismo” ha fatto il trampolino dal quale proiettarsi verso Occidente. Ed è diventato, lungo un percorso in crescendo, cittadino-artista mitteleuropeo, fino ad affermarsi poi oltreoceano, al fianco delle orchestre statunitensi. Il suo status internazionale si conferma per le esperienze e gli stretti legami con i maggiori direttori, come Bernstein, Ozawa, Haitink, Mehta, con le più grandi compagini e con solisti del calibro di Bashmet e Maisky. Oggi è corteggiato dai centri musicali più illustri del mondo, e il suo viaggio prosegue, verso il Giappone e l’Australia, dove sarà impegnato in questa stagione con Ashkenazy e la Nhk Symphony Orchestra, sempre alla ricerca di nuovi pubblici con cui dialogare.
Che cosa si aspettano i diversi uditori dalle sue interpretazioni? Se nell’immaginario collettivo sul palcoscenico, a pari merito, si collocano due tipologie d’artista, il filologo e il virtuoso (qualità spesso ritenute in contrasto fra loro), l’impronta della tradizione russa è un “abito” cui tutti siamo visceralmente affezionati, anche quando ci rendiamo conto di quanto possa stare stretto… E allora, che cosa si aspetta il pubblico dell’Orchestra Rai, che anni fa ha applaudito Belkin proprio sul terreno del Concerto op. 35 di Cˇajkovskij: ancora il “caro virtuoso russo” o l’artista cosmopolita?
C’è da chiedersi se esista davvero questo abito, o se sia un cliché inventato dalla critica, che ha cavalcato la storia modellando su alcune sfumature e linee ricorrenti una sorta di mitopoietica dell’interpretazione. «Rigoroso nel controllo dell’intonazione e del fraseggio», «potente e delicato nei volumi», «agguerrito nelle dinamiche», «profondo nel lirismo e brillante nella varietà timbrica». In alcune di queste istantanee è stato catturato anche Belkin, nel bene e nel male, e anche lui è stato ritratto quale emblema dell’identità patria.
Ma non si è certo fermato lì. Belkin quel mondo lo conosce e lo sa tradurre nel migliore dei modi, ma da quelle tinte sa distaccarsi per parlare un linguaggio proprio e unico, attraverso le maglie del repertorio: Mozart, Bruch, Sibelius, Strauss, Paganini, Brahms. Già, come affronterà il Concerto op. 77 di Brahms, opera di cui spesso si sottolinea il tenue antagonismo tra solista e orchestra, e l’estremo equilibrio? Forse il maestro vorrà sconvolgere le nostre aspettative? (m.l.)

L’arcolaio d’oro
Dvorˇák e il mondo fantastico di Erben

L’arcolaio d’oro è il terzo poema sinfonico (dopo Lo spirito delle acque e La strega di mezzodì) che Dvorˇák completò nei primi mesi del 1896 – ma già tra gli appunti del 1893 (lo stesso anno della Sinfonia “Dal nuovo mondo”) si trova l’abbozzo di una composizione ispirata all’omonimo poema di Erben.
È significativo che in quel periodo Dvorˇák fosse attratto dal mondo fantastico di Erben, in modo tanto irresistibile da portarlo a scegliere quattro ballate tratte dall’Album di storie popolari come soggetto per i suoi futuri poemi sinfonici.
Nell’Arcolaio d’oro, più ancora che negli altri racconti, si respira un’atmosfera macabra, tipica delle fiabe morave: un re, uscito per la caccia, bussa a una casetta nel bosco per chiedere un bicchiere d’acqua e subito si innamora della fanciulla che gli apre, la bella Dornicˇka.
Tornato il giorno dopo, ordina alla matrigna di condurre la ragazza al castello. Dornicˇka in realtà verrà uccisa dalla matrigna e dalla sorellastra, che riuscirà a sposare il re con l’inganno. La verità però non tarda a emergere: un vecchio ritrova nella foresta il corpo mutilato di Dornicˇka e convince la sorellastra a scambiare le parti del corpo mancanti (mani, piedi e occhi) con tre parti di un arcolaio d’oro; una volta messo in funzione però l’oggetto rivela con il suo scricchiolio il crimine segreto. Il re allora parte alla ricerca del suo vero amore e nella foresta ritrova Dornicˇka, tornata in vita grazie all’intervento degli spiriti delle acque. (l.b.)





giovedì 29 novembre
turno rosso – ore 20.30
venerdì 30 novembre
turno blu – ore 21
Auditorium Rai
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Tomas Netopil
direttore
Boris Belkin violino
Musiche di Brahms, Weber, Dvorˇák